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Mai come in questo periodo si è parlato di debito pubblico , dei paesi debitori, della sua «sostenibilità» e dei suoi meccanismi fin nei dettagli più tecnici. Ma di una cosa si parla poco: dei creditori. Con chi gli italiani si sono, malgrado loro, indebitati?
Qualche mese fa una catena di scioperi «selvaggi» si impadroniva delle prime pagine dei giornali di mezza Europa. All’origine vi era la protesta di migliaia di operai inglesi contro l’arrivo nelle raffinerie di Lindsey (Regno Unito) di lavoratori stranieri, per la maggior parte italiani e portoghesi. Quella della febbre xenofoba, conseguenza della crisi economica, sarà somministrata alla quasi totalità dei cittadini europei come causa dell’accaduto.
Verità o menzogna?
Fin dalla sua nascita, l’economia ha cercato di intrattenere un’immagine di scienza asettica, indipendente dai rapporti sociali nell’ottica non dichiarata di rendere indiscutibile la distribuzione della ricchezza e l’organizzazione della società. I risultati di tale lavoro ideologico sembrano più che mai visibili oggi quando, di fronte a una crisi che dilaga di giorno in giorno, nessuno sembra in grado di offrire una proposta concreta di società alternativa.
Completamente dimenticati dai media, esistono alcuni studi che non sarebbero senza conseguenze se ampiamente divulgati. Fra questi ve n’è uno che mette in evidenza il sorprendente legame fra evasione fiscale e debito pubblico in Italia.
Autore di un libro che denuncia il «mercatismo» [4], il ministro dell’economia Giulio Tremonti non perde occasione di fare appello al debito pubblico per giustificare le magre risorse destinate alle politiche anticrisi: quello italiano resta infatti il debito pubblico più imponente fra i 27 paesi membri dell’Unione Europea. Ma da dove vengono i debiti degli italiani?
«Soltanto la crescita crea occupazione». Da anni martellata da tutti i mezzi di comunicazione l’idea è diventata una verità indiscutibile. A tal punto che risulta quasi difficile credere che gli ultimi cinquant’anni abbiano dimostrato proprio il contrario.
Fra il 1986 e il 2006 in Germania, i salari netti sono aumentati di... 5 Euro [7], mentre in Francia, incalzato sul potere d’acquisto delle retribuzioni dai giornalisti durante una conferenza stampa, Nicolas Sarkozy non ha potuto evitare di confessare la sua totale impotenza [8].
In Italia le cose non vanno certo diversamente...