Strict Standards: Only variables should be passed by reference in /homepages/43/d274028608/htdocs/config/ecran_securite.php on line 283
Le origini del debito pubblico italiano - [L'Umanista.info]

Sito di informazione e riflessione politica

Le origini del debito pubblico italiano

lunedì 8 dicembre 2008 di Redazione

Autore di un libro che denuncia il «mercatismo» [1], il ministro dell’economia Giulio Tremonti non perde occasione di fare appello al debito pubblico   per giustificare le magre risorse destinate alle politiche anticrisi: quello italiano resta infatti il debito pubblico   più imponente fra i 27 paesi membri dell’Unione Europea. Ma da dove vengono i debiti degli italiani?

Nel dicembre del 2002, Michele Salvati, padre del futuro Partito Democratico, scriveva su Repubblica: in seguito a “le grandi rivendicazioni operaie e studentesche, più in generale le turbolenze sociali, della fine degli anni ’60 e dell’inizio degli anni ’70 [...] inizia [...] una rincorsa inflazione-svalutazione di una intensità e di una durata che nessun altro Paese serio conosce, alla quale si aggiunge una serie ininterrotta di disavanzi di bilancio che rapidamente dà origine ad un debito pubblico   di dimensioni allarmanti [2]”.


Debito in percentuale del PIL

Fonte: Base informativa pubblica della Banca d’Italia

La spiegazione delle origini del debito pubblico   è ormai accettata e interiorizzata dall’opinione pubblica: in un paese poco «serio», «i ceti dirigenti pubblici» non riuscirono (o non vollero) «ricondurre rapidamente a ragione, nei limiti delle risorse disponibili» le spese sociali derivanti dalle contestazioni giovanili e operaie.
E’ quindi dimostrato il legame di causa-effetto fra l’aumento delle spese sociali (presentate in modo più o meno velato come irragionevoli rivendicazioni del ’68) e il debito pubblico  .
A supporto della teoria ovunque lo stesso (incontestabile) argomento: l’esplosione della spesa pubblica negli anni Settanta e Ottanta.

 Un'ingannevole evidenza


In Italia, il rapporto debito/Prodotto Interno Lordo   (PIL  ) si trova nel 1980 al 60%: la media dei paesi dell’Europa a 15 oscillerà attorno a questa cifra per tutto il ventennio successivo. Così non sarà per il nostro paese: gli anni Ottanta videro una progressione costante del debito fino a raggiungere nel 1994 il 121.5% del PIL  .
Allo stesso modo, gli anni Ottanta furono un decennio di grandi disavanzi: questi viaggiarono su una media del 10.7% del PIL   contro il 4% dei paesi dell’Europa a 15 e, incontestabilmente, la spesa pubblica passò dal 34% del PIL   nel 1970 al 55% del PIL nel 1985 [3].
E’ quindi vero che furono le spese e i conseguenti disavanzi di bilancio dello Stato a spingere il debito verso l’alto?

Un primo elemento che mina la fondatezza della tesi della «spesa sociale» è costituito proprio dall’analisi della spesa e dal confronto con gli altri paesi europei: secondo le cifre della Banca d’Italia [4], la spesa primaria, cioè al netto degli interessi sul debito pubblico  , fu... quasi sempre inferiore: eccezion fatta per il biennio 1989-1990 in cui l’Italia sopravanzò leggermente la media europea, la spesa primaria nostrana non fece altro che arrancare lontano dietro gli altri paesi: -16% nel 1980, -8% nel 1985 e ancora -4.8% nel 1993.


Spesa al netto degli interessi

Fonte: Base informativa pubblica della Banca d’Italia. Supplemento al bollettino statistico della Banca d’Italia per gli anni precedenti al 1995 (In particolare il bollettino n. 62/2001)

Contrariamente al modello dell’«esplosione incontrollata», l’andamento della spesa pubblica italiana sembra più un riallineamento sugli standard europei al fine di superare un’esiguità del tutto anomala fra i paesi più avanzati.
Tale comportamento trae origine dalla storia del nostro paese: contrariamente a ciò che avvenne in buona parte dei paesi occidentali dove dei sistemi di sicurezza e di previdenza sociale a carattere universale furono adottati nell’immediato dopoguerra [5], in Italia si dovette aspettare il 1970 per l’istituzione della previdenza sociale a carattere obbligatorio e addirittura il 1978 per l’istituzione del Sistema Sanitario Nazionale [6]: il diritto sancito dalla carta costituzionale degli italiani alla salute rimase sulla carta per ben 35 anni...
Ma se il ritardo rispetto agli altri paesi occidentali fu colmato dal lato della spesa, le cose andarono diversamente dal lato delle entrate. Mentre la maggior parte dei paesi avanzati introdussero una tassa commisurata alla somma di tutte le entrate del contribuente all’inizio del ’900, si dovette aspettare il 1974 affinché anche nel nostro ordinamento venisse introdotta l’IRPEF al seguito dei lavori della commissione Cosciani. Fin dall’inizio, tuttavia, apparve chiaramente chi fosse il nemico numero uno delle finanze dello stato italiano: se da un lato nel 1980 il 24% dei redditi imponibili da lavoro dipendente veniva evaso o eluso, questa cifra passava al... 60% per i redditi di impresa e da capitale! [7].
Lungi dal costituire un segreto, le ragioni dell’evasione fiscale   erano note a tutti: in seguito al mutamento della struttura delle imposte non fu infatti previsto nessun adeguamento dell’amministrazione tributaria, il che non poteva che condurre a ingenti difficoltà di riscossione del tributo [8].


Entrate in percentuale del PIL

Fonte: Base informativa pubblica della Banca d’Italia

Le finanze italiane si ritrovarono quindi a dover sopportare una spesa di gran lunga superiore alle entrate a causa di una tardiva quanto bislacca riforma fiscale che rese possibile un’evasione mostruosa (anche sulle imposte indirette come l’IVA, anch’essa introdotta dalla commissione Cosciani nel 1978) e che finì per gravare quasi esclusivamente sui redditi da lavoro e pensione: «l’Irpef non è certamente una imposta generale sul reddito, ma assume piuttosto le caratteristiche di un’imposta speciale su alcuni redditi, in particolare sui redditi da lavoro dipendente e da pensione». [9]


Imposte indirette in rapporto al PIL

Fonte: Base informativa pubblica della Banca d’Italia

Comunque, una volta constatati i fatti rimane da capire quali ne furono le cause politiche. In altri termini: come poté il mondo politico giustificare da un lato una tale situazione dissestata del bilancio dello Stato e dall’altro un’enorme evasione fiscale   per più di un decennio?

 Un solo nemico: la spesa sociale

[2Le radici del declino italiano, 27 dicembre 2002, La Repubblica

[3Dino Pesole, I debiti degli italiani, Editori Riuniti - 1996, pag. 29

[4Base informativa pubblica della Banca d’Italia, sezione Statistiche di finanza pubblica nei Paesi dell’Unione Europea

[5Nel 1945 nacque la Sécurité Sociale in Francia e nel 1946 il National Healcare System in Gran Bretagna

[6Si noti che i governi che si succedettero fra il 1945 e il 1958 non ritennero nemmeno necessaria l’istituzione del Ministero della Sanità...

[8Questa incongruenza fu una delle ragioni che spinsero Cesare Cosciani a dimettersi dall’omonima commissione prima della fine dei lavori

[9Disfunzioni ed iniquità dell’Irpef e possibili alternative: un’analisi del funzionamento dell’imposta sul reddito in Italia nel periodo 1977-83, Vincenzo Visco, 1984

[13Si, Ciampi ha ragione: le cose non vanno bene, 19 luglio 1984, La Repubblica

[14Il Presidente del Consiglio allarmato: ‘Deficit, un problema gigantesco’, 11 settembre 1985, La Repubblica

[15La Confindustria a Craxi: ‘Bisogna governare l’economia’, 11 luglio 1985, La Repubblica

[16Nuovo catasto e patrimoniale: queste le proposte comuniste, 31 ottobre 1984, La Repubblica

[17 Io, ministro del buonsenso , 8 settembre 1985, La Repubblica

[20Ecco la strategia del rigore, 5 settembre 1985, La Repubblica

[21Il Fondo non crede alla nostra austerità, 8 ottobre 1985, La Repubblica

[22La CEE critica il bilancio italiano, 7 luglio 1985, La Repubblica

[23Per esempio, le statistiche venivano ristrette al gruppo del G7 al fine di escludere i paesi nordici che mostravano pressioni fiscali attorno al 50%. Da notare che, nemmeno in questo modo, l’Italia non figurò mai al primo posto.

[24Cinque mesi, 600 votazioni: adesso la finanziaria c’è, 27 febbraio 1986, La Repubblica

[26Incalzato dagli alleati, Craxi risponde in Senato, 31 luglio 1985, La Repubblica

[28Dopo Torino, 5 dicembre 1985, La Repubblica

[29La finanziaria è solo l’inizio: per risanare ci vogliono tasse, 4 ottobre 1985, La Repubblica

[30Goria esclude ancora la tassazione dei BOT, 19 ottobre 1984, La Repubblica

[32A titolo di esempio, nello stesso anno il 38% del debito pubblico francese era finanziato con titoli
indicizzati o a breve termine. La vita media del debito era di 6 anni.

[33Un governo più forte e la speculazione finirà, 3 aprile 1993, La Repubblica

[34Agnelli e Abete: due settimane di tempo per evitare il disastro, 9 settembre 1992, La Repubblica

[35Cioè lo stesso aumento registrato fra il 1981 e il 1991. Da notare che gli stessi tre anni si conclusero con
un avanzo primario, dimostrando ancora una volta, che non era certo la spesa a far crescere il debito.

[36Tax cuts = smaller government, 20 gennaio 2003, The Wall Street Journal Europe


forum

Principale | Contatti | Mappa del sito | | Statistiche del sito | Visitatori : 57527 / 272643

Monitorare l'attività del sito it  Monitorare l'attività del sito Sommario  Monitorare l'attività del sito Debito pubblico   ?

Sito realizzato con SPIP 3.0.5 + AHUNTSIC

Creative Commons License