Strict Standards: Only variables should be passed by reference in /homepages/43/d274028608/htdocs/config/ecran_securite.php on line 283
L'Umanista.info http://www.umanista.info/ Sito di informazione e riflessione politica it SPIP - www.spip.net Chi possiede il debito pubblico italiano? http://www.umanista.info/spip.php?article37 http://www.umanista.info/spip.php?article37 2011-10-29T13:41:52Z text/html it Redazione <p>Mai come in questo periodo si è parlato di debito pubblico, dei paesi debitori, della sua «sostenibilità» e dei suoi meccanismi fin nei dettagli più tecnici. Ma di una cosa si parla poco: dei creditori. Con chi gli italiani si sono, malgrado loro, indebitati?<br class='autobr' /> Con buona dose di quel buon senso un po' ipocrita di cui fa uso nei suoi discorsi, il Presidente Napolitano ammoniva il settembre scorso a proposito del debito pubblico: «Guai a non farcene carico : non possiamo lasciare sulle spalle delle (...)</p> - <a href="http://www.umanista.info/spip.php?rubrique4" rel="directory">Debito pubblico</a> <div class='rss_chapo'><p><strong>Mai come in questo periodo si è parlato di <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot6' name='mot6_0' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>debito pubblico</span><span class="gl_js" title="Debito pubblico"> </span><span class="gl_jst" title="E' l'insieme dei debiti nominali delle amministrazioni pubbliche in essere alla fine di ogni anno. La definizione ufficiale dell'Unione Europea si può trovare a questo <a href="http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexplus!prod!CELEXnumdoc&numdoc=31993R3605&lg=it" class="spip_out" rel="external">indirizzo</a>"> </span></a>, dei paesi debitori, della sua «sostenibilità» e dei suoi meccanismi fin nei dettagli più tecnici. Ma di una cosa si parla poco: dei creditori. Con chi gli italiani si sono, malgrado loro, indebitati?</strong></p></div> <div class='rss_texte'><p>Con buona dose di quel buon senso un po' ipocrita di cui fa uso nei suoi discorsi, il Presidente Napolitano ammoniva il settembre scorso a proposito del <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot6' name='mot6_0' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>debito pubblico</span><span class="gl_js" title="Debito pubblico"> </span><span class="gl_jst" title="E' l'insieme dei debiti nominali delle amministrazioni pubbliche in essere alla fine di ogni anno. La definizione ufficiale dell'Unione Europea si può trovare a questo <a href="http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexplus!prod!CELEXnumdoc&numdoc=31993R3605&lg=it" class="spip_out" rel="external">indirizzo</a>"> </span></a>: «Guai a non farcene carico : non possiamo lasciare sulle spalle delle generazioni più giovani quella montagna di debito»<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb1' class='spip_note' rel='footnote' title='Intervento del Presidente Napolitano alla cerimonia di apertura dell'anno (...)' id='nh1'>1</a>]</span>.</p> <p>La tecnica è ormai ben rodata (si legga <a href="http://www.umanista.info/spip.php?article1" class='spip_in'>Le origini del debito pubblico italiano</a>): abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi, e, secondo le parole del Senatore Bossi «il Paese ha speso più di quanto poteva e un bel giorno la realtà ha preso il treno ed è venuta a trovarci»<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb2' class='spip_note' rel='footnote' title='Bossi: dobbiamo seguire la Ue, 9 agosto 2011, Il Corriere della (...)' id='nh2'>2</a>]</span>.</p> <p>Come spesso accade la «realtà» è ben diversa e qualcuno, come Eurostat, ha pure provato ad andare a cercarla.</p> <p>Non sono le generazioni future che pagheranno il <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot6' name='mot6_1' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>debito pubblico</span><span class="gl_js" title="Debito pubblico"> </span><span class="gl_jst" title="E' l'insieme dei debiti nominali delle amministrazioni pubbliche in essere alla fine di ogni anno. La definizione ufficiale dell'Unione Europea si può trovare a questo <a href="http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexplus!prod!CELEXnumdoc&numdoc=31993R3605&lg=it" class="spip_out" rel="external">indirizzo</a>"> </span></a> ma siamo tutti noi contemporanei. Al di fuori di ogni retorica, si tratta di un vero e proprio trasferimento dai contribuenti agli istituti finanziari<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb3' class='spip_note' rel='footnote' title='Structure of Government Debt in Europe in 2009, Eurostat' id='nh3'>3</a>]</span>.</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/gif/Debt_s_holders_2009_2.GIF" type="image/jpeg"><br class='autobr' /> <img src="http://www.umanista.info/IMG/distant/gif/Debt_s_holded0cc.gif" alt="le titre à afficher dans la thickbox" width='500' height='315' style='' /><br class='autobr' /> </a></p> <p class="spip"><i>Fonte:</i> Eurostat.</p> <p>L'85% del <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot6' name='mot6_2' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>debito pubblico</span><span class="gl_js" title="Debito pubblico"> </span><span class="gl_jst" title="E' l'insieme dei debiti nominali delle amministrazioni pubbliche in essere alla fine di ogni anno. La definizione ufficiale dell'Unione Europea si può trovare a questo <a href="http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexplus!prod!CELEXnumdoc&numdoc=31993R3605&lg=it" class="spip_out" rel="external">indirizzo</a>"> </span></a> italiano è detenuto da istituti finanziari italiani o da altri possessori esteri, di cui possiamo azzardare senza troppi rischi la natura finanziaria. Nel rimanente 15% detenuto da residenti in Italia, il documento citato comprende sia le imprese che le famiglie, il che significa che la parte di <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot6' name='mot6_3' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>debito pubblico</span><span class="gl_js" title="Debito pubblico"> </span><span class="gl_jst" title="E' l'insieme dei debiti nominali delle amministrazioni pubbliche in essere alla fine di ogni anno. La definizione ufficiale dell'Unione Europea si può trovare a questo <a href="http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexplus!prod!CELEXnumdoc&numdoc=31993R3605&lg=it" class="spip_out" rel="external">indirizzo</a>"> </span></a> nelle mani delle famiglie italiane tende ormai a essere insignificante.</p> <p>Tutto ciò a riprova ancora una volta del fatto che il <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot6' name='mot6_4' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>debito pubblico</span><span class="gl_js" title="Debito pubblico"> </span><span class="gl_jst" title="E' l'insieme dei debiti nominali delle amministrazioni pubbliche in essere alla fine di ogni anno. La definizione ufficiale dell'Unione Europea si può trovare a questo <a href="http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexplus!prod!CELEXnumdoc&numdoc=31993R3605&lg=it" class="spip_out" rel="external">indirizzo</a>"> </span></a>, attraverso il meccanismo degli interessi, è uno strumento di redistribuzione inversa dai contribuenti agli istituti finanziari (banche, assicurazioni, fondi di investimento) e, in ultima analisi, ai detentori di capitali.</p> <p>La richiesta da parte dei dirigenti europei di innalzare l'età pensionabile a 67 anni, o di generalizzare il precariato per rimborsarlo non è altro che l'ennesima testimonianza della totale subordinazione delle strutture democratiche europee ai detentori di capitali, i cosiddetti «mercati».</p></div> <hr /> <div class='rss_notes'><div id='nb1'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh1' class='spip_note' title='Note 1' rev='footnote'>1</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Intervento del Presidente Napolitano alla cerimonia di apertura dell'anno scolastico 2011-2012, 23 settembre 2011, <a href="http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Discorso&key=2270" class='spip_out' rel='external'><i>Presidenza della Repubblica</i></a></p> </div><div id='nb2'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh2' class='spip_note' title='Note 2' rev='footnote'>2</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span> Bossi: dobbiamo seguire la Ue, 9 agosto 2011, <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/agosto/09/Bossi_dobbiamo_seguire_Ue_co_8_110809034.shtml" class='spip_out' rel='external'><i>Il Corriere della Sera</i></a></p> </div><div id='nb3'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh3' class='spip_note' title='Note 3' rev='footnote'>3</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Structure of Government Debt in Europe in 2009, <a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_OFFPUB/KS-SF-11-003/EN/KS-SF-11-003-EN.PDF" class='spip_out' rel='external'><i>Eurostat</i></a></p> </div></div> Francesco Giavazzi http://www.umanista.info/spip.php?article36 http://www.umanista.info/spip.php?article36 2010-05-04T20:38:09Z text/html it Redazione <p>Estratto da Il Corriere del 16 Marzo 2007<br class='autobr' /> [...]<br class='autobr' /> Tra il 1995 e il 2006, Europa e Stati Uniti, nonostante la retorica della «nuova economia» americana e del declino europeo, hanno creato lo stesso numero di posti di lavoro: 18 milioni ciascuno. In Europa quasi metà di questi nuovi posti (oltre 7 milioni su 18) è stato creato in Spagna, un numero tre volte maggiore dei posti creati in Italia.<br class='autobr' /> [...]<br class='autobr' /> La maggior parte dei nuovi posti di lavoro creati in Spagna sono contratti a tempo determinato, (...)</p> - <a href="http://www.umanista.info/spip.php?rubrique3" rel="directory">Lavoro</a> <div class='rss_texte'><p>Estratto da <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2007/marzo/16/COME_CREANO_POSTI_LAVORO_co_9_070316096.shtml" class='spip_out' rel='external'><i>Il Corriere</i></a> del 16 Marzo 2007</p> <p>[...]</p> <p>Tra il 1995 e il 2006, Europa e Stati Uniti, nonostante la retorica della «nuova economia» americana e del declino europeo, hanno creato lo stesso numero di posti di lavoro: 18 milioni ciascuno. In Europa quasi metà di questi nuovi posti (oltre 7 milioni su 18) è stato creato in Spagna, un numero tre volte maggiore dei posti creati in Italia.</p> <p>[...]</p> <p>La maggior parte dei nuovi posti di lavoro creati in Spagna sono contratti a tempo determinato, che ormai rappresentano il 30 per cento di tutti i posti.</p> <p>[...]</p> <p> Un posto stabile è senza dubbio meglio di uno a tempo determinato e l' insicurezza dei lavori precari è certamente all'origine di molti guai delle nostre società, ad esempio il fatto che i giovani attendono a lungo prima di formare una famiglia e non nascono più bambini. <br class='autobr' /> Ma la soluzione non può essere l' eliminazione dei lavori a tempo determinato. Non può esserlo perché l' alternativa a un lavoro precario è nessun lavoro, non un lavoro stabile.</p> <p>...</p> <p><a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2010/04/30/visualizza_new.html_1787475653.html" class='spip_out' rel='external'>Spagna, disoccupazione oltre il 20%</a>, 30 Aprile 2010</p> <p>(ANSA) - MADRID, 30 APR - A fine marzo la disoccupazione in Spagna ha superato la soglia del 20% attestandosi al 20,05%, ai massimi dal 1997. La crisi economica e lo scoppio della bolla immobiliare hanno fatto passare la percentuale delle persone senza lavoro sulla popolazione attiva spagnola dal 9,6% di marzo 2008 al 20,05% dello scorso marzo. La Spagna chiude cosi' il primo trimestre del 2010 con 4.612.700 persone disoccupate.</p> <p>Quasi 1,3 milioni le famiglie con tutti i membri disoccupati.</p></div> Lavorare nuoce alla salute http://www.umanista.info/spip.php?article34 http://www.umanista.info/spip.php?article34 2009-10-08T21:05:56Z text/html it Redazione <p>L'Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro ha commissionato un sondaggio condotto nei 27 Paesi membri sulla percezione da parte dei cittadini europei della sicurezza sul lavoro.<br class='autobr' /> Se da un lato i risultati non stupiscono per quanto riguarda il nostro Paese (l'87% degli italiani considera che la cattiva salute sia almeno in parte causata dal lavoro), dall'altro confermano che non si tratta certo di un fenomeno circoscritto a un solo paese: in media 75 europei su cento concordano (...)</p> - <a href="http://www.umanista.info/spip.php?rubrique3" rel="directory">Lavoro</a> <div class='rss_texte'><p>L'Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb1' class='spip_note' rel='footnote' title='Agenzia europea diretta da rappresentanti di governo, dei lavoratori e (...)' id='nh1'>1</a>]</span> ha commissionato un <a href="http://osha.europa.eu/en/statistics/eu-poll/slides/Package_Italy.pdf" class='spip_out' rel='external'>sondaggio</a> condotto nei 27 Paesi membri sulla percezione da parte dei cittadini europei della sicurezza sul lavoro.</p> <p>Se da un lato i risultati non stupiscono per quanto riguarda il nostro Paese (l'87% degli italiani considera che la cattiva salute sia almeno in parte causata dal lavoro), dall'altro confermano che non si tratta certo di un fenomeno circoscritto a un solo paese: in media 75 europei su cento concordano nel considerare che il lavoro incide negativamente sulla loro salute.</p> <p>Ma ancora più sorprendenti sono le risposte alla domanda: «Se lei dovesse decidere di accettare un nuovo lavoro, quali sono, tra le seguenti, le due opzioni che influenzerebbero di più la sua decisione?»: non è infatti né lo stipendio né la salute o la sicurezza ciò che più preoccupa gli italiani, ma la certezza del lavoro<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb2' class='spip_note' rel='footnote' title='Così come il 53% degli intervistati nel Regno Unito, «paese della (...)' id='nh2'>2</a>]</span>.</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/jpg/Italia.jpg" type="image/jpeg"><br class='autobr' /> <img src="http://www.umanista.info/IMG/distant/jpg/Italiajpg-3e3eec.jpg" alt="Vedi il isultato del sondaggio" width='500' height='386' style='' /></a></p> <p>Se l'opposizione decidesse di combattere Berlusconi sul terreno della precarietà del lavoro lasciandogli quello del pettegolezzo avrebbe il sostegno del 66% degli italiani...</p></div> <hr /> <div class='rss_notes'><div id='nb1'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh1' class='spip_note' title='Note 1' rev='footnote'>1</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Agenzia europea diretta da rappresentanti di governo, dei lavoratori e degli imprenditori dei 27 paesi membri oltre a rappresentanti della Commissione Europea</p> </div><div id='nb2'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh2' class='spip_note' title='Note 2' rev='footnote'>2</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Così come il 53% degli intervistati nel Regno Unito, «paese della flessibilità»</p> </div></div> Intossicazione mediatica http://www.umanista.info/spip.php?article33 http://www.umanista.info/spip.php?article33 2009-07-14T15:15:19Z text/html it Redazione <p>Qualche mese fa una catena di scioperi «selvaggi» si impadroniva delle prime pagine dei giornali di mezza Europa. All'origine vi era la protesta di migliaia di operai inglesi contro l'arrivo nelle raffinerie di Lindsey (Regno Unito) di lavoratori stranieri, per la maggior parte italiani e portoghesi. Quella della febbre xenofoba, conseguenza della crisi economica, sarà somministrata alla quasi totalità dei cittadini europei come causa dell'accaduto.<br class='autobr' /> Verità o menzogna?<br class='autobr' /> Seicentoquarantasette. (...)</p> - <a href="http://www.umanista.info/spip.php?rubrique3" rel="directory">Lavoro</a> <div class='rss_chapo'><p>Qualche mese fa una catena di scioperi «selvaggi» si impadroniva delle prime pagine dei giornali di mezza Europa. All'origine vi era la protesta di migliaia di operai inglesi contro l'arrivo nelle raffinerie di Lindsey (Regno Unito) di lavoratori stranieri, per la maggior parte italiani e portoghesi. Quella della febbre xenofoba, conseguenza della crisi economica, sarà somministrata alla quasi totalità dei cittadini europei come causa dell'accaduto.</p> <p>Verità o menzogna?</p></div> <div class='rss_texte'><div class="cs_sommaire cs_sommaire_avec_fond" id="outil_sommaire"> <div class="cs_sommaire_inner"> <div class="cs_sommaire_titre_avec_fond"> Sommario </div> <div class="cs_sommaire_corps"> <ul> <li><a title="Silenzio radio in Italia" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire_0">Silenzio radio in Italia</a></li> <li><a title="«Informazione» al servizio dei partiti" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire_1">«Informazione» al servizio dei partiti</a></li> <li><a title="Un caso emblematico per la sinistra italiana" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire_2">Un caso emblematico per la sinistra italiana</a></li> </ul> </div> </div> </div><p>Seicentoquarantasette.<br class='autobr' /> Tante sono le lettere di licenziamento che i responsabili dell'impresa francese Total hanno imbucato la mattina del 18 giugno scorso. I destinatari, tutti operai inglesi impiegati nelle raffinerie site a Lindsey, scioperavano per solidarietà verso altri 51 operai a loro volta dichiarati... superflui<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb1' class='spip_note' rel='footnote' title='Hundreds walk out in support of sacked oil refinery workers, 19 Giugno (...)' id='nh1'>1</a>]</span>.</p> <p>Ma per una volta non saranno i lavoratori a dover fare buon viso a cattiva sorte. Altrettante infatti sono state le riassunzioni con le quali Total ha dovuto reintegrare tutti i lavoratori licenziati in seguito all'accordo ottenuto dagli scioperanti dopo una schiacciante vittoria sindacale<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb2' class='spip_note' rel='footnote' title='Vote ends refinery jobs dispute, 29 Giugno 2009, BBC News' id='nh2'>2</a>]</span>.</p> <p>Lungi dall'essere un evento isolato, la vicenda fa seguito all'ondata di scioperi che lo scorso febbraio è dilagata dalle raffinerie di Lindsey verso decine di altri impianti energetici inglesi. All'origine, l'arrivo di operai italiani e portoghesi reclutati dall'impresa italiana IREM, vincitrice dell'appalto per i lavori di desolforazione bandito dalla francese Total, proprietaria degli impianti.</p> <h3 class="spip" id="outil_sommaire_0"><a title="Sommario" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire" class="sommaire_ancre"> </a><img src='http://www.umanista.info/local/cache-vignettes/L193xH25/b7e2845d5e326c320d2823419b258b68-ca029.png' width='193' height='25' style='' alt='Silenzio radio in Italia' /></h3><hr class="spip" /> <p>Il silenzio della stampa italiana sugli ultimi risvolti della vicenda contrasta con la rilevanza data agli eventi di febbraio: di fronte a operai che scandivano in corteo «lavoro inglese ai lavoratori inglesi», slogan elettorale del primo ministro Gordon Brown passato del tutto inosservato a suo tempo, la stampa europea e in particolare italiana denunciava con toni millenaristici l'avvento del secolo della xenofobia: in preda al panico conseguenza della crisi economica, ci veniva detto, il popolo stava dando libero sfogo ai suoi istinti più bassi, primo fra tutti la paura dello straniero.</p> <h3 class="spip" id="outil_sommaire_1"><a title="Sommario" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire" class="sommaire_ancre"> </a><img src='http://www.umanista.info/local/cache-vignettes/L331xH25/b2b009cf52725632b5656716bd9a1401-ae893.png' width='331' height='25' style='' alt='«Informazione» al servizio dei partiti' /></h3><hr class="spip" /> <p>Pensando di dare una mano a un Partito Democratico incapace di arginare l'ascesa leghista, La Repubblica commentava fuor di metafora: «Brutti, sporchi e cattivi [...] Gli inglesi ci vedono di nuovo così»<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb3' class='spip_note' rel='footnote' title='Via gli operai italiani ci rubano il lavoro è rivolta in Inghilterra, 31 (...)' id='nh3'>3</a>]</span>. Dal canto suo, il Presidente Napolitano, che non perde occasione di ricordare con quanta convinzione si sia sbarazzato delle preoccupazioni della classe operaia, non esitava a qualificare di «inaccettabili» gli scioperi inglesi<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb4' class='spip_note' rel='footnote' title='Napolitano: Inammissibile lo sciopero inglese, 4 febbraio 2009, La (...)' id='nh4'>4</a>]</span>: «dobbiamo fermare il culto della violenza [...] nei confronti dei lavoratori immigrati». L'amalgama fra scioperi inglesi e recenti violenze xenofobe italiane non era difficile da scorgere.</p> <p>Ma se tali dichiarazioni non sorprendono da parte di chi ha fatto della conversione alle tesi liberiste il perno della propria carriera politica, tutt'altro si può dire riguardo a esponenti di spicco della sinistra radicale. Per Fausto Bertinotti, infatti, non si trattava d'altro che di un'esecrabile «guerra fra poveri [...] che produce barbarie»<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb5' class='spip_note' rel='footnote' title='L'Europa condanna gli scioperi anti migranti, 4 Febbraio 2009, (...)' id='nh5'>5</a>]</span>.</p> <p>Eppure gli elementi per inserire l'accaduto in una prospettiva più degna di una sinistra capace di decifrare i conflitti sociali non mancavano: a partire dai cartelli «Lavoratori di tutto il mondo, uniamoci!» sorti durante i cortei fino alle centinaia di lavoratori polacchi che si sono uniti spontaneamente alla protesta dei colleghi inglesi<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb6' class='spip_note' rel='footnote' title='Even in a slump, strikes and occupations can get results, 24 giugno 2009, (...)' id='nh6'>6</a>]</span>: non potendo sempre inquadrarla nella tesi xenofoba, i media hanno scelto più semplicemente di tacere una parte della realtà.</p> <p>Chi infatti ha degnato quest'ultima di un'analisi più documentata<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb7' class='spip_note' rel='footnote' title='Oltre all'articolo di Seumas Milne precedentemente citato, si legga ciò che (...)' id='nh7'>7</a>]</span> non ha tardato a rendersi conto di una situazione completamente diversa: il ricorso a mano d'opera straniera per aggirare gli accordi sindacali<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb8' class='spip_note' rel='footnote' title='In particolare lavoratori spagnoli e portoghesi hanno sostituito lavoratori (...)' id='nh8'>8</a>]</span>, la (involontaria) pressione sui salari di lavoratori sottopagati in nome della sacrosanta concorrenza e lavoratori inglesi che si avventurano in uno sciopero illegale<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb9' class='spip_note' rel='footnote' title='Gli scioperi di solidarietà sono considerati come un delitto dalla (...)' id='nh9'>9</a>]</span> per difendere le retribuzioni di tutti. Insomma, nessuna traccia di xenofobia, se non inventata di sana pianta dai mezzi di comunicazione<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb10' class='spip_note' rel='footnote' title='La rispettabile televisione inglese BBC ha mostrato un operaio che (...)' id='nh10'>10</a>]</span>.</p> <h3 class="spip" id="outil_sommaire_2"><a title="Sommario" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire" class="sommaire_ancre"> </a><img src='http://www.umanista.info/local/cache-vignettes/L398xH25/06936ec38800f988461cb48b761096f3-7f8ec.png' width='398' height='25' style='' alt='Un caso emblematico per la sinistra italiana' /></h3><hr class="spip" /> <p>La vicenda inglese è emblematica della situazione di stallo in cui si trova la sinistra italiana caratterizzata da un lato dalla rinuncia della sua componente moderata (Partito Democratico) all'idea che vi sia conflitto di interessi fra mondo del lavoro e mondo dell'impresa e dall'altro dall'incapacità di quella radicale (Rifondazione Comunista) di dare una lettura di tali conflitti socialmente e politicamente accettabile.</p> <p>In particolare, il comportamento ambiguo della sinistra radicale che condanna coloro che vuole rappresentare sulla base di un'analisi totalmente sbagliata, finisce per lasciare senza rappresentanza politica un'ampia fetta di elettori spingendoli in questo modo a condividere la xenofobia di destra, unica espressione politica possibile del loro malessere.</p> <p>In modo analogo, questo episodio mette in luce quanto sia illusorio pensare che un'eventuale rinascita della sinistra in Italia possa passare dalla creazione di un nuovo partito. In realtà il primo problema da affrontare è quello della formazione del consenso dei cittadini-elettori in una società in cui i mezzi di informazione rimangono capaci di filtrare la realtà in modo tale da trarre in inganno persino le élite.</p></div> <hr /> <div class='rss_notes'><div id='nb1'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh1' class='spip_note' title='Note 1' rev='footnote'>1</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span> <a href="http://www.guardian.co.uk/business/2009/jun/19/oil-refinery-construction-workers-dispute" class='spip_out' rel='external'>Hundreds walk out in support of sacked oil refinery workers</a>, 19 Giugno 2009, <i>The Guardian</i></p> </div><div id='nb2'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh2' class='spip_note' title='Note 2' rev='footnote'>2</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span> <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/uk_news/8123545.stm" class='spip_out' rel='external'>Vote ends refinery jobs dispute</a>, 29 Giugno 2009, <i>BBC News</i></p> </div><div id='nb3'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh3' class='spip_note' title='Note 3' rev='footnote'>3</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span> <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/01/31/via-gli-operai-italiani-ci-rubano-il.html" class='spip_out' rel='external'>Via gli operai italiani ci rubano il lavoro è rivolta in Inghilterra</a>, 31 gennaio 2009, <i>La Repubblica</i></p> </div><div id='nb4'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh4' class='spip_note' title='Note 4' rev='footnote'>4</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span> <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/02/04/napolitano-inammissibile-lo-sciopero-inglese.html" class='spip_out' rel='external'>Napolitano: Inammissibile lo sciopero inglese</a>, 4 febbraio 2009, <i>La Repubblica</i></p> </div><div id='nb5'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh5' class='spip_note' title='Note 5' rev='footnote'>5</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span> <a href="http://www.liberazione.it/giornale_articolo_ricerca.php?id_articolo=434784" class='spip_out' rel='external'>L'Europa condanna<br class='autobr' /> gli scioperi anti migranti</a>, 4 Febbraio 2009, <i>Liberazione</i></p> </div><div id='nb6'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh6' class='spip_note' title='Note 6' rev='footnote'>6</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span> <a href="http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2009/jun/24/strike-action-recession" class='spip_out' rel='external'>Even in a slump, strikes and occupations can get results</a>, 24 giugno 2009, <i>The Guardian</i></p> </div><div id='nb7'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh7' class='spip_note' title='Note 7' rev='footnote'>7</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Oltre all'articolo di Seumas Milne precedentemente citato, si legga ciò che lo stesso giornalista di The Guardian ha scritto sul mensile Le Monde Diplomatique di giugno</p> </div><div id='nb8'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh8' class='spip_note' title='Note 8' rev='footnote'>8</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>In particolare lavoratori spagnoli e portoghesi hanno sostituito lavoratori locali durante i lavori di costruzione di alcune centrali elettriche nel Kent. Ovviamente per salari più bassi.</p> </div><div id='nb9'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh9' class='spip_note' title='Note 9' rev='footnote'>9</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Gli scioperi di solidarietà sono considerati come un delitto dalla legislazione inglese</p> </div><div id='nb10'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh10' class='spip_note' title='Note 10' rev='footnote'>10</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>La rispettabile televisione inglese BBC ha mostrato un operaio che dichiarava a proposito dei lavoratori stranieri «Non possiamo lavorare di fianco a loro» tagliando la seconda parte della frase: «a causa della segregazione che ci divide» per alimentare la visione xenofoba degli scioperanti</p> </div></div> Un altro mondo è possibile? http://www.umanista.info/spip.php?article6 http://www.umanista.info/spip.php?article6 2009-03-17T21:45:33Z text/html it Redazione <p>Fin dalla sua nascita, l'economia ha cercato di intrattenere un'immagine di scienza asettica, indipendente dai rapporti sociali nell'ottica non dichiarata di rendere indiscutibile la distribuzione della ricchezza e l'organizzazione della società. I risultati di tale lavoro ideologico sembrano più che mai visibili oggi quando, di fronte a una crisi che dilaga di giorno in giorno, nessuno sembra in grado di offrire una proposta concreta di società alternativa.<br class='autobr' /> Per i primi studiosi che tentarono di (...)</p> - <a href="http://www.umanista.info/spip.php?rubrique5" rel="directory">Editoriali</a> <div class='rss_chapo'><p>Fin dalla sua nascita, l'economia ha cercato di intrattenere un'immagine di scienza asettica, indipendente dai rapporti sociali nell'ottica non dichiarata di rendere indiscutibile la distribuzione della ricchezza e l'organizzazione della società. I risultati di tale lavoro ideologico sembrano più che mai visibili oggi quando, di fronte a una crisi che dilaga di giorno in giorno, nessuno sembra in grado di offrire una proposta concreta di società alternativa.</p></div> <div class='rss_texte'><div class="cs_sommaire cs_sommaire_avec_fond" id="outil_sommaire"> <div class="cs_sommaire_inner"> <div class="cs_sommaire_titre_avec_fond"> Sommario </div> <div class="cs_sommaire_corps"> <ul> <li><a title="Marx e la rivoluzione inevitabile" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire_0">Marx e la rivoluzione inevitabile</a></li> <li><a title="Ritorno al passato" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire_1">Ritorno al passato</a></li> <li><a title="L'ultimo dei critici: Keynes" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire_2">L'ultimo dei critici: Keynes</a></li> <li><a title="Controrivoluzione" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire_3">Controrivoluzione</a></li> <li><a title="E oggi?" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire_4">E oggi?</a></li> </ul> </div> </div> </div><p>Per i primi studiosi che tentarono di fare dell'economia una scienza - gli economisti classici - il mondo si divideva in tre categorie: coloro che disponevano di un capitale, i capitalisti, coloro che possedevano la terra, i proprietari terrieri e coloro che non disponevano ne dell'uno ne dell'altra, i lavoratori. I rapporti fra queste tre classi si reggevano su un insieme di «leggi naturali» oggetto di studio dell'economia. Fra questi si trovava il principio della mano invisibile, enunciato da Adam Smith (1723-1790): il produttore guidato dall'interesse personale e «condotto da una mano invisibile finisce per perseguire uno scopo che non è per nulla nelle sue intenzioni»<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb1' class='spip_note' rel='footnote' title='An Inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations, Adam Smith, (...)' id='nh1'>1</a>]</span>.</p> <p>La magia del meccanismo della mano invisibile non portava comunque gli economisti classici a conclusioni troppo ottimiste riguardo alle sorti del capitalismo. Per David Ricardo (1772-1823) la crescita della produzione avrebbe dovuto fare i conti con la limitatezza della natura, causa ineluttabile di una aumento dei costi di produzione che avrebbe annullato i profitti. La società che ne sarebbe scaturita sarebbe stata caratterizzata da duri conflitti per la spartizione della ricchezza.</p> <p>Per Ricardo un altro mondo era possibile, ma non per questo auspicabile...</p> <h3 class="spip" id="outil_sommaire_0"><a title="Sommario" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire" class="sommaire_ancre"> </a><img src='http://www.umanista.info/local/cache-vignettes/L289xH25/e4a37d844ba5748e02c825ab47bd9310-8350c.png' width='289' height='25' style='' alt='Marx e la rivoluzione inevitabile' /></h3> <p>Elemento essenziale della sua teoria, Marx (1818-1883) non credeva che l'economia si reggesse su leggi universali, ma semplicemente su delle regole valide e verificabili in un dato periodo storico. Per Marx le «leggi» degli economisti classici altro non erano che il frutto dell'evoluzione storica e dei rapporti di forza fra le classi.</p> <p>Agendo con assoluta cognizione di causa, Marx dimostrò quanto l'economia fosse frutto di scelte umane e, quindi, modificabili. Per Marx, non solo un altro mondo era possibile, ma addirittura inevitabile: «la borghesia non ha soltanto fabbricato le armi che devono darle la morte; essa produsse pure gli uomini che devono manipolarle – gli operai moderni, i Proletarii.»<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb2' class='spip_note' rel='footnote' title='Manifesto Comunista, Karl Marx e Friedrich Engels, Londra - (...)' id='nh2'>2</a>]</span>.</p> <h3 class="spip" id="outil_sommaire_1"><a title="Sommario" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire" class="sommaire_ancre"> </a><img src='http://www.umanista.info/local/cache-vignettes/L164xH25/6a3e72fcda16286d5f154d8f7c716c54-83186.png' width='164' height='25' style='' alt='Ritorno al passato' /></h3> <p>Ma mentre con Marx l'irrefutabilità dell'economia e con essa dei rapporti sociali sembravano essere rimessi in discussione, la nuova ondata di economisti, i marginalisti, preparava un ritorno al passato per altra via. Sebbene alcuni di essi furono critici nei confronti del capitalismo - Alfred Marshall (1842-1924) si disse addirittura d'accordo con alcuni principi del socialismo - i marginalisti effettuarono una vera e propria rivoluzione copernicana: l'economia abbandonò il punto di vista più o meno neutro che l'aveva caratterizzata e si trasformò in una specie di guida dell'imprenditore e del consumatore.</p> <p>I concetti cardine divennero la massimizzazione del profitto per il primo e dell'utilità per il secondo. Le classi sociali scomparvero lasciando il posto ai «fattori produttivi»: si cominciò a parlare di remunerazione del lavoro per indicare le retribuzioni, di remunerazione del capitale per indicare i profitti e perfino la terra ebbe diritto a una remunerazione. Ma capitalisti, lavoratori e proprietari scomparvero dalla scena.</p> <p>Il processo di disumanizzazione della scienza economica arrivò a compimento con l'idea di mercato: nessuno ne controlla il prezzo d'equilibrio, sia esso mercato della frutta o del «fattore lavoro», che invece risulta fissato dall'incontro fra due entità superiori e astratte: la domanda e l'offerta.</p> <p>Ancora un passo avanti nella logica delle leggi immutabili.</p> <h3 class="spip" id="outil_sommaire_2"><a title="Sommario" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire" class="sommaire_ancre"> </a><img src='http://www.umanista.info/local/cache-vignettes/L234xH25/904a00b454db5267643550e417a2c183-a69b6.png' width='234' height='25' style='' alt='L'ultimo dei critici: Keynes' /></h3> <p>Nel 1929 tuttavia la realtà mise a dura prova i teorici dell'unica via possibile. E sotto le luci della ribalta si ritrovò ancora una volta un economista ostile alla presunta ineluttabilità delle leggi economiche.</p> <p>A detta di John Maynard Keynes (1883-1946), che come Marx non ebbe alcun diploma di economia, quest'ultima doveva trovar posto sul sedile posteriore di un'automobile guidata dalla politica e dall'etica. La società governata dal solo mercato non avrebbe mai raggiunto un equilibrio soddisfacente e solo l'intervento dello Stato aveva qualche speranza di far sopravvivere il capitalismo.</p> <h3 class="spip" id="outil_sommaire_3"><a title="Sommario" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire" class="sommaire_ancre"> </a><img src='http://www.umanista.info/local/cache-vignettes/L158xH25/6a18f2b78f06ead19e60b457e1e5f0fa-42089.png' width='158' height='25' style='' alt='Controrivoluzione' /></h3> <p>Ma ad azione corrisponde reazione: la corrente marginalista si estremizzò dando origine alla scuola austriaca. Secondo il suo più eminente esponente, Friedrich Von Hayek (1899-1992), convinto sostenitore dell'ordine «spontaneo» del mercato, l'idea di un'organizzazione diversa della società non era solo scellerata, ma semplicemente impossibile: «le istituzioni si sono sviluppate nel modo particolare che conosciamo perché la coordinazione degli agenti economici che esse garantiscono è più efficace rispetto a quella garantita dalle altre istituzioni possibili»<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb3' class='spip_note' rel='footnote' title='Essais de philosophie, de science politique et d'économie, Friedrich Von (...)' id='nh3'>3</a>]</span>.</p> <p>In altre parole: il mondo che abbiamo sotto gli occhi, buono o cattivo che sia, è l'unico possibile.</p> <h3 class="spip" id="outil_sommaire_4"><a title="Sommario" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire" class="sommaire_ancre"> </a><img src='http://www.umanista.info/local/cache-vignettes/L62xH25/4f5d725609540819b9fc245bf8ff9bc9-e4373.png' width='62' height='25' style='' alt='E oggi?' /></h3> <p>Globalizzazione dei mercati, disfatta delle sinistre e individualismo imperante spingono anche gli osservatori più critici a rinunciare a costruire una società diversa. Eppure la crisi finanziaria in corso ha mostrato come idee che sembravano destinate ai libri di storia fino a ieri - nazionalizzazione delle banche in primis - possano tornare di bruciante attualità.</p> <p>Mettendo a nudo il vuoto programmatico pluridecennale della sinistra, la crisi del neoliberismo ha finito per far cantare vittoria ai... neoliberisti: «E' facile pensare che con essa <i>(la crisi, ndr.)</i> non si esauriranno né il capitalismo, né il mercato e non resteranno mute nemmeno le bistrattatissime culture liberali. [...] Non c' è all'orizzonte un «altro mondo»»<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb4' class='spip_note' rel='footnote' title='La storia non finisce, Il Corriere della Sera, 6 dicembre 2008' id='nh4'>4</a>]</span>.</p> <p>Al di là dell'evidente carattere scaramantico di tali affermazioni, bisogna confessare che la sinistra, caduta nella trappola dell'ineluttabilità del capitalismo e dell'onnipotenza del mercato, si è fatta trovare senza soluzione di ricambio. A tal punto che persino la sua componente più radicale non riesce a far altro che riproporre un mero ritorno al capitalismo keynesiano degli anni Settanta.</p> <p>Ma guai a darsi per vinti. La crisi durerà diversi anni e il peggiore degli errori sarebbe di ricadere nella trappola dell'unica via possibile. Poiché proprio questa trappola ideologica costituisce da sempre la miglior strategia di conservazione dell'ingiustizia sociale.</p></div> <hr /> <div class='rss_notes'><div id='nb1'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh1' class='spip_note' title='Note 1' rev='footnote'>1</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>An Inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations, <i>Adam Smith</i>, Londra - 1776</p> </div><div id='nb2'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh2' class='spip_note' title='Note 2' rev='footnote'>2</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span><a href="http://it.wikisource.org/wiki/Il_Manifesto_del_Partito_Comunista/I#Il_governo_moderno" class='spip_out' rel='external'>Manifesto Comunista</a>, <i>Karl Marx e Friedrich Engels</i>, Londra - 1848</p> </div><div id='nb3'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh3' class='spip_note' title='Note 3' rev='footnote'>3</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Essais de philosophie, de science politique et d'économie, <i>Friedrich Von Hayek</i>, Parigi - 2007</p> </div><div id='nb4'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh4' class='spip_note' title='Note 4' rev='footnote'>4</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span> <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2008/dicembre/06/STORIA_NON_FINISCE_co_9_081206096.shtml" class='spip_out' rel='external'>La storia non finisce</a>, <i>Il Corriere della Sera</i>, 6 dicembre 2008</p> </div></div> Evasione fiscale: la madre del debito pubblico http://www.umanista.info/spip.php?article5 http://www.umanista.info/spip.php?article5 2009-02-15T22:27:21Z text/html it Redazione Debito pubblico Evasione fiscale <p>Completamente dimenticati dai media, esistono alcuni studi che non sarebbero senza conseguenze se ampiamente divulgati. Fra questi ve n'è uno che mette in evidenza il sorprendente legame fra evasione fiscale e debito pubblico in Italia.<br class='autobr' /> L'entità dell'evasione fiscale è, per definizione, assai difficile da stimare. Si tratta infatti di quantificare un fenomeno che per sua natura tende ha nascondersi, a rendersi invisibile. E' a questa caratteristica di fondo che si deve l'invenzione di numerosi e (...)</p> - <a href="http://www.umanista.info/spip.php?rubrique4" rel="directory">Debito pubblico</a> / <a href="http://www.umanista.info/spip.php?mot6" rel="tag">Debito pubblico</a>, <a href="http://www.umanista.info/spip.php?mot10" rel="tag">Evasione fiscale</a> <div class='rss_chapo'><p>Completamente dimenticati dai media, esistono alcuni studi che non sarebbero senza conseguenze se ampiamente divulgati. Fra questi ve n'è uno che mette in evidenza il sorprendente legame fra <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot10' name='mot10_0' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>evasione fiscale</span><span class="gl_js" title="Evasione fiscale"> </span><span class="gl_jst" title="Tutti i metodi illegali di ridurre o eliminare l'onere dell'imposizione"> </span></a> e <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot6' name='mot6_1' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>debito pubblico</span><span class="gl_js" title="Debito pubblico"> </span><span class="gl_jst" title="E' l'insieme dei debiti nominali delle amministrazioni pubbliche in essere alla fine di ogni anno. La definizione ufficiale dell'Unione Europea si può trovare a questo <a href="http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexplus!prod!CELEXnumdoc&numdoc=31993R3605&lg=it" class="spip_out" rel="external">indirizzo</a>"> </span></a> in Italia.</p></div> <div class='rss_texte'><div class="cs_sommaire cs_sommaire_avec_fond" id="outil_sommaire"> <div class="cs_sommaire_inner"> <div class="cs_sommaire_titre_avec_fond"> Sommario </div> <div class="cs_sommaire_corps"> <ul> <li><a title="La stima dell'evasione fiscale" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire_0">La stima dell'evasione fiscale</a></li> <li><a title="L'Italia un paese «normale»?" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire_1">L'Italia un paese «normale»?</a></li> </ul> </div> </div> </div><p>L'entità dell'<a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot10' name='mot10_0' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>evasione fiscale</span><span class="gl_js" title="Evasione fiscale"> </span><span class="gl_jst" title="Tutti i metodi illegali di ridurre o eliminare l'onere dell'imposizione"> </span></a> è, per definizione, assai difficile da stimare. Si tratta infatti di quantificare un fenomeno che per sua natura tende ha nascondersi, a rendersi invisibile. E' a questa caratteristica di fondo che si deve l'invenzione di numerosi e diversificati metodi di stima.</p> <h3 class="spip" id="outil_sommaire_0"><a title="Sommario" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire" class="sommaire_ancre"> </a><img src='http://www.umanista.info/local/cache-vignettes/L262xH25/ab71d0585f1551105eef9cdf29477828-f72a3.png' width='262' height='25' style='' alt='La stima dell'evasione fiscale' /></h3> <p>Ma cosa si intende con «<a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot10' name='mot10_1' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>evasione fiscale</span><span class="gl_js" title="Evasione fiscale"> </span><span class="gl_jst" title="Tutti i metodi illegali di ridurre o eliminare l'onere dell'imposizione"> </span></a>»? Vi sono diverse definizioni in letteratura, ma quella generalmente più diffusa considera «tutti i metodi <i>illegali</i> di ridurre o eliminare» l'imposizione. Si sottolinea il termine <i>illegale</i> poiché vi sono anche metodi <i>legali</i> di raggiungere lo stesso fine, sfruttando i più o meno inevitabili vuoti lasciati dalla legislazione in vigore (leggere <a href="http://www.umanista.info/spip.php?article1" class='spip_in'>Le origini del debito pubblico italiano</a>). Si parla in questo caso di elusione fiscale. Entrambe le definizioni fanno riferimento ad attività legittime escludendo, contrariamente ad altre, l'imposizione sui redditi generati da attività illegittime.</p> <h3 class="spip" id="outil_sommaire_1"><a title="Sommario" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire" class="sommaire_ancre"> </a><img src='http://www.umanista.info/local/cache-vignettes/L256xH25/57c1aee0d17d0f196228e28efeaecef3-8be7b.png' width='256' height='25' style='' alt='L'Italia un paese «normale»?' /></h3> <p>Se esistono diversi metodi di stima dell'evasione (verifiche di un campione di contribuenti, quello basato sulla contabilità nazionale elaborata dall'ISTAT), quello di gran lunga più usato è il metodo monetario. L'idea di fondo è che le transazioni nascoste al fisco vengono quasi sempre effettuate in contanti. Basta quindi confrontare la quantità di moneta in circolazione (dato conosciuto dal sistema bancario) con il reddito nazionale o con i consumi calcolati dall'ISTAT. La discrepanza costituisce una stima delle transazioni nascoste, quindi dell'<a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot10' name='mot10_2' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>evasione fiscale</span><span class="gl_js" title="Evasione fiscale"> </span><span class="gl_jst" title="Tutti i metodi illegali di ridurre o eliminare l'onere dell'imposizione"> </span></a>.</p> <p>Indipendentemente dal metodo utilizzato l'Italia compare sempre in alto alla classifica europea.</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/gif/Debito_e_Evasione.gif" type="image/jpeg"><br class='autobr' /> <img src="http://www.umanista.info/IMG/distant/gif/Debito_e_Eva4a72.gif" alt="le titre à afficher dans la thickbox" width='500' height='492' style='' /><br class='autobr' /> </a></p> <p class="spip"><i>Fonti (anno 2000):</i></p> <ul class="spip"><li> <a href="http://bip.bancaditalia.it/4972unix/homebipentry.htm?dadove=corr&lang=ita" class='spip_out' rel='external'>Base informativa pubblica della Banca d'Italia</a></li><li> <a href="http://rru.worldbank.org/Documents/PapersLinks/informal_economy.pdf" class='spip_out' rel='external'>Size and measurement of the informal economy in 110 countries around the world</a></li><li> <a href="http://www.ssb.no/" class='spip_out' rel='external'>Istituto norvegese di statistica</a></li><li> <a href="http://www.bfs.admin.ch/bfs/portal/it/index.html" class='spip_out' rel='external'>Ufficio Federale Svizzero di Statistica</a> </li></ul> <p>Per quanto riguarda la relazione fra debito ed evasione uno studio di Alberto Alesina e Mauro Marè arriva a delle conclusioni sconcertanti: se gli italiani avessero evaso tanto quanto gli americani dal 1970 al 1992, il <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot6' name='mot6_3' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>debito pubblico</span><span class="gl_js" title="Debito pubblico"> </span><span class="gl_jst" title="E' l'insieme dei debiti nominali delle amministrazioni pubbliche in essere alla fine di ogni anno. La definizione ufficiale dell'Unione Europea si può trovare a questo <a href="http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexplus!prod!CELEXnumdoc&numdoc=31993R3605&lg=it" class="spip_out" rel="external">indirizzo</a>"> </span></a> non avrebbe appena superato l'80% del <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot8' name='mot8_4' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>PIL</span><span class="gl_js" title="Prodotto Interno Lordo<br />PIL"> </span><span class="gl_jst" title="Indicatore economico che misura la produzione totale di beni e servizi da parte delle unità produttive (imprese, amministrazioni pubbliche, ecc...) residenti in un paese nell'arco di un anno. Vengono considerati prodotti e servizi <i>finali</i> mentre vengono esclusi quelli <i>intermedi</i>. Per esempio si considera il pane (prodotto finale consumato), ma non la farina che serve a produrlo (prodotto intermedio) al fine di non contarla due volte."> </span></a>, mentre se nello stesso periodo gli italiani si fossero comportati come gli inglesi, l'Italia avrebbe addirittura rispettato il parametro del 60% nel rapporto fra debito e <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot8' name='mot8_5' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>PIL</span><span class="gl_js" title="Prodotto Interno Lordo<br />PIL"> </span><span class="gl_jst" title="Indicatore economico che misura la produzione totale di beni e servizi da parte delle unità produttive (imprese, amministrazioni pubbliche, ecc...) residenti in un paese nell'arco di un anno. Vengono considerati prodotti e servizi <i>finali</i> mentre vengono esclusi quelli <i>intermedi</i>. Per esempio si considera il pane (prodotto finale consumato), ma non la farina che serve a produrlo (prodotto intermedio) al fine di non contarla due volte."> </span></a> stabilito dal trattato di Maastricht!</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/gif/Debito_Simulato.gif" type="image/jpeg"><br class='autobr' /> <img src="http://www.umanista.info/IMG/distant/gif/Debito_Simuld00b.gif" alt="le titre à afficher dans la thickbox" width='500' height='540' style='' /><br class='autobr' /> </a></p> <p class="spip"><i>Fonte:</i> La finanza pubblica italiana dopo la svolta del 1992, Andrea Monorchio</p> <p>E c'è di più: lo studio non modifica infatti la spesa per interessi e continua a considerare la spesa del vero debito anche nel calcolo del debito corretto dalla minore <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot10' name='mot10_6' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>evasione fiscale</span><span class="gl_js" title="Evasione fiscale"> </span><span class="gl_jst" title="Tutti i metodi illegali di ridurre o eliminare l'onere dell'imposizione"> </span></a><span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb1' class='spip_note' rel='footnote' title='L'evasione fiscale raddoppia il debito, Il Corriere della Sera, 25 giugno (...)' id='nh1'>1</a>]</span>. Il vero debito epurato dall'effetto dell'evasione è quindi ancora più ridotto.</p> <p>Dati da tenere presente quando ministri di destra e di sinistra fanno portare il peso dei miseri interventi sociali al <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot6' name='mot6_7' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>debito pubblico</span><span class="gl_js" title="Debito pubblico"> </span><span class="gl_jst" title="E' l'insieme dei debiti nominali delle amministrazioni pubbliche in essere alla fine di ogni anno. La definizione ufficiale dell'Unione Europea si può trovare a questo <a href="http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexplus!prod!CELEXnumdoc&numdoc=31993R3605&lg=it" class="spip_out" rel="external">indirizzo</a>"> </span></a>...</p></div> <hr /> <div class='rss_notes'><div id='nb1'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh1' class='spip_note' title='Note 1' rev='footnote'>1</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span> <a href="http://archiviostorico.corriere.it/1994/giugno/25/evasione_fiscale_raddoppia_debito_co_0_94062513164.shtml" class='spip_out' rel='external'>L'evasione fiscale raddoppia il debito</a>, <i>Il Corriere della Sera</i>, 25 giugno 1994</p> </div></div> Les origines de la dette publique italienne http://www.umanista.info/spip.php?article2 http://www.umanista.info/spip.php?article2 2009-01-18T22:18:17Z text/html fr Rédaction <p>Auteur d'un livre qui dénonce les « excès du marché » le ministre de l'économie du gouvernement Berlusconi, M. Giulio Tremonti, ne cesse d'invoquer le mauvais état des finances publiques pour justifier les maigres ressources consacrées à l'aide aux familles suite la crise financière : avec une dette supérieure au Produit Intérieur Brut (PIB), l'Italie détient le record en matière parmi les vingt sept pays de l'Union Européenne. Mais d'où' viennent les dettes des Italiens ?<br class='autobr' /> En décembre 2002, Michele (...)</p> - <a href="http://www.umanista.info/spip.php?rubrique2" rel="directory">Sommaire</a> <div class='rss_chapo'><p>Auteur d'un livre qui dénonce les « excès du marché »<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb1' class='spip_note' rel='footnote' title='La paura e la speranza' id='nh1'>1</a>]</span> le ministre de l'économie du gouvernement Berlusconi, M. Giulio Tremonti, ne cesse d'invoquer le mauvais état des finances publiques pour justifier les maigres ressources consacrées à l'aide aux familles suite la crise financière : avec une dette supérieure au Produit Intérieur Brut (PIB), l'Italie détient le record en matière parmi les vingt sept pays de l'Union Européenne.<br class='autobr' /> Mais d'où' viennent les dettes des Italiens ?</p></div> <div class='rss_texte'><div class="cs_sommaire cs_sommaire_avec_fond" id="outil_sommaire"> <div class="cs_sommaire_inner"> <div class="cs_sommaire_titre_avec_fond"> Sommaire </div> <div class="cs_sommaire_corps"> <ul> <li><a title="Une évidence trompeuse" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend&id_auteur=1#outil_sommaire_0">Une évidence trompeuse</a>, p1</li> <li><a title="Un seul ennemi : la dépense sociale" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend&id_auteur=1#outil_sommaire_1">Un seul ennemi : la dépense sociale</a>, p1</li> <li><a title="Un cas d'école" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend&id_auteur=1&artpage=2-3#outil_sommaire_2">Un cas d'école</a>, p2</li> <li><a title="Un seul remède : le marché" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend&id_auteur=1&artpage=3-3#outil_sommaire_3">Un seul remède : le marché</a>, p3</li> </ul> </div> </div> </div><div id='decoupe_haut' class='pagination decoupe_haut'> <img class="no_image_filtrer" alt="Page précédente" title="Page précédente" src="http://www.umanista.info/plugins/auto/couteau_suisse/v1.8.102/img/decoupe/precedent_off.gif"/> <span class="cs_pagination_off">1</span> <a title="Page 2 : Le gravité de la situation financière de l'état était bien (...)" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend&id_auteur=1&artpage=2-3" class="decoupe_page">2</a> <a title="Page 3 : Pour apprécier les motivations exclusivement idéologiques (...)" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend&id_auteur=1&artpage=3-3" class="decoupe_page">3</a> <a href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend&id_auteur=1&artpage=2-3" class="decoupe_img"><img class="no_image_filtrer" alt="Page suivante" title="Page suivante" src="http://www.umanista.info/plugins/auto/couteau_suisse/v1.8.102/img/decoupe/suivant.gif"/></a> </div> <p>En décembre 2002, Michele Salvati, « père fondateur » du Parti Démocrate<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb2' class='spip_note' rel='footnote' title='Premier parti de gauche, il s'agit de la deuxième formation politique (...)' id='nh2'>2</a>]</span>, résumait ainsi la formation de la dette publique en Italie : "les grandes revendications ouvrières et étudiantes, ou mieux les turbulences sociales de la fin des années soixante et du début des années soixante-dix, enclenchent une spirale inflation-dévaluation d'une intensité e d'une durée qu'aucun autre pays sérieux n'a jamais connu, à la quelle s'ajoute une suite de déficits du bilan publique qui rapidement donnent origine à une dette de dimension inquiétante.<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb3' class='spip_note' rel='footnote' title='Les racines du déclin italien, 27 décembre 2002, La Repubblica' id='nh3'>3</a>]</span>”.</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/gif/Dette.gif" type="image/jpeg"><br class='autobr' /> <img src="http://www.umanista.info/local/cache-vignettes/L500xH410/Dettegif-f00f00d-cfd05.gif" alt="Debito in percentuale del PIL" width='500' height='410' style='' /></a></p> <p class="spip"><i>Source :</i> <a href="http://bip.bancaditalia.it/4972unix/homebipentry.htm?dadove=corr&lang=ita" class='spip_out' rel='external'>Base de données de la Banque d'Italie</a></p> <p>L'explication des origines de la dette est aujourd'hui acceptée par la plus part de l'opinion publique : dans un pays « pas très sérieux », « la classe dirigeante publique » n'a pas réussi (ou n'a pas voulu) « ramener à la raison, dans les limites des ressources disponibles » les dépenses sociales imposées par les mouvements ouvriers et étudiants. Il en résulte un lien de cause à effet entre les mouvements issus de mai 68 et l'état des finances publiques que tous les ouvrages qui traitent du problème justifient en utilisant le même argument pour sa part incontestable : l'explosion des dépenses publiques dans les années soixante-dix et quatre-vingts.</p> <h3 class="spip" id="outil_sommaire_0"><a title="Sommaire" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend&id_auteur=1#outil_sommaire" class="sommaire_ancre"> </a><img src='http://www.umanista.info/local/cache-vignettes/L229xH25/60f847114088195c3d2739215a80129f-27fe2.png' width='229' height='25' style='' alt='Une évidence trompeuse' /></h3><hr class="spip" /> <p>La dette publique représentait 60% du PIB en 1980. Alors que la moyenne pour les quinze pays de l'Union Européenne a oscillé autour de cette valeur pendant la décennie suivante, les choses sont allées autrement en Italie : les années quatre-vingt ont vu ne progression constante de la dette jusqu'à atteindre le 121.5% du PIB en 1994. De la même façon, les années quatre-vingt on été les années du déficit chronique (10% du PIB en moyenne contre le 4% des autres pays européens) et de l'augmentation des dépenses sociales : +37% entre 1979 et 1993.<br class='autobr' /> Serait-il donc vrai que la dette n'est autre que le dommage collatéral de l'augmentation des dépenses publiques ?</p> <p>Une comparaison plus attentive avec les autres pays européens permet déjà de donner un premier élément de réponse. En effet, selon les chiffres de la Banque d'Italie, les dépenses publiques ont presque toujours été... inférieures à la moyenne européenne : -16% en 1980, -8% en 1985 et encore -4.8% en 1993.</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/gif/Depenses_primaires.gif" type="image/jpeg"><br class='autobr' /> <img src="http://www.umanista.info/local/cache-vignettes/L500xH410/Depenses_pri2c30-83669.gif" alt="Spesa al netto degli interessi" width='500' height='410' style='' /></a></p> <p class="spip"><i>Source :</i> <a href="http://bip.bancaditalia.it/4972unix/homebipentry.htm?dadove=corr&lang=ita" class='spip_out' rel='external'>Base de données de la Banque d'Italie</a></p> <p>Contrairement au modèle des « dépenses publiques hors contrôle », cela semble beaucoup plus à un rattrapage des niveaux européens. Et l'histoire du pays ne fait que confirmer cette évidence.<br class='autobr' /> Alors que la France met en place la Sécurité Sociale et le système de retraite par répartition à l'issue de la deuxième guerre mondiale, des réformes similaires sont menées à terme seulement dans les années soixante-dix en Italie et seulement en 1978 est mis en place un véritable système gratuit d'accès aux soins. L'article 32 de la Constitution qui garantit des « soins gratuits aux indigents » reste lettre morte pendant trente-cinq ans...<br class='autobr' /> Du coté des entrées les choses sont encore plus compliquées : les discussions concernant la réforme fiscale (la commission parlementaire « Cosciani », du nom de son président) trainent pendant plus d'une décennie et seulement en 1974 est mis en place l'impôt sur le revenu<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb4' class='spip_note' rel='footnote' title='Impôt personnel sur le revenu, IRPEF' id='nh4'>4</a>]</span> et la taxe sur la valeur ajoutée<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb5' class='spip_note' rel='footnote' title='Taxe sur la valeur ajoutée, IVA' id='nh5'>5</a>]</span>. La durée des discussions n'est qu'un signe prémonitoire des difficultés qu'aura l'état à encaisser ces deux impôts : aucune adaptation des administrations fiscales est prévue par la commission, ce qui, entre autre, entrainera la démission de son président. Ces vices de conception ne tarderont pas à entrainer de lourdes conséquences : des travaux récents ont estimé qu'en 1980 24% des salaires n'étaient pas déclarés et que ce chiffre montait à plus de 60% pour les revenus du capital et des professions libérales ce qui fera parler certains économistes d'« impôt spéciale sur le travail salarié »<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb6' class='spip_note' rel='footnote' title='Déclaration de l'ex ministre des finances Vincenzo Visco' id='nh6'>6</a>]</span>.</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/gif/Recettes.gif" type="image/jpeg"><br class='autobr' /> <img src="http://www.umanista.info/local/cache-vignettes/L500xH410/Recettesgif-6f57-11809.gif" alt="Entrate in percentuale del PIL" width='500' height='410' style='' /></a></p> <p class="spip"><i>Source :</i> <a href="http://bip.bancaditalia.it/4972unix/homebipentry.htm?dadove=corr&lang=ita" class='spip_out' rel='external'>Base de données de la Banque d'Italie</a></p> <p>Le résultat est connu : alors que les entrées avaient du mal à remplir ses caisses, l'état à été obligé de s'endetter pour financer ses dépenses.</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/gif/Impots_indirects.gif" type="image/jpeg"><br class='autobr' /> <img src="http://www.umanista.info/local/cache-vignettes/L500xH410/Impots_indir35e1-95584.gif" alt="Imposte indirette in rapporto al PIL" width='500' height='410' style='' /></a></p> <p class="spip"><i>Source :</i> <a href="http://bip.bancaditalia.it/4972unix/homebipentry.htm?dadove=corr&lang=ita" class='spip_out' rel='external'>Base de données de la Banque d'Italie</a></p> <p>Mais la situation désastreuse des comptes publiques n'était que le résultat d'un débat politique savamment orienté par les forces sociales dominantes.</p> <h3 class="spip" id="outil_sommaire_1"><a title="Sommaire" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend&id_auteur=1#outil_sommaire" class="sommaire_ancre"> </a><img src='http://www.umanista.info/local/cache-vignettes/L328xH25/1e447ae280d6fe95b52034c0190a069d-e112e.png' width='328' height='25' style='' alt='Un seul ennemi : la dépense sociale' /></h3><div id='decoupe_bas' class='pagination decoupe_bas'> <img class="no_image_filtrer" alt="Page précédente" title="Page précédente" src="http://www.umanista.info/plugins/auto/couteau_suisse/v1.8.102/img/decoupe/precedent_off.gif"/> <span class="cs_pagination_off">1</span> <a title="Page 2 : Le gravité de la situation financière de l'état était bien (...)" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend&id_auteur=1&artpage=2-3" class="decoupe_page">2</a> <a title="Page 3 : Pour apprécier les motivations exclusivement idéologiques (...)" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend&id_auteur=1&artpage=3-3" class="decoupe_page">3</a> <a href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend&id_auteur=1&artpage=2-3" class="decoupe_img"><img class="no_image_filtrer" alt="Page suivante" title="Page suivante" src="http://www.umanista.info/plugins/auto/couteau_suisse/v1.8.102/img/decoupe/suivant.gif"/></a> </div> </div> <hr /> <div class='rss_notes'><div id='nb1'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh1' class='spip_note' title='Notes 1' rev='footnote'>1</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span><a href="http://www.giuliotremonti.it/pubblicazioni/visualizza.asp?id=76" class='spip_out' rel='external'>La paura e la speranza</a></p> </div><div id='nb2'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh2' class='spip_note' title='Notes 2' rev='footnote'>2</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Premier parti de gauche, il s'agit de la deuxième formation politique italienne aux élections de 2008 après le parti de M. Silvio Berlusconi</p> </div><div id='nb3'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh3' class='spip_note' title='Notes 3' rev='footnote'>3</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Les racines du déclin italien, 27 décembre 2002, <i>La Repubblica</i></p> </div><div id='nb4'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh4' class='spip_note' title='Notes 4' rev='footnote'>4</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Impôt personnel sur le revenu, <i>IRPEF</i></p> </div><div id='nb5'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh5' class='spip_note' title='Notes 5' rev='footnote'>5</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Taxe sur la valeur ajoutée, <i>IVA</i></p> </div><div id='nb6'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh6' class='spip_note' title='Notes 6' rev='footnote'>6</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Déclaration de l'ex ministre des finances Vincenzo Visco</p> </div><div id='nb7'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh7' class='spip_note' title='Notes 7' rev='footnote'>7</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>C. A. Ciampi : <a href="http://www.euromedfinanza.it/RassegnaBI/CF/anni80_89/1983_Ciampi.pdf" class='spip_out' rel='external'>Compte rendu de l'année 1983</a>, p. 16</p> </div><div id='nb8'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh8' class='spip_note' title='Notes 8' rev='footnote'>8</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Oui, Ciampi a raison : cela ne va pas bien, 19 juillet 1984, <i>La Repubblica</i></p> </div><div id='nb9'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh9' class='spip_note' title='Notes 9' rev='footnote'>9</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Le Président du Conseil alarmé : ‘Déficit, un problème gigantesque', 11 septembre 1985, <i>La Repubblica</i></p> </div><div id='nb10'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh10' class='spip_note' title='Notes 10' rev='footnote'>10</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Nouveau cadastre et patrimoniale : les propositions communistes, 31 octobre 1984, <i>La Repubblica</i></p> </div><div id='nb11'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh11' class='spip_note' title='Notes 11' rev='footnote'>11</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Moi, ministre du bon sens, 8 septembre 1985, <i>La Repubblica</i></p> </div><div id='nb12'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh12' class='spip_note' title='Notes 12' rev='footnote'>12</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>C. A. Ciampi : <a href="http://www.euromedfinanza.it/RassegnaBI/CF/anni80_89/1980_Ciampi.pdf" class='spip_out' rel='external'>Compte rendu pour l'année 1980</a>, p. 23</p> </div><div id='nb13'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh13' class='spip_note' title='Notes 13' rev='footnote'>13</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Voici la stratégie de la rigueur, 5 septembre 1985, <i>La Repubblica</i></p> </div><div id='nb14'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh14' class='spip_note' title='Notes 14' rev='footnote'>14</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Le FMI ne croit pas à notre austérité, 8 octobre 1985, <i>La Repubblica</i></p> </div><div id='nb15'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh15' class='spip_note' title='Notes 15' rev='footnote'>15</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>La CEE est critique par rapport aux finances italiennes, 7 juillet 1985, <i>La Repubblica</i></p> </div><div id='nb16'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh16' class='spip_note' title='Notes 16' rev='footnote'>16</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Cinq mois, 600 votations : la loi de finances approuvée, 27 février 1986, <i>La Repubblica</i></p> </div><div id='nb17'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh17' class='spip_note' title='Notes 17' rev='footnote'>17</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span><a href="http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&artId=891110&chId=30" class='spip_out' rel='external'>Le divorce entre Trésor et Banque d'Italie</a>, 26 juillet 1991, <i>Il Sole 24 ORE</i></p> </div><div id='nb18'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh18' class='spip_note' title='Notes 18' rev='footnote'>18</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Talonné par ses alliés, Craxi répond au Sénat, 31 juillet 1985, <i>La Repubblica</i></p> </div><div id='nb19'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh19' class='spip_note' title='Notes 19' rev='footnote'>19</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span><a href="http://www.economia.scudo.unina.it/editorfiles/dottorati/dottorato1/File/MERCATO%20FINANZIARIO.ppt" class='spip_out' rel='external'>Marchés financiers, institutions et dette publique en Italie dans la seconde moitié du XXe siècle</a>, <i>Université de Naples ‘Federico II'</i></p> </div><div id='nb20'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh20' class='spip_note' title='Notes 20' rev='footnote'>20</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Goria exclut encore l'imposition des titres, 19 octobre 1984, <i>La Repubblica</i></p> </div><div id='nb21'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh21' class='spip_note' title='Notes 21' rev='footnote'>21</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span><a href="http://www.dt.tesoro.it/Aree-Docum/Debito-Pub/Dati-Stati/Archivio-D/Archivio-s/Composizione-dei-Titoli-di-Stato-in-1.pdf" class='spip_out' rel='external'>direction Générale du Trésor pour la dette publique</a></p> </div><div id='nb22'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh22' class='spip_note' title='Notes 22' rev='footnote'>22</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Agnelli et Abete : deux semaines pour éviter la catastrophe, 9 septembre 1992, <i>La Repubblica</i></p> </div></div> Le origini del debito pubblico italiano http://www.umanista.info/spip.php?article1 http://www.umanista.info/spip.php?article1 2008-12-08T22:34:15Z text/html it Redazione Avanzo/Disavanzo/Deficit Debito pubblico Stagflazione Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico/OCSE Evasione fiscale <p>Autore di un libro che denuncia il «mercatismo», il ministro dell'economia Giulio Tremonti non perde occasione di fare appello al debito pubblico per giustificare le magre risorse destinate alle politiche anticrisi: quello italiano resta infatti il debito pubblico più imponente fra i 27 paesi membri dell'Unione Europea. Ma da dove vengono i debiti degli italiani?<br class='autobr' /> Nel dicembre del 2002, Michele Salvati, padre del futuro Partito Democratico, scriveva su Repubblica: in seguito a “le grandi (...)</p> - <a href="http://www.umanista.info/spip.php?rubrique4" rel="directory">Debito pubblico</a> / <a href="http://www.umanista.info/spip.php?mot4" rel="tag">Avanzo/Disavanzo/Deficit</a>, <a href="http://www.umanista.info/spip.php?mot6" rel="tag">Debito pubblico</a>, <a href="http://www.umanista.info/spip.php?mot7" rel="tag">Stagflazione</a>, <a href="http://www.umanista.info/spip.php?mot9" rel="tag">Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico/OCSE</a>, <a href="http://www.umanista.info/spip.php?mot10" rel="tag">Evasione fiscale</a> <div class='rss_chapo'><p>Autore di un libro che denuncia il «mercatismo»<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb1' class='spip_note' rel='footnote' title='La paura e la speranza' id='nh1'>1</a>]</span>, il ministro dell'economia Giulio Tremonti non perde occasione di fare appello al <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot6' name='mot6_0' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>debito pubblico</span><span class="gl_js" title="Debito pubblico"> </span><span class="gl_jst" title="E' l'insieme dei debiti nominali delle amministrazioni pubbliche in essere alla fine di ogni anno. La definizione ufficiale dell'Unione Europea si può trovare a questo <a href="http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexplus!prod!CELEXnumdoc&numdoc=31993R3605&lg=it" class="spip_out" rel="external">indirizzo</a>"> </span></a> per giustificare le magre risorse destinate alle politiche anticrisi: quello italiano resta infatti il <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot6' name='mot6_1' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>debito pubblico</span><span class="gl_js" title="Debito pubblico"> </span><span class="gl_jst" title="E' l'insieme dei debiti nominali delle amministrazioni pubbliche in essere alla fine di ogni anno. La definizione ufficiale dell'Unione Europea si può trovare a questo <a href="http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexplus!prod!CELEXnumdoc&numdoc=31993R3605&lg=it" class="spip_out" rel="external">indirizzo</a>"> </span></a> più imponente fra i 27 paesi membri dell'Unione Europea. Ma da dove vengono i debiti degli italiani?</p></div> <div class='rss_texte'><div class="cs_sommaire cs_sommaire_avec_fond" id="outil_sommaire"> <div class="cs_sommaire_inner"> <div class="cs_sommaire_titre_avec_fond"> Sommario </div> <div class="cs_sommaire_corps"> <ul> <li><a title="Un'ingannevole evidenza" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire_0">Un'ingannevole evidenza</a>, p1</li> <li><a title="Un solo nemico: la spesa sociale" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire_1">Un solo nemico: la spesa sociale</a>, p1</li> <li><a title="Un caso da manuale" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend&artpage=2-3#outil_sommaire_2">Un caso da manuale</a>, p2</li> <li><a title="Un unico rimedio: il mercato" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend&artpage=3-3#outil_sommaire_3">Un unico rimedio: il mercato</a>, p3</li> </ul> </div> </div> </div><div id='decoupe_haut' class='pagination decoupe_haut'> <img class="no_image_filtrer" alt="Pagina precedente" title="Pagina precedente" src="http://www.umanista.info/plugins/auto/couteau_suisse/v1.8.102/img/decoupe/precedent_off.gif"/> <span class="cs_pagination_off">1</span> <a title="Pagina 2 : Il problema del disavanzo pubblico era ben chiaro a (...)" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend&artpage=2-3" class="decoupe_page">2</a> <a title="Pagina 3 : Per rendersi conto delle motivazioni squisitamente (...)" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend&artpage=3-3" class="decoupe_page">3</a> <a href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend&artpage=2-3" class="decoupe_img"><img class="no_image_filtrer" alt="Pagina successiva" title="Pagina successiva" src="http://www.umanista.info/plugins/auto/couteau_suisse/v1.8.102/img/decoupe/suivant.gif"/></a> </div> <p>Nel dicembre del 2002, Michele Salvati, padre del futuro Partito Democratico, scriveva su Repubblica: in seguito a “le grandi rivendicazioni operaie e studentesche, più in generale le turbolenze sociali, della fine degli anni '60 e dell'inizio degli anni '70 [...] inizia [...] una rincorsa inflazione-svalutazione di una intensità e di una durata che nessun altro Paese serio conosce, alla quale si aggiunge una serie ininterrotta di disavanzi di bilancio che rapidamente dà origine ad un <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot6' name='mot6_0' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>debito pubblico</span><span class="gl_js" title="Debito pubblico"> </span><span class="gl_jst" title="E' l'insieme dei debiti nominali delle amministrazioni pubbliche in essere alla fine di ogni anno. La definizione ufficiale dell'Unione Europea si può trovare a questo <a href="http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexplus!prod!CELEXnumdoc&numdoc=31993R3605&lg=it" class="spip_out" rel="external">indirizzo</a>"> </span></a> di dimensioni allarmanti<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb2' class='spip_note' rel='footnote' title='Le radici del declino italiano, 27 dicembre 2002, La Repubblica' id='nh2'>2</a>]</span>”.</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/gif/Debito.gif" type="image/jpeg"><br class='autobr' /> <img src="http://www.umanista.info/IMG/distant/gif/Debitogif-4545b0.gif" alt="Debito in percentuale del PIL" width='500' height='407' style='' /></a></p> <p class="spip"><i>Fonte:</i> <a href="http://bip.bancaditalia.it/4972unix/homebipentry.htm?dadove=corr&lang=ita" class='spip_out' rel='external'>Base informativa pubblica della Banca d'Italia</a></p> <p>La spiegazione delle origini del <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot6' name='mot6_1' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>debito pubblico</span><span class="gl_js" title="Debito pubblico"> </span><span class="gl_jst" title="E' l'insieme dei debiti nominali delle amministrazioni pubbliche in essere alla fine di ogni anno. La definizione ufficiale dell'Unione Europea si può trovare a questo <a href="http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexplus!prod!CELEXnumdoc&numdoc=31993R3605&lg=it" class="spip_out" rel="external">indirizzo</a>"> </span></a> è ormai accettata e interiorizzata dall'opinione pubblica: in un paese poco «serio», «i ceti dirigenti pubblici» non riuscirono (o non vollero) «ricondurre rapidamente a ragione, nei limiti delle risorse disponibili» le spese sociali derivanti dalle contestazioni giovanili e operaie.<br class='autobr' /> E' quindi dimostrato il legame di causa-effetto fra l'aumento delle spese sociali (presentate in modo più o meno velato come irragionevoli rivendicazioni del '68) e il <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot6' name='mot6_2' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>debito pubblico</span><span class="gl_js" title="Debito pubblico"> </span><span class="gl_jst" title="E' l'insieme dei debiti nominali delle amministrazioni pubbliche in essere alla fine di ogni anno. La definizione ufficiale dell'Unione Europea si può trovare a questo <a href="http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexplus!prod!CELEXnumdoc&numdoc=31993R3605&lg=it" class="spip_out" rel="external">indirizzo</a>"> </span></a>.<br class='autobr' /> A supporto della teoria ovunque lo stesso (incontestabile) argomento: l'esplosione della spesa pubblica negli anni Settanta e Ottanta.</p> <h3 class="spip" id="outil_sommaire_0"><a title="Sommario" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire" class="sommaire_ancre"> </a><img src='http://www.umanista.info/local/cache-vignettes/L225xH25/7f13d8a90670362122d259c8b697d26c-a7232.png' width='225' height='25' style='' alt='Un'ingannevole evidenza' /></h3><hr class="spip" /> <p>In Italia, il rapporto debito/<a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot8' name='mot8_3' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>Prodotto Interno Lordo</span><span class="gl_js" title="Prodotto Interno Lordo<br />PIL"> </span><span class="gl_jst" title="Indicatore economico che misura la produzione totale di beni e servizi da parte delle unità produttive (imprese, amministrazioni pubbliche, ecc...) residenti in un paese nell'arco di un anno. Vengono considerati prodotti e servizi <i>finali</i> mentre vengono esclusi quelli <i>intermedi</i>. Per esempio si considera il pane (prodotto finale consumato), ma non la farina che serve a produrlo (prodotto intermedio) al fine di non contarla due volte."> </span></a> (<a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot8' name='mot8_4' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>PIL</span><span class="gl_js" title="Prodotto Interno Lordo<br />PIL"> </span><span class="gl_jst" title="Indicatore economico che misura la produzione totale di beni e servizi da parte delle unità produttive (imprese, amministrazioni pubbliche, ecc...) residenti in un paese nell'arco di un anno. Vengono considerati prodotti e servizi <i>finali</i> mentre vengono esclusi quelli <i>intermedi</i>. Per esempio si considera il pane (prodotto finale consumato), ma non la farina che serve a produrlo (prodotto intermedio) al fine di non contarla due volte."> </span></a>) si trova nel 1980 al 60%: la media dei paesi dell'Europa a 15 oscillerà attorno a questa cifra per tutto il ventennio successivo. Così non sarà per il nostro paese: gli anni Ottanta videro una progressione costante del debito fino a raggiungere nel 1994 il 121.5% del <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot8' name='mot8_5' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>PIL</span><span class="gl_js" title="Prodotto Interno Lordo<br />PIL"> </span><span class="gl_jst" title="Indicatore economico che misura la produzione totale di beni e servizi da parte delle unità produttive (imprese, amministrazioni pubbliche, ecc...) residenti in un paese nell'arco di un anno. Vengono considerati prodotti e servizi <i>finali</i> mentre vengono esclusi quelli <i>intermedi</i>. Per esempio si considera il pane (prodotto finale consumato), ma non la farina che serve a produrlo (prodotto intermedio) al fine di non contarla due volte."> </span></a>. <br class='autobr' /> Allo stesso modo, gli anni Ottanta furono un decennio di grandi disavanzi: questi viaggiarono su una media del 10.7% del <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot8' name='mot8_6' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>PIL</span><span class="gl_js" title="Prodotto Interno Lordo<br />PIL"> </span><span class="gl_jst" title="Indicatore economico che misura la produzione totale di beni e servizi da parte delle unità produttive (imprese, amministrazioni pubbliche, ecc...) residenti in un paese nell'arco di un anno. Vengono considerati prodotti e servizi <i>finali</i> mentre vengono esclusi quelli <i>intermedi</i>. Per esempio si considera il pane (prodotto finale consumato), ma non la farina che serve a produrlo (prodotto intermedio) al fine di non contarla due volte."> </span></a> contro il 4% dei paesi dell'Europa a 15 e, incontestabilmente, la spesa pubblica passò dal 34% del <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot8' name='mot8_7' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>PIL</span><span class="gl_js" title="Prodotto Interno Lordo<br />PIL"> </span><span class="gl_jst" title="Indicatore economico che misura la produzione totale di beni e servizi da parte delle unità produttive (imprese, amministrazioni pubbliche, ecc...) residenti in un paese nell'arco di un anno. Vengono considerati prodotti e servizi <i>finali</i> mentre vengono esclusi quelli <i>intermedi</i>. Per esempio si considera il pane (prodotto finale consumato), ma non la farina che serve a produrlo (prodotto intermedio) al fine di non contarla due volte."> </span></a> nel 1970 al 55% del PIL nel 1985<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb3' class='spip_note' rel='footnote' title='Dino Pesole, I debiti degli italiani, Editori Riuniti - 1996, pag. (...)' id='nh3'>3</a>]</span>.<br class='autobr' /> E' quindi vero che furono le spese e i conseguenti disavanzi di bilancio dello Stato a spingere il debito verso l'alto?</p> <p>Un primo elemento che mina la fondatezza della tesi della «spesa sociale» è costituito proprio dall'analisi della spesa e dal confronto con gli altri paesi europei: secondo le cifre della Banca d'Italia<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb4' class='spip_note' rel='footnote' title='Base informativa pubblica della Banca d'Italia, sezione Statistiche di (...)' id='nh4'>4</a>]</span>, la spesa primaria, cioè al netto degli interessi sul <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot6' name='mot6_8' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>debito pubblico</span><span class="gl_js" title="Debito pubblico"> </span><span class="gl_jst" title="E' l'insieme dei debiti nominali delle amministrazioni pubbliche in essere alla fine di ogni anno. La definizione ufficiale dell'Unione Europea si può trovare a questo <a href="http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexplus!prod!CELEXnumdoc&numdoc=31993R3605&lg=it" class="spip_out" rel="external">indirizzo</a>"> </span></a>, fu... quasi sempre inferiore: eccezion fatta per il biennio 1989-1990 in cui l'Italia sopravanzò leggermente la media europea, la spesa primaria nostrana non fece altro che arrancare lontano dietro gli altri paesi: -16% nel 1980, -8% nel 1985 e ancora -4.8% nel 1993.</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/gif/Spesa_Primaria.gif" type="image/jpeg"><br class='autobr' /> <img src="http://www.umanista.info/IMG/distant/gif/Spesa_Primara747.gif" alt="Spesa al netto degli interessi" width='500' height='415' style='' /></a></p> <p class="spip"><i>Fonte:</i> <a href="http://bip.bancaditalia.it/4972unix/homebipentry.htm?dadove=corr&lang=ita" class='spip_out' rel='external'>Base informativa pubblica della Banca d'Italia</a>. <a href="http://www.bancaditalia.it/statistiche/finpub/pimfpe" class='spip_out' rel='external'>Supplemento al bollettino statistico della Banca d'Italia</a> per gli anni precedenti al 1995 (In particolare il bollettino n. 62/2001)</p> <p>Contrariamente al modello dell'«esplosione incontrollata», l'andamento della spesa pubblica italiana sembra più un riallineamento sugli standard europei al fine di superare un'esiguità del tutto anomala fra i paesi più avanzati.<br class='autobr' /> Tale comportamento trae origine dalla storia del nostro paese: contrariamente a ciò che avvenne in buona parte dei paesi occidentali dove dei sistemi di sicurezza e di previdenza sociale a carattere universale furono adottati nell'immediato dopoguerra<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb5' class='spip_note' rel='footnote' title='Nel 1945 nacque la Sécurité Sociale in Francia e nel 1946 il National (...)' id='nh5'>5</a>]</span>, in Italia si dovette aspettare il 1970 per l'istituzione della previdenza sociale a carattere obbligatorio e addirittura il 1978 per l'istituzione del Sistema Sanitario Nazionale<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb6' class='spip_note' rel='footnote' title='Si noti che i governi che si succedettero fra il 1945 e il 1958 non (...)' id='nh6'>6</a>]</span>: il diritto sancito dalla carta costituzionale degli italiani alla salute rimase sulla carta per ben 35 anni...<br class='autobr' /> Ma se il ritardo rispetto agli altri paesi occidentali fu colmato dal lato della spesa, le cose andarono diversamente dal lato delle entrate. Mentre la maggior parte dei paesi avanzati introdussero una tassa commisurata alla somma di tutte le entrate del contribuente all'inizio del '900, si dovette aspettare il 1974 affinché anche nel nostro ordinamento venisse introdotta l'IRPEF al seguito dei lavori della commissione Cosciani. Fin dall'inizio, tuttavia, apparve chiaramente chi fosse il nemico numero uno delle finanze dello stato italiano: se da un lato nel 1980 il 24% dei redditi imponibili da lavoro dipendente veniva evaso o eluso, questa cifra passava al... 60% per i redditi di impresa e da capitale!<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb7' class='spip_note' rel='footnote' title='Libro bianco sull'IRPEF' id='nh7'>7</a>]</span>. <br class='autobr' /> Lungi dal costituire un segreto, le ragioni dell'<a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot10' name='mot10_9' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>evasione fiscale</span><span class="gl_js" title="Evasione fiscale"> </span><span class="gl_jst" title="Tutti i metodi illegali di ridurre o eliminare l'onere dell'imposizione"> </span></a> erano note a tutti: in seguito al mutamento della struttura delle imposte non fu infatti previsto nessun adeguamento dell'amministrazione tributaria, il che non poteva che condurre a ingenti difficoltà di riscossione del tributo<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb8' class='spip_note' rel='footnote' title='Questa incongruenza fu una delle ragioni che spinsero Cesare Cosciani a (...)' id='nh8'>8</a>]</span>.</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/gif/Entrate.gif" type="image/jpeg"><br class='autobr' /> <img src="http://www.umanista.info/IMG/distant/gif/Entrategif-ff1c2.gif" alt="Entrate in percentuale del PIL" width='500' height='415' style='' /></a></p> <p class="spip"><i>Fonte:</i> <a href="http://bip.bancaditalia.it/4972unix/homebipentry.htm?dadove=corr&lang=ita" class='spip_out' rel='external'>Base informativa pubblica della Banca d'Italia</a></p> <p>Le finanze italiane si ritrovarono quindi a dover sopportare una spesa di gran lunga superiore alle entrate a causa di una tardiva quanto bislacca riforma fiscale che rese possibile un'evasione mostruosa (anche sulle imposte indirette come l'IVA, anch'essa introdotta dalla commissione Cosciani nel 1978) e che finì per gravare quasi esclusivamente sui redditi da lavoro e pensione: «l'Irpef non è certamente una imposta generale sul reddito, ma assume piuttosto le caratteristiche di un'imposta speciale su alcuni redditi, in particolare sui redditi da lavoro dipendente e da pensione».<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb9' class='spip_note' rel='footnote' title='Disfunzioni ed iniquità dell'Irpef e possibili alternative: un'analisi del (...)' id='nh9'>9</a>]</span></p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/jpg/Imposte_Indirette.jpg" type="image/jpeg"><br class='autobr' /> <img src="http://www.umanista.info/IMG/distant/jpg/Imposte_Indi2107.jpg" alt="Imposte indirette in rapporto al PIL" width='500' height='435' style='' /></a></p> <p class="spip"><i>Fonte:</i> <a href="http://bip.bancaditalia.it/4972unix/homebipentry.htm?dadove=corr&lang=ita" class='spip_out' rel='external'>Base informativa pubblica della Banca d'Italia</a></p> <p>Comunque, una volta constatati i fatti rimane da capire quali ne furono le cause politiche. In altri termini: come poté il mondo politico giustificare da un lato una tale situazione dissestata del bilancio dello Stato e dall'altro un'enorme <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot10' name='mot10_10' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>evasione fiscale</span><span class="gl_js" title="Evasione fiscale"> </span><span class="gl_jst" title="Tutti i metodi illegali di ridurre o eliminare l'onere dell'imposizione"> </span></a> per più di un decennio?</p> <h3 class="spip" id="outil_sommaire_1"><a title="Sommario" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire" class="sommaire_ancre"> </a><img src='http://www.umanista.info/local/cache-vignettes/L298xH25/c685e9dc04cce212bc385b411af8e86d-52247.png' width='298' height='25' style='' alt='Un solo nemico: la spesa sociale' /></h3><div id='decoupe_bas' class='pagination decoupe_bas'> <img class="no_image_filtrer" alt="Pagina precedente" title="Pagina precedente" src="http://www.umanista.info/plugins/auto/couteau_suisse/v1.8.102/img/decoupe/precedent_off.gif"/> <span class="cs_pagination_off">1</span> <a title="Pagina 2 : Il problema del disavanzo pubblico era ben chiaro a (...)" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend&artpage=2-3" class="decoupe_page">2</a> <a title="Pagina 3 : Per rendersi conto delle motivazioni squisitamente (...)" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend&artpage=3-3" class="decoupe_page">3</a> <a href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend&artpage=2-3" class="decoupe_img"><img class="no_image_filtrer" alt="Pagina successiva" title="Pagina successiva" src="http://www.umanista.info/plugins/auto/couteau_suisse/v1.8.102/img/decoupe/suivant.gif"/></a> </div> </div> <hr /> <div class='rss_notes'><div id='nb1'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh1' class='spip_note' title='Note 1' rev='footnote'>1</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span><a href="http://www.giuliotremonti.it/pubblicazioni/visualizza.asp?id=76" class='spip_out' rel='external'>La paura e la speranza</a></p> </div><div id='nb2'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh2' class='spip_note' title='Note 2' rev='footnote'>2</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Le radici del declino italiano, 27 dicembre 2002, <i>La Repubblica</i></p> </div><div id='nb3'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh3' class='spip_note' title='Note 3' rev='footnote'>3</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Dino Pesole, I debiti degli italiani, Editori Riuniti - 1996, pag. 29</p> </div><div id='nb4'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh4' class='spip_note' title='Note 4' rev='footnote'>4</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span><a href="http://bip.bancaditalia.it/4972unix/homebipentry.htm?dadove=corr&lang=ita" class='spip_out' rel='external'>Base informativa pubblica della Banca d'Italia</a>, sezione <i>Statistiche di finanza pubblica nei Paesi dell'Unione Europea</i></p> </div><div id='nb5'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh5' class='spip_note' title='Note 5' rev='footnote'>5</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Nel 1945 nacque la <i>Sécurité Sociale</i> in Francia e nel 1946 il <i>National Healcare System</i> in Gran Bretagna</p> </div><div id='nb6'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh6' class='spip_note' title='Note 6' rev='footnote'>6</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Si noti che i governi che si succedettero fra il 1945 e il 1958 non ritennero nemmeno necessaria l'istituzione del Ministero della Sanità...</p> </div><div id='nb7'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh7' class='spip_note' title='Note 7' rev='footnote'>7</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span><a href="http://www.astrid-online.it/Amministra/Documenti/SSEF_Libro-bianco-Irpef-e-famiglia-28_04_08.pdf" class='spip_out' rel='external'>Libro bianco sull'IRPEF</a></p> </div><div id='nb8'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh8' class='spip_note' title='Note 8' rev='footnote'>8</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Questa incongruenza fu una delle ragioni che spinsero Cesare Cosciani a dimettersi dall'omonima commissione prima della fine dei lavori</p> </div><div id='nb9'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh9' class='spip_note' title='Note 9' rev='footnote'>9</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Disfunzioni ed iniquità dell'Irpef e possibili alternative: un'analisi del funzionamento dell'imposta sul reddito in Italia nel periodo 1977-83, Vincenzo Visco, 1984</p> </div><div id='nb10'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh10' class='spip_note' title='Note 10' rev='footnote'>10</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>C. A. Ciampi: <a href="http://www.euromedfinanza.it/RassegnaBI/CF/anni80_89/1983_Ciampi.pdf" class='spip_out' rel='external'>Considerazioni finali per l'anno 1983</a>, p. 16</p> </div><div id='nb11'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh11' class='spip_note' title='Note 11' rev='footnote'>11</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>C. A. Ciampi: <a href="http://www.euromedfinanza.it/RassegnaBI/CF/anni80_89/1984_Ciampi.pdf" class='spip_out' rel='external'>Considerazioni finali per l'anno 1984</a>, p. 23</p> </div><div id='nb12'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh12' class='spip_note' title='Note 12' rev='footnote'>12</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>C. A. Ciampi: <a href="http://www.euromedfinanza.it/RassegnaBI/CF/anni80_89/1985_Ciampi.pdf" class='spip_out' rel='external'>Considerazioni finali per l'anno 1985</a>, p. 7</p> </div><div id='nb13'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh13' class='spip_note' title='Note 13' rev='footnote'>13</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Si, Ciampi ha ragione: le cose non vanno bene, 19 luglio 1984, <i>La Repubblica</i></p> </div><div id='nb14'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh14' class='spip_note' title='Note 14' rev='footnote'>14</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Il Presidente del Consiglio allarmato: ‘Deficit, un problema gigantesco', 11 settembre 1985, <i>La Repubblica</i></p> </div><div id='nb15'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh15' class='spip_note' title='Note 15' rev='footnote'>15</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>La Confindustria a Craxi: ‘Bisogna governare l'economia', 11 luglio 1985, <i>La Repubblica</i></p> </div><div id='nb16'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh16' class='spip_note' title='Note 16' rev='footnote'>16</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Nuovo catasto e patrimoniale: queste le proposte comuniste, 31 ottobre 1984, <i>La Repubblica</i></p> </div><div id='nb17'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh17' class='spip_note' title='Note 17' rev='footnote'>17</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span> <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1985/09/08/io-ministro-del-buonsenso.html" class='spip_out' rel='external'>Io, ministro del buonsenso</a> , 8 settembre 1985, <i>La Repubblica</i></p> </div><div id='nb18'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh18' class='spip_note' title='Note 18' rev='footnote'>18</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span><a href="http://en.wikiquote.org/wiki/Ronald_Reagan" class='spip_out' rel='external'>Ronald Reagan</a></p> </div><div id='nb19'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh19' class='spip_note' title='Note 19' rev='footnote'>19</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>C. A. Ciampi: <a href="http://www.euromedfinanza.it/RassegnaBI/CF/anni80_89/1980_Ciampi.pdf" class='spip_out' rel='external'>Considerazioni finali per l'anno 1980</a>, p. 23</p> </div><div id='nb20'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh20' class='spip_note' title='Note 20' rev='footnote'>20</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Ecco la strategia del rigore, 5 settembre 1985, <i>La Repubblica</i></p> </div><div id='nb21'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh21' class='spip_note' title='Note 21' rev='footnote'>21</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Il Fondo non crede alla nostra austerità, 8 ottobre 1985, <i>La Repubblica</i></p> </div><div id='nb22'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh22' class='spip_note' title='Note 22' rev='footnote'>22</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>La CEE critica il bilancio italiano, 7 luglio 1985, <i>La Repubblica</i></p> </div><div id='nb23'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh23' class='spip_note' title='Note 23' rev='footnote'>23</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Per esempio, le statistiche venivano ristrette al gruppo del G7 al fine di escludere i paesi nordici che mostravano pressioni fiscali attorno al 50%. Da notare che, nemmeno in questo modo, l'Italia non figurò mai al primo posto.</p> </div><div id='nb24'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh24' class='spip_note' title='Note 24' rev='footnote'>24</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Cinque mesi, 600 votazioni: adesso la finanziaria c'è, 27 febbraio 1986, <i>La Repubblica</i></p> </div><div id='nb25'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh25' class='spip_note' title='Note 25' rev='footnote'>25</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span><a href="http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&artId=891110&chId=30" class='spip_out' rel='external'>Il divorzio fra tesoro e Bankitalia e la lite delle comari</a>, 26 luglio 1991, <i>Il Sole 24 ORE</i></p> </div><div id='nb26'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh26' class='spip_note' title='Note 26' rev='footnote'>26</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Incalzato dagli alleati, Craxi risponde in Senato, 31 luglio 1985, <i>La Repubblica</i></p> </div><div id='nb27'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh27' class='spip_note' title='Note 27' rev='footnote'>27</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span><a href="http://www.economia.scudo.unina.it/editorfiles/dottorati/dottorato1/File/MERCATO%20FINANZIARIO.ppt" class='spip_out' rel='external'>Mercato finanziario, istituzioni e debito pubblico in Italia nella seconda metà del novecento</a>, <i>Università degli Studi di Napoli ‘Federico II'</i></p> </div><div id='nb28'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh28' class='spip_note' title='Note 28' rev='footnote'>28</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Dopo Torino, 5 dicembre 1985, <i>La Repubblica</i></p> </div><div id='nb29'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh29' class='spip_note' title='Note 29' rev='footnote'>29</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>La finanziaria è solo l'inizio: per risanare ci vogliono tasse, 4 ottobre 1985, <i>La Repubblica</i></p> </div><div id='nb30'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh30' class='spip_note' title='Note 30' rev='footnote'>30</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Goria esclude ancora la tassazione dei BOT, 19 ottobre 1984, <i>La Repubblica</i></p> </div><div id='nb31'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh31' class='spip_note' title='Note 31' rev='footnote'>31</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span><a href="http://www.dt.tesoro.it/Aree-Docum/Debito-Pub/Dati-Stati/Archivio-D/Archivio-s/Composizione-dei-Titoli-di-Stato-in-1.pdf" class='spip_out' rel='external'>Direzione Generale del Tesoro per il debito pubblico</a></p> </div><div id='nb32'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh32' class='spip_note' title='Note 32' rev='footnote'>32</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>A titolo di esempio, nello stesso anno il 38% del debito pubblico francese era finanziato con titoli<br class='autobr' /> indicizzati o a breve termine. La vita media del debito era di 6 anni.</p> </div><div id='nb33'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh33' class='spip_note' title='Note 33' rev='footnote'>33</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Un governo più forte e la speculazione finirà, 3 aprile 1993, <i>La Repubblica</i></p> </div><div id='nb34'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh34' class='spip_note' title='Note 34' rev='footnote'>34</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Agnelli e Abete: due settimane di tempo per evitare il disastro, 9 settembre 1992, <i>La Repubblica</i></p> </div><div id='nb35'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh35' class='spip_note' title='Note 35' rev='footnote'>35</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Cioè lo stesso aumento registrato fra il 1981 e il 1991. Da notare che gli stessi tre anni si conclusero con<br class='autobr' /> un avanzo primario, dimostrando ancora una volta, che non era certo la spesa a far crescere il debito.</p> </div><div id='nb36'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh36' class='spip_note' title='Note 36' rev='footnote'>36</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Tax cuts = smaller government, 20 gennaio 2003, <i>The Wall Street Journal Europe</i></p> </div></div> Crescita e occupazione: inganno sociale http://www.umanista.info/spip.php?article3 http://www.umanista.info/spip.php?article3 2008-09-25T20:35:00Z text/html it Redazione <p>«Soltanto la crescita crea occupazione». Da anni martellata da tutti i mezzi di comunicazione l'idea è diventata una verità indiscutibile. A tal punto che risulta quasi difficile credere che gli ultimi cinquant'anni abbiano dimostrato proprio il contrario.<br class='autobr' /> Nei quasi cinque decenni che vanno dal 1960 a oggi, l'economia italiana ha creato circa quattro milioni di posti di lavoro. In termini percentuali il numero degli occupati è cresciuto del 19%, cifra che sebbene sembri fallimentare rispetto alla (...)</p> - <a href="http://www.umanista.info/spip.php?rubrique3" rel="directory">Lavoro</a> <div class='rss_chapo'><p>«Soltanto la crescita crea occupazione». Da anni martellata da tutti i mezzi di comunicazione l'idea è diventata una verità indiscutibile. A tal punto che risulta quasi difficile credere che gli ultimi cinquant'anni abbiano dimostrato proprio il contrario.</p></div> <div class='rss_texte'><div id='decoupe_haut' class='pagination decoupe_haut'> <img class="no_image_filtrer" alt="Pagina precedente" title="Pagina precedente" src="http://www.umanista.info/plugins/auto/couteau_suisse/v1.8.102/img/decoupe/precedent_off.gif"/> <span class="cs_pagination_off">1</span> <a title="Pagina 2 : Dieci anni fa Cesare Romiti dichiarava: «L'occupazione (...)" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend&artpage=2-2" class="decoupe_page">2</a> <a href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend&artpage=2-2" class="decoupe_img"><img class="no_image_filtrer" alt="Pagina successiva" title="Pagina successiva" src="http://www.umanista.info/plugins/auto/couteau_suisse/v1.8.102/img/decoupe/suivant.gif"/></a> </div> <p>Nei quasi cinque decenni che vanno dal 1960 a oggi, l'economia italiana ha creato circa quattro milioni di posti di lavoro. In termini percentuali il numero degli occupati è cresciuto del 19%, cifra che sebbene sembri fallimentare rispetto alla prestazione dell'economia statunitense (+118%) rimane comunque migliore di ciò che è stato fatto in Gran Bretagna (+18%). Più sorprendente è invece la crescita del <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot8' name='mot8_0' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>Prodotto Interno Lordo</span><span class="gl_js" title="Prodotto Interno Lordo<br />PIL"> </span><span class="gl_jst" title="Indicatore economico che misura la produzione totale di beni e servizi da parte delle unità produttive (imprese, amministrazioni pubbliche, ecc...) residenti in un paese nell'arco di un anno. Vengono considerati prodotti e servizi <i>finali</i> mentre vengono esclusi quelli <i>intermedi</i>. Per esempio si considera il pane (prodotto finale consumato), ma non la farina che serve a produrlo (prodotto intermedio) al fine di non contarla due volte."> </span></a>: il <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot8' name='mot8_1' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>PIL</span><span class="gl_js" title="Prodotto Interno Lordo<br />PIL"> </span><span class="gl_jst" title="Indicatore economico che misura la produzione totale di beni e servizi da parte delle unità produttive (imprese, amministrazioni pubbliche, ecc...) residenti in un paese nell'arco di un anno. Vengono considerati prodotti e servizi <i>finali</i> mentre vengono esclusi quelli <i>intermedi</i>. Per esempio si considera il pane (prodotto finale consumato), ma non la farina che serve a produrlo (prodotto intermedio) al fine di non contarla due volte."> </span></a> nostrano sfoggia un ragguardevole +292%, cifra di tutto rispetto se comparata al +362% ottenuto oltreoceano.</p> <p>Anche l'osservatore più distratto avrà colto l'incoerenza di queste cifre: come è possibile che due economie che dopo tutto sono cresciute in modo comparabile abbiano creato occupazione in modo cosi' diverso?</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/jpg/NuoviOccupati.jpg" type="image/jpeg"><br class='autobr' /> <img src="http://www.umanista.info/IMG/distant/jpg/NuoviOccupat710b.jpg" alt="Occupati" width='500' height='520' style='' /></a><br class='autobr' /> <i>Fonte: <a href="http://www.conference-board.org/economics/database.cfm" class='spip_out' rel='external'>Base di dati dell'Università di Groningen</a></i></p> <p>Al di là della propaganda mediatica, l'aumento dell'occupazione dipende da due fattori: la crescita netta e la riduzione dell'orario di lavoro.</p> <p>Per spiegare la crescita netta basta un semplice esempio.<br class='autobr' /> Si supponga che quattro lavoratori durante un anno lavorino con una produttività di 10 Euro pro capite. Il <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot8' name='mot8_2' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>PIL</span><span class="gl_js" title="Prodotto Interno Lordo<br />PIL"> </span><span class="gl_jst" title="Indicatore economico che misura la produzione totale di beni e servizi da parte delle unità produttive (imprese, amministrazioni pubbliche, ecc...) residenti in un paese nell'arco di un anno. Vengono considerati prodotti e servizi <i>finali</i> mentre vengono esclusi quelli <i>intermedi</i>. Per esempio si considera il pane (prodotto finale consumato), ma non la farina che serve a produrlo (prodotto intermedio) al fine di non contarla due volte."> </span></a> finale sarà dunque di 40 Euro. Nell'anno successivo si supponga che il <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot8' name='mot8_3' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>PIL</span><span class="gl_js" title="Prodotto Interno Lordo<br />PIL"> </span><span class="gl_jst" title="Indicatore economico che misura la produzione totale di beni e servizi da parte delle unità produttive (imprese, amministrazioni pubbliche, ecc...) residenti in un paese nell'arco di un anno. Vengono considerati prodotti e servizi <i>finali</i> mentre vengono esclusi quelli <i>intermedi</i>. Per esempio si considera il pane (prodotto finale consumato), ma non la farina che serve a produrlo (prodotto intermedio) al fine di non contarla due volte."> </span></a> risulti essere 45 Euro: si avrà quindi una «crescita» del 12.5%. Al di là delle prevedibili giubilanti dichiarazioni del presidente del consiglio di turno, è utile immaginare le conseguenze sull'occupazione. Si supponga che, grazie a importanti investimenti in macchinari, la produttività sia passata a 15 Euro: le imprese con solo tre lavoratori hanno quindi ottenuto un <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot8' name='mot8_4' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>PIL</span><span class="gl_js" title="Prodotto Interno Lordo<br />PIL"> </span><span class="gl_jst" title="Indicatore economico che misura la produzione totale di beni e servizi da parte delle unità produttive (imprese, amministrazioni pubbliche, ecc...) residenti in un paese nell'arco di un anno. Vengono considerati prodotti e servizi <i>finali</i> mentre vengono esclusi quelli <i>intermedi</i>. Per esempio si considera il pane (prodotto finale consumato), ma non la farina che serve a produrlo (prodotto intermedio) al fine di non contarla due volte."> </span></a> di 45 Euro e l'occupazione è... diminuita!<br class='autobr' /> La crescita può non creare occupazione, o addirittura distruggere posti di lavoro se è inferiore all'aumento di produttività. Sembra inverosimile eppure si tratta esattamente di ciò che è successo in Italia.</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/jpg/Produttivita_PIL.jpg " type="image/jpeg"><br class='autobr' /> <img src="http://www.umanista.info/IMG/distant/jpg/Produttivitab446.jpg" alt="Produttività e PIL" width='500' height='515' style='' /></a><br class='autobr' /> <i>Crescita della produttività oraria e del PIL rispetto ai valori del 1960.<br class='manualbr' />Fonte: <a href="http://www.conference-board.org/economics/database.cfm" class='spip_out' rel='external'>Base di dati dell'Università di Groningen</a></i></p> <p>Se nel 2007 gli italiani avessero avuto la stessa produttività che ebbero nel 1960, non sarebbero bastati bambini e pensionati per produrre lo stesso PIL.</p> <p>Per quanto riguarda la riduzione dell'orario il meccanismo funziona in modo assai semplice: meno si lavora e più le imprese sono obbligate ad assumere: se per tutto il 2007 gli italiani avessero lavorato secondo gli orari dell'anno 1960, si sarebbe prodotto lo stesso PIL con ben 8 milioni di posti di lavoro in meno.</p> <p>Siamo ora in grado di spiegare l'evoluzione dell'occupazione durante l'ultimo mezzo secolo:</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/jpg/ROL_crescita.jpg" type="image/jpeg"><br class='autobr' /> <img src="http://www.umanista.info/IMG/distant/jpg/ROL_crescita42e8.jpg" alt="Posti di lavoro creati" width='500' height='530' style='' /></a><br class='autobr' /> <i>Numero di posti di lavoro creati dalla riduzione dell'orario e numero di posti di lavoro distrutti dalla «crescita» (in migliaia).<br class='manualbr' />Fonte: Elaborazione su <a href="http://www.conference-board.org/economics/database.cfm" class='spip_out' rel='external'>Base di dati dell'Università di Groningen</a></i></p> <p>Fra il 1960 e il 1979 l'economia italiana non ha creato nessun posto di lavoro: alla fine del 1979 il numero di posti di lavoro creato dalla riduzione dell'orario (che passo' da 2234 a 1733 ore annue) fu perfettamente bilanciata dalla distruzione di impieghi da parte della produttività. Da notare che il PIL crebbe comunque del... 141%!. L'occupazione crebbe fino al 1992, anno a partire dal quale una impennata della produttività distrusse più di un milione trecentomila posti di lavoro nel giro di tre anni. Grazie a un rallentamento della crescita della produttività l'occupazione superò il livello del '92 solo nel 2001.</p> <p>E' quindi la differenza nella crescita relativa della produttività («solo» +135% negli Stati Uniti) che spiega le diverse conseguenze sull'occupazione: un incremento di produttività più ridotto ha spinto le imprese ad assumere maggiormente e, in ultima analisi, a creare un maggior numero di posti di lavoro.</p><div id='decoupe_bas' class='pagination decoupe_bas'> <img class="no_image_filtrer" alt="Pagina precedente" title="Pagina precedente" src="http://www.umanista.info/plugins/auto/couteau_suisse/v1.8.102/img/decoupe/precedent_off.gif"/> <span class="cs_pagination_off">1</span> <a title="Pagina 2 : Dieci anni fa Cesare Romiti dichiarava: «L'occupazione (...)" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend&artpage=2-2" class="decoupe_page">2</a> <a href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend&artpage=2-2" class="decoupe_img"><img class="no_image_filtrer" alt="Pagina successiva" title="Pagina successiva" src="http://www.umanista.info/plugins/auto/couteau_suisse/v1.8.102/img/decoupe/suivant.gif"/></a> </div> </div> <hr /> <div class='rss_notes'><div id='nb1'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh1' class='spip_note' title='Note 1' rev='footnote'>1</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Romiti: 35 ore? Un'assurdità, 25 gennaio 1998, <i>La Repubblica</i></p> </div></div> La questione retributiva http://www.umanista.info/spip.php?article4 http://www.umanista.info/spip.php?article4 2008-07-08T20:53:00Z text/html it Redazione <p>Fra il 1986 e il 2006 in Germania, i salari netti sono aumentati di... 5 Euro, mentre in Francia, incalzato sul potere d'acquisto delle retribuzioni dai giornalisti durante una conferenza stampa, Nicolas Sarkozy non ha potuto evitare di confessare la sua totale impotenza. In Italia le cose non vanno certo diversamente...<br class='autobr' /> Ultimo atto (incompiuto) del governo Prodi II è stata la questione retributiva. In periodo di rinnovo nonché di «riforma» dei contratti, un impulso inaspettato alla (...)</p> - <a href="http://www.umanista.info/spip.php?rubrique3" rel="directory">Lavoro</a> <div class='rss_chapo'><p>Fra il 1986 e il 2006 in Germania, i salari netti sono aumentati di... 5 Euro<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb1' class='spip_note' rel='footnote' title='Der Netto-Lohn Skandal, 29 settembre 2007, Build' id='nh1'>1</a>]</span>, mentre in Francia, incalzato sul potere d'acquisto delle retribuzioni dai giornalisti durante una conferenza stampa, Nicolas Sarkozy non ha potuto evitare di confessare la sua totale impotenza<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb2' class='spip_note' rel='footnote' title='Travailler plus (air connu), 9 gennaio 2008, Libération' id='nh2'>2</a>]</span>. <br class='autobr' /> In Italia le cose non vanno certo diversamente...</p></div> <div class='rss_texte'><p>Ultimo atto (incompiuto) del governo Prodi II è stata la questione retributiva.<br class='autobr' /> In periodo di rinnovo nonché di «riforma» dei contratti, un impulso inaspettato alla discussione è stato dato dalla Banca d'Italia: prima con una dichiarazione dell'ottobre scorso<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb3' class='spip_note' rel='footnote' title='Draghi: ‘In Italia stipendi troppo bassi. Il reddito torni a crescere in (...)' id='nh3'>3</a>]</span>, in cui Mario Draghi non esitava a giudicare “troppo basse” le retribuzioni in Italia e poi con l'indagine sui bilanci delle famiglie nel 2006 che evidenziava la sostanziale stagnazione dei salari reali dal 2000.<br class='autobr' /> Riassumendo i termini della questione, il discorso della Banca d'Italia e di Confindustria (ma anche di numerosi rappresentanti sindacali) si articola in due punti:</p> <ul class="spip"><li>le retribuzioni in Italia sono inferiori a quelle degli altri più importanti paesi industrializzati</li></ul><ul class="spip"><li>dall'inizio degli anni 2000 (introduzione dell'euro), ma qualcuno si spinge anche fino al 1992 (abolizione della scala mobile) le retribuzioni sono rimaste invariate o, al più, hanno subito lievi aumenti in termini reali.</li></ul> <p>In entrambi i casi l'analisi “nazionale” del problema condiziona fortemente il ventaglio delle soluzioni possibili: così Romano Prodi (sostenuto a gran voce dalla Sinistra dell'ex Unione) poteva facilmente presentarsi come salvatore della Patria dichiarando, qualche giorno prima della caduta del suo governo, che il momento dello sviluppo era arrivato: grazie al cosiddetto «tesoretto», una consistente riduzione delle tasse sul lavoro dipendente avrebbe rinvigorito una dinamica salariale ormai quasi piatta.<br class='autobr' /> Insomma sembrano lontani i tempi in cui Carlo Azeglio Ciampi attaccava senza sosta gli eccessivi aumenti del costo del lavoro.<br class='autobr' /> Improvvisa presa di coscienza o sottile strategia politica?</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/jpg/Italia-2.jpg" type="image/jpeg"><br class='autobr' /> <img src="http://www.umanista.info/IMG/distant/jpg/Italia-2jpg-cece.jpg" alt="Italia" width='500' height='507' style='' /><br class='autobr' /> </a><br class='autobr' /> <i>Fonte: base di dati dell'Unione Europea <a href="http://ec.europa.eu/economy_finance/indicators/annual_macro_economic_database/ameco_contents.htm" class='spip_out' rel='external'>AMECO</a></i></p> <p>Benché siano presentate come capaci di evoluzione autonoma, le retribuzioni sono il frutto di un processo di ripartizione delle risorse: a seconda della forza contrattuale dei lavoratori rispetto a quella dei datori di lavoro, salari e stipendi possono catturare una più grande o più piccola parte di ricchezza.<br class='autobr' /> Ma procediamo con ordine.<br class='autobr' /> Prendendo come stima della ricchezza prodotta dal paese il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Prodotto_Interno_Lordo" class='spip_glossaire' rel='external'>Prodotto Interno Lordo</a> (<a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot8' name='mot8_0' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>PIL</span><span class="gl_js" title="Prodotto Interno Lordo<br />PIL"> </span><span class="gl_jst" title="Indicatore economico che misura la produzione totale di beni e servizi da parte delle unità produttive (imprese, amministrazioni pubbliche, ecc...) residenti in un paese nell'arco di un anno. Vengono considerati prodotti e servizi <i>finali</i> mentre vengono esclusi quelli <i>intermedi</i>. Per esempio si considera il pane (prodotto finale consumato), ma non la farina che serve a produrlo (prodotto intermedio) al fine di non contarla due volte."> </span></a>), è facile trovare l'andamento della percentuale di <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot8' name='mot8_1' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>PIL</span><span class="gl_js" title="Prodotto Interno Lordo<br />PIL"> </span><span class="gl_jst" title="Indicatore economico che misura la produzione totale di beni e servizi da parte delle unità produttive (imprese, amministrazioni pubbliche, ecc...) residenti in un paese nell'arco di un anno. Vengono considerati prodotti e servizi <i>finali</i> mentre vengono esclusi quelli <i>intermedi</i>. Per esempio si considera il pane (prodotto finale consumato), ma non la farina che serve a produrlo (prodotto intermedio) al fine di non contarla due volte."> </span></a> che viene assegnata ogni anno alle retribuzioni: semplificando, si può infatti considerare il <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot8' name='mot8_2' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>PIL</span><span class="gl_js" title="Prodotto Interno Lordo<br />PIL"> </span><span class="gl_jst" title="Indicatore economico che misura la produzione totale di beni e servizi da parte delle unità produttive (imprese, amministrazioni pubbliche, ecc...) residenti in un paese nell'arco di un anno. Vengono considerati prodotti e servizi <i>finali</i> mentre vengono esclusi quelli <i>intermedi</i>. Per esempio si considera il pane (prodotto finale consumato), ma non la farina che serve a produrlo (prodotto intermedio) al fine di non contarla due volte."> </span></a> come la ricchezza prodotta dal paese nell'arco di un anno. Tale ricchezza può essere destinata a tre diversi impieghi:</p> <ul class="spip"><li>alle retribuzioni dei lavoratori</li></ul><ul class="spip"><li>ai profitti di imprese e imprenditori</li></ul><ul class="spip"><li>agli investimenti al fine di aumentare la capacità produttiva e/o l'efficienza del paese</li></ul> <p>L'andamento della quota riservata alle retribuzioni è stupefacente: a fronte di una prima fase sostanzialmente stabile durante gli anni Sessanta, vi è un brusco aumento nella prima metà degli anni Settanta seguito da una riduzione regolare e ininterrotta dal 1975 fino al 2000. Segue poi una seconda fase stabile ad un valore inferiore di dieci punti rispetto alla prima.<br class='autobr' /> Ma c'è di più: lungi dall'essere un fenomeno esclusivamente italiano, la media dei paesi dell'Unione Europea mostra un andamento molto simile, mentre, per quanto riguarda gli Stati Uniti, non si tratta d'altro che di un'eccezione che conferma la regola: trascurando un'infima minoranza corrispondente alle retribuzioni più elevate<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb4' class='spip_note' rel='footnote' title='Where did the Productivity growth go?' id='nh4'>4</a>]</span>, si ottiene esattamente lo stesso andamento.</p> <p>In soldoni: se per cento Euro (o Lire) di ricchezza prodotta i lavoratori italiani del 1975 ne percepivano 70 in termini di salari e stipendi, i lavoratori del 2007 ne hanno percepito solamente... 54.<br class='autobr' /> Dove sono finiti gli altri 16 Euro?</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/jpg/EU15.jpg" type="image/jpeg"><br class='autobr' /> <img src="http://www.umanista.info/IMG/distant/jpg/EU15jpg-8b138b13.jpg" alt="Europa 15" width='500' height='505' style='' /><br class='autobr' /> </a><br class='autobr' /> <i>Fonte: base di dati dell'Unione Europea <a href="http://ec.europa.eu/economy_finance/indicators/annual_macro_economic_database/ameco_contents.htm" class='spip_out' rel='external'>AMECO</a></i></p> <p>Argomento tabù “dimenticato” dai media, il fenomeno è ben noto agli organismi internazionali a tal punto che un documento della Banca dei Regolamenti Internazionali<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb5' class='spip_note' rel='footnote' title='The global upward trend in the profit share' id='nh5'>5</a>]</span> del luglio 2007 prova, per la verità con scarso successo, ad analizzarne le cause.<br class='autobr' /> Le cause, proprio loro, le grandi assenti dal dibattito politico italiano: come spiegare un fenomeno che si può qualificare in tutta tranquillità come strutturale, in atto da più di trent'anni e in tutti i paesi cosiddetti avanzati?<br class='autobr' /> Se le spiegazioni basate sull'introduzione dell'euro o l'abolizione della scala mobile fondono come neve al sole, non vuol dire che spiegazione non vi sia: effetto collaterale del primo shock petrolifero del 1973, in realtà vi è un solo fenomeno presente in tutti i paesi per un arco di tempo così ampio: la disoccupazione.</p> <p>In effetti l'andamento della disoccupazione è esattamente simmetrico rispetto a quello della quota di <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot8' name='mot8_3' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>PIL</span><span class="gl_js" title="Prodotto Interno Lordo<br />PIL"> </span><span class="gl_jst" title="Indicatore economico che misura la produzione totale di beni e servizi da parte delle unità produttive (imprese, amministrazioni pubbliche, ecc...) residenti in un paese nell'arco di un anno. Vengono considerati prodotti e servizi <i>finali</i> mentre vengono esclusi quelli <i>intermedi</i>. Per esempio si considera il pane (prodotto finale consumato), ma non la farina che serve a produrlo (prodotto intermedio) al fine di non contarla due volte."> </span></a> assegnata alle retribuzioni: i periodi di aumento della prima hanno visto una corrispondente riduzione della quota di retribuzioni. Al contrario, ai periodo di ristagno o riduzione dei disoccupati corrispondono brusche frenate della riduzione dei salari.<br class='autobr' /> Non stupisce quindi affatto che J.C. Trichet<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb6' class='spip_note' rel='footnote' title='Governatore della Banca Centrale Europea (BCE)' id='nh6'>6</a>]</span>, in una dichiarazione del febbraio scorso, parli di “una crescita salariale più vigorosa del previsto tenuto conto [...] delle condizioni tese del mercato del lavoro<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb7' class='spip_note' rel='footnote' title='BCE, rischi di rialzo prezzi, 14 febbraio 2008, La Stampa' id='nh7'>7</a>]</span>”: tassi di disoccupazione in discesa come quelli dell'Italia (anche se si potrebbe discutere a lungo del modo in cui sono ottenuti) potrebbero prima o poi farsi sentire sui salari generando, secondo le analisi monetariste della Banca Centrale Europea un incremento del tasso di inflazione.<br class='autobr' /> Come si traduce l'effetto della disoccupazione sul livello delle retribuzioni? La riserva di mano d'opera permette semplicemente di non trasmettere su salari e stipendi gli aumenti di produttività. Quest'ultima infatti è la principale responsabile della crescita: dal 1960 al 2007 il <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot8' name='mot8_4' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>PIL</span><span class="gl_js" title="Prodotto Interno Lordo<br />PIL"> </span><span class="gl_jst" title="Indicatore economico che misura la produzione totale di beni e servizi da parte delle unità produttive (imprese, amministrazioni pubbliche, ecc...) residenti in un paese nell'arco di un anno. Vengono considerati prodotti e servizi <i>finali</i> mentre vengono esclusi quelli <i>intermedi</i>. Per esempio si considera il pane (prodotto finale consumato), ma non la farina che serve a produrlo (prodotto intermedio) al fine di non contarla due volte."> </span></a> italiano è aumentato del 304% in termini reali, la produttività del 241% mentre l'occupazione solamente del... 44%! (si legga <a href="http://www.umanista.info/spip.php?article3" class='spip_in'>Crescita e occupazione: inganno sociale</a>)</p> <p>Più semplicemente il gioco funziona così: supponiamo che in un anno il lavoratore medio che lavora 8 ore al giorno produca 100 Euro e ne riceva 70<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb8' class='spip_note' rel='footnote' title='Le cifre di questo esempio sono totalmente fittizie. Inoltre, per (...)' id='nh8'>8</a>]</span>. Supponiamo ora che l'anno successivo la produttività del lavoro sia aumentata (ad esempio grazie al progresso tecnologico) e che quindi lo stesso lavoratore lavorando sempre 8 ore al giorno riesca a produrre 120 Euro (si dirà quindi che la produttività è aumentata del 20%). Ora, se al lavoratore viene concesso un aumento annuale inferiore al 20 per cento (per esempio il 10%, cioè 7 Euro), la quota di PIL (cioè di ricchezza prodotta) destinata alle retribuzioni è diminuita: si è passati dal 70% (70 Euro su 100 prodotti nel primo anno) al 64% (77 Euro su 120).</p> <p>E' quindi chiaro che quando Montezemolo dichiara che “dobbiamo far sì che anche il sistema contrattuale punti all'obiettivo della crescita e dell'incremento di produttività. Solo in questo modo possiamo garantire l'aumento dell'occupazione accanto all'incremento delle retribuzioni<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb9' class='spip_note' rel='footnote' title='Montezemolo: ‘Ora è allarme salari cambiamo i contratti senza governo', 29 (...)' id='nh9'>9</a>]</span>” dice una evidente falsità, ma non improvvisa affatto: crescita e incremento di produttività, praticamente sinonimi, sono indispensabili alle imprese per mantenere il loro tasso di profitto, mentre se, per quanto riguarda l'occupazione vi è solo un tenue legame con la crescita, l'aumento di produttività degli ultimi trent'anni ha portato addirittura a una riduzione dei salari!<br class='autobr' /> Ecco allora che legare gli aumenti retributivi alla produttività, idea che pare in prima analisi piena di buon senso, non è altro che un metodo intelligente per far sì che le retribuzioni stagnino per lunghi anni ancora.</p> <p>Se aumentare la produttività rimane indiscutibilmente un obiettivo della collettività, questo deve comunque essere usato con uno scopo ben preciso: aumentare l'occupazione tramite la riduzione dell'orario di lavoro. Solo in questo modo si otterrebbe una più equa distribuzione della ricchezza prodotta. Nella direzione opposta va invece la proposta di Berlusconi di detassare gli straordinari<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb10' class='spip_note' rel='footnote' title='Montezemolo: ‘Bene Berlusconi sugli sgravi a straordinari e premi', 14 (...)' id='nh10'>10</a>]</span>.<br class='autobr' /> Per quanto invece riguarda gli intenti del defunto governo Prodi, tagli di tasse o redistribuzioni di tesoretto non possono che finire nella stessa borsa, cioè quella dei profitti.</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/gif/Profitti.gif" type="image/jpeg"><br class='autobr' /> <img src="http://www.umanista.info/local/cache-vignettes/L385xH244/Profittigif-f584-27833.gif" alt="Profitti" width='385' height='244' style='' /><br class='autobr' /> </a></p> <p>Quota di PIL destinata ai profitti (da destra Stati Uniti, Austria, Italia, Canada, Francia, Spagna, Germania e Giappone)<br class='manualbr' /><i>Fonte:<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb6' class='spip_note' rel='footnote'>6</a>]</span></i></p> <p>Non è infatti un semplice caso se il documento di cui sopra della BRI non parla di riduzione dei salari, ma di incremento dei profitti: contropartita della riduzione delle retribuzioni, l'incremento dei profitti è anch'esso una costante in molti paesi. Senza agire sui meccanismi di base del fenomeno quindi, è facile prevedere che entro qualche anno una riduzione delle tasse sulle prime verrà riassorbita dai secondi. Ovviamente, ciò non impediva a Prodi di annunciare: “sui salari, misure strutturali”<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb11' class='spip_note' rel='footnote' title='Prodi: ‘Così aiuterò le famiglie', 31 dicembre 2007, La Repubblica' id='nh11'>11</a>]</span>...</p> <p>Senza dimenticare che una riduzione delle entrate non può far altro che danneggiare le fasce più povere della popolazione secondo un modello ormai consolidato: meno entrate più <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot4' name='mot4_5' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>deficit</span><span class="gl_js" title="Avanzo<br />Disavanzo<br />Deficit"> </span><span class="gl_jst" title="Si tratta di concetti legati alla contabilità (in particolare a quella delle amministrazioni pubbliche). Si parla di deficit (o disavanzo) nel caso vi sia una differenza negativa fra le entrate e le uscite, quindi quando le entrate sono inferiori alle spese. Nel caso contrario si parla di avanzo."> </span></a>, più <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot4' name='mot4_6' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>deficit</span><span class="gl_js" title="Avanzo<br />Disavanzo<br />Deficit"> </span><span class="gl_jst" title="Si tratta di concetti legati alla contabilità (in particolare a quella delle amministrazioni pubbliche). Si parla di deficit (o disavanzo) nel caso vi sia una differenza negativa fra le entrate e le uscite, quindi quando le entrate sono inferiori alle spese. Nel caso contrario si parla di avanzo."> </span></a> più debito, più debito... meno spese: Mario Draghi non lo nasconde<span class="spip_note_ref"> [<a href='#nb12' class='spip_note' rel='footnote' title='Tasse, la frenata di Draghi: tagli solo se cala la spesa, 20 gennaio 2008, (...)' id='nh12'>12</a>]</span>, ma pare che gli anni Ottanta (si legga <a href="http://www.umanista.info/spip.php?article4" class='spip_in'>La questione retributiva</a>) non abbiano insegnato niente né alla «sinistra» né ai sindacati.</p></div> <hr /> <div class='rss_notes'><div id='nb1'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh1' class='spip_note' title='Note 1' rev='footnote'>1</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span><a href="http://www.bild.de/BTO/tipps-trends/geld-job/2007/09/24/loehne-netto-niedrig/deutschland-20-jahre,geo=2544044.html" class='spip_out' rel='external'>Der Netto-Lohn Skandal</a>, 29 settembre 2007, <i>Build</i></p> </div><div id='nb2'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh2' class='spip_note' title='Note 2' rev='footnote'>2</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span><a href="http://www.liberation.fr/evenement/010171325-travailler-plus-air-connu" class='spip_out' rel='external'>Travailler plus (air connu)</a>, 9 gennaio 2008, <i>Libération</i></p> </div><div id='nb3'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh3' class='spip_note' title='Note 3' rev='footnote'>3</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span><a href="http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/economia/draghi-bankitalia/draghi-bankitalia/draghi-bankitalia.html" class='spip_out' rel='external'>Draghi: ‘In Italia stipendi troppo bassi. Il reddito torni a crescere in modo stabile'</a>, 27 ottobre 2007, <i>La Repubblica</i></p> </div><div id='nb4'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh4' class='spip_note' title='Note 4' rev='footnote'>4</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span><a href="http://zfacts.com/metaPage/lib/gordon-Dew-Becker.pdf" class='spip_out' rel='external'>Where did the Productivity growth go?</a></p> </div><div id='nb5'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh5' class='spip_note' title='Note 5' rev='footnote'>5</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span><a href="http://www.bis.org/publ/work231.pdf" class='spip_out' rel='external'>The global upward trend in the profit share</a></p> </div><div id='nb6'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh6' class='spip_note' title='Note 6' rev='footnote'>6</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Governatore della Banca Centrale Europea (BCE)</p> </div><div id='nb7'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh7' class='spip_note' title='Note 7' rev='footnote'>7</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span> <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200802articoli/30135girata.asp" class='spip_out' rel='external'>BCE, rischi di rialzo prezzi</a>, 14 febbraio 2008, <i>La Stampa</i></p> </div><div id='nb8'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh8' class='spip_note' title='Note 8' rev='footnote'>8</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Le cifre di questo esempio sono totalmente fittizie. Inoltre, per semplicità, non si considera l'inflazione. Tutto ciò non intacca la veridicità dei concetti espressi.</p> </div><div id='nb9'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh9' class='spip_note' title='Note 9' rev='footnote'>9</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Montezemolo: ‘Ora è allarme salari cambiamo i contratti senza governo', 29 gennaio 2008, <i>La Repubblica</i></p> </div><div id='nb10'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh10' class='spip_note' title='Note 10' rev='footnote'>10</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Montezemolo: ‘Bene Berlusconi sugli sgravi a straordinari e premi', 14 febbraio 2008, <i>La Repubblica</i></p> </div><div id='nb11'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh11' class='spip_note' title='Note 11' rev='footnote'>11</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Prodi: ‘Così aiuterò le famiglie', 31 dicembre 2007, <i>La Repubblica</i></p> </div><div id='nb12'> <p><span class="csfoo htmla"></span><span class="spip_note_ref">[<a href='#nh12' class='spip_note' title='Note 12' rev='footnote'>12</a>] </span><span class="csfoo htmlb"></span>Tasse, la frenata di Draghi: tagli solo se cala la spesa, 20 gennaio 2008, <i>La Repubblica</i></p> </div></div>