Script timezone differs from ini-set timezone. L'Umanista.info http://www.umanista.info/ Sito di informazione e riflessione politica it SPIP - www.spip.net Chi possiede il debito pubblico italiano? http://www.umanista.info/spip.php?article37 http://www.umanista.info/spip.php?article37 2011-10-29T13:41:52Z text/html it Mai come in questo periodo si è parlato di debito pubblico, dei paesi debitori, della sua «sostenibilità» e dei suoi meccanismi fin nei dettagli più tecnici. Ma di una cosa si parla poco: dei creditori. Con chi gli italiani si sono, malgrado loro, indebitati? Con buona dose di quel buon senso un po' ipocrita di cui fa uso nei suoi discorsi, il Presidente Napolitano ammoniva il settembre scorso a proposito del debito pubblico: «Guai a non farcene carico : non possiamo lasciare sulle spalle delle (...) - <a href="http://www.umanista.info/spip.php?rubrique4" rel="directory">Debito pubblico</a> <div class='rss_chapo'><p><strong>Mai come in questo periodo si è parlato di <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot6' name='mot6_0' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>debito pubblico</span><span class="gl_js" title="Debito pubblico"> </span><span class="gl_jst" title="E' l'insieme dei debiti nominali delle amministrazioni pubbliche in essere alla fine di ogni anno. La definizione ufficiale dell'Unione Europea si può trovare a questo <a href="http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexplus!prod!CELEXnumdoc&numdoc=31993R3605&lg=it" class="spip_out">indirizzo</a>"> </span></a>, dei paesi debitori, della sua «sostenibilità» e dei suoi meccanismi fin nei dettagli più tecnici. Ma di una cosa si parla poco: dei creditori. Con chi gli italiani si sono, malgrado loro, indebitati?</strong></p></div> <div class='rss_texte'><p>Con buona dose di quel buon senso un po' ipocrita di cui fa uso nei suoi discorsi, il Presidente Napolitano ammoniva il settembre scorso a proposito del <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot6' name='mot6_0' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>debito pubblico</span><span class="gl_js" title="Debito pubblico"> </span><span class="gl_jst" title="E' l'insieme dei debiti nominali delle amministrazioni pubbliche in essere alla fine di ogni anno. La definizione ufficiale dell'Unione Europea si può trovare a questo <a href="http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexplus!prod!CELEXnumdoc&numdoc=31993R3605&lg=it" class="spip_out">indirizzo</a>"> </span></a>: «Guai a non farcene carico : non possiamo lasciare sulle spalle delle generazioni più giovani quella montagna di debito»<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb1' class='spip_note' rel='footnote' title='Intervento del Presidente Napolitano alla cerimonia di apertura dell'anno (...)' id='nh1'>1</a>]<!-- htmlB -->.</p> <p>La tecnica è ormai ben rodata (si legga <a href='http://www.umanista.info/spip.php?article1' class='spip_in'>Le origini del debito pubblico italiano</a>): abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi, e, secondo le parole del Senatore Bossi «il Paese ha speso più di quanto poteva e un bel giorno la realtà ha preso il treno ed è venuta a trovarci»<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2' class='spip_note' rel='footnote' title='Bossi: dobbiamo seguire la Ue, 9 agosto 2011, Il Corriere della (...)' id='nh2'>2</a>]<!-- htmlB -->.</p> <p>Come spesso accade la «realtà» è ben diversa e qualcuno, come Eurostat, ha pure provato ad andare a cercarla.</p> <p>Non sono le generazioni future che pagheranno il <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot6' name='mot6_1' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>debito pubblico</span><span class="gl_js" title="Debito pubblico"> </span><span class="gl_jst" title="E' l'insieme dei debiti nominali delle amministrazioni pubbliche in essere alla fine di ogni anno. La definizione ufficiale dell'Unione Europea si può trovare a questo <a href="http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexplus!prod!CELEXnumdoc&numdoc=31993R3605&lg=it" class="spip_out">indirizzo</a>"> </span></a> ma siamo tutti noi contemporanei. Al di fuori di ogni retorica, si tratta di un vero e proprio trasferimento dai contribuenti agli istituti finanziari<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb3' class='spip_note' rel='footnote' title='Structure of Government Debt in Europe in 2009, Eurostat' id='nh3'>3</a>]<!-- htmlB -->.</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/gif/Debt_s_holders_2009_2.GIF" type="image/jpeg"> <img src="http://www.umanista.info/IMG/distant/gif/Debt_s_holded0cc.gif" alt="le titre à afficher dans la thickbox" width='500' height='315' style='height:315px;width:500px;' /> </a></p> <p><i>Fonte:</i> Eurostat.</p> <p>L'85% del <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot6' name='mot6_2' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>debito pubblico</span><span class="gl_js" title="Debito pubblico"> </span><span class="gl_jst" title="E' l'insieme dei debiti nominali delle amministrazioni pubbliche in essere alla fine di ogni anno. La definizione ufficiale dell'Unione Europea si può trovare a questo <a href="http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexplus!prod!CELEXnumdoc&numdoc=31993R3605&lg=it" class="spip_out">indirizzo</a>"> </span></a> italiano è detenuto da istituti finanziari italiani o da altri possessori esteri, di cui possiamo azzardare senza troppi rischi la natura finanziaria. Nel rimanente 15% detenuto da residenti in Italia, il documento citato comprende sia le imprese che le famiglie, il che significa che la parte di <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot6' name='mot6_3' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>debito pubblico</span><span class="gl_js" title="Debito pubblico"> </span><span class="gl_jst" title="E' l'insieme dei debiti nominali delle amministrazioni pubbliche in essere alla fine di ogni anno. La definizione ufficiale dell'Unione Europea si può trovare a questo <a href="http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexplus!prod!CELEXnumdoc&numdoc=31993R3605&lg=it" class="spip_out">indirizzo</a>"> </span></a> nelle mani delle famiglie italiane tende ormai a essere insignificante.</p> <p>Tutto ciò a riprova ancora una volta del fatto che il <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot6' name='mot6_4' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>debito pubblico</span><span class="gl_js" title="Debito pubblico"> </span><span class="gl_jst" title="E' l'insieme dei debiti nominali delle amministrazioni pubbliche in essere alla fine di ogni anno. La definizione ufficiale dell'Unione Europea si può trovare a questo <a href="http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexplus!prod!CELEXnumdoc&numdoc=31993R3605&lg=it" class="spip_out">indirizzo</a>"> </span></a>, attraverso il meccanismo degli interessi, è uno strumento di redistribuzione inversa dai contribuenti agli istituti finanziari (banche, assicurazioni, fondi di investimento) e, in ultima analisi, ai detentori di capitali.</p> <p>La richiesta da parte dei dirigenti europei di innalzare l'età pensionabile a 67 anni, o di generalizzare il precariato per rimborsarlo non è altro che l'ennesima testimonianza della totale subordinazione delle strutture democratiche europee ai detentori di capitali, i cosiddetti «mercati».</p></div> <hr /> <div class='rss_notes'><p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh1' id='nb1' class='spip_note' title='Note 1' rev='footnote'>1</a>] <!-- htmlB -->Intervento del Presidente Napolitano alla cerimonia di apertura dell'anno scolastico 2011-2012, 23 settembre 2011, <a href='http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Discorso&key=2270' class='spip_out'><i>Presidenza della Repubblica</i></a></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh2' id='nb2' class='spip_note' title='Note 2' rev='footnote'>2</a>] <!-- htmlB --> Bossi: dobbiamo seguire la Ue, 9 agosto 2011, <a href='http://archiviostorico.corriere.it/2011/agosto/09/Bossi_dobbiamo_seguire_Ue_co_8_110809034.shtml' class='spip_out'><i>Il Corriere della Sera</i></a></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh3' id='nb3' class='spip_note' title='Note 3' rev='footnote'>3</a>] <!-- htmlB -->Structure of Government Debt in Europe in 2009, <a href='http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_OFFPUB/KS-SF-11-003/EN/KS-SF-11-003-EN.PDF' class='spip_out'><i>Eurostat</i></a></p></div>
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Francesco Giavazzi http://www.umanista.info/spip.php?article36 http://www.umanista.info/spip.php?article36 2010-05-04T20:38:09Z text/html it Estratto da Il Corriere del 16 Marzo 2007 [...] Tra il 1995 e il 2006, Europa e Stati Uniti, nonostante la retorica della «nuova economia» americana e del declino europeo, hanno creato lo stesso numero di posti di lavoro: 18 milioni ciascuno. In Europa quasi metà di questi nuovi posti (oltre 7 milioni su 18) è stato creato in Spagna, un numero tre volte maggiore dei posti creati in Italia. [...] La maggior parte dei nuovi posti di lavoro creati in Spagna sono contratti a tempo determinato, (...) - <a href="http://www.umanista.info/spip.php?rubrique3" rel="directory">Lavoro</a> <div class='rss_texte'><p>Estratto da <a href='http://archiviostorico.corriere.it/2007/marzo/16/COME_CREANO_POSTI_LAVORO_co_9_070316096.shtml' class='spip_out'><i>Il Corriere</i></a> del 16 Marzo 2007</p> <p>[...]</p> <p>Tra il 1995 e il 2006, Europa e Stati Uniti, nonostante la retorica della «nuova economia» americana e del declino europeo, hanno creato lo stesso numero di posti di lavoro: 18 milioni ciascuno. In Europa quasi metà di questi nuovi posti (oltre 7 milioni su 18) è stato creato in Spagna, un numero tre volte maggiore dei posti creati in Italia.</p> <p>[...]</p> <p>La maggior parte dei nuovi posti di lavoro creati in Spagna sono contratti a tempo determinato, che ormai rappresentano il 30 per cento di tutti i posti.</p> <p>[...]</p> <p> Un posto stabile è senza dubbio meglio di uno a tempo determinato e l' insicurezza dei lavori precari è certamente all'origine di molti guai delle nostre società, ad esempio il fatto che i giovani attendono a lungo prima di formare una famiglia e non nascono più bambini. Ma la soluzione non può essere l' eliminazione dei lavori a tempo determinato. Non può esserlo perché l' alternativa a un lavoro precario è nessun lavoro, non un lavoro stabile.</p> <p>...</p> <p><a href='http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2010/04/30/visualizza_new.html_1787475653.html' class='spip_out'>Spagna, disoccupazione oltre il 20%</a>, 30 Aprile 2010</p> <p>(ANSA) - MADRID, 30 APR - A fine marzo la disoccupazione in Spagna ha superato la soglia del 20% attestandosi al 20,05%, ai massimi dal 1997. La crisi economica e lo scoppio della bolla immobiliare hanno fatto passare la percentuale delle persone senza lavoro sulla popolazione attiva spagnola dal 9,6% di marzo 2008 al 20,05% dello scorso marzo. La Spagna chiude cosi' il primo trimestre del 2010 con 4.612.700 persone disoccupate.</p> <p>Quasi 1,3 milioni le famiglie con tutti i membri disoccupati.</p></div> Lavorare nuoce alla salute http://www.umanista.info/spip.php?article34 http://www.umanista.info/spip.php?article34 2009-10-08T21:05:56Z text/html it L'Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro [1] ha commissionato un sondaggio condotto nei 27 Paesi membri sulla percezione da parte dei cittadini europei della sicurezza sul lavoro. Se da un lato i risultati non stupiscono per quanto riguarda il nostro Paese (l'87% degli italiani considera che la cattiva salute sia almeno in parte causata dal lavoro), dall'altro confermano che non si tratta certo di un fenomeno circoscritto a un solo paese: in media 75 europei su cento (...) - <a href="http://www.umanista.info/spip.php?rubrique3" rel="directory">Lavoro</a> <div class='rss_texte'><p>L'Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb1-1' class='spip_note' rel='footnote' title='Agenzia europea diretta da rappresentanti di governo, dei lavoratori e (...)' id='nh1-1'>1</a>]<!-- htmlB --> ha commissionato un <a href='http://osha.europa.eu/en/statistics/eu-poll/slides/Package_Italy.pdf' class='spip_out'>sondaggio</a> condotto nei 27 Paesi membri sulla percezione da parte dei cittadini europei della sicurezza sul lavoro.</p> <p>Se da un lato i risultati non stupiscono per quanto riguarda il nostro Paese (l'87% degli italiani considera che la cattiva salute sia almeno in parte causata dal lavoro), dall'altro confermano che non si tratta certo di un fenomeno circoscritto a un solo paese: in media 75 europei su cento concordano nel considerare che il lavoro incide negativamente sulla loro salute.</p> <p>Ma ancora più sorprendenti sono le risposte alla domanda: «Se lei dovesse decidere di accettare un nuovo lavoro, quali sono, tra le seguenti, le due opzioni che influenzerebbero di più la sua decisione?»: non è infatti né lo stipendio né la salute o la sicurezza ciò che più preoccupa gli italiani, ma la certezza del lavoro<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb1-2' class='spip_note' rel='footnote' title='Così come il 53% degli intervistati nel Regno Unito, «paese della (...)' id='nh1-2'>2</a>]<!-- htmlB -->.</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/jpg/Italia.jpg" type="image/jpeg"> <img src="http://www.umanista.info/IMG/distant/jpg/Italiajpg-3e3eec.jpg" alt="Vedi il isultato del sondaggio" width='500' height='386' style='height:386px;width:500px;' /></a></p> <p>Se l'opposizione decidesse di combattere Berlusconi sul terreno della precarietà del lavoro lasciandogli quello del pettegolezzo avrebbe il sostegno del 66% degli italiani...</p></div> <hr /> <div class='rss_notes'><p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh1-1' id='nb1-1' class='spip_note' title='Note 1-1' rev='footnote'>1</a>] <!-- htmlB -->Agenzia europea diretta da rappresentanti di governo, dei lavoratori e degli imprenditori dei 27 paesi membri oltre a rappresentanti della Commissione Europea</p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh1-2' id='nb1-2' class='spip_note' title='Note 1-2' rev='footnote'>2</a>] <!-- htmlB -->Così come il 53% degli intervistati nel Regno Unito, «paese della flessibilità»</p></div> Intossicazione mediatica http://www.umanista.info/spip.php?article33 http://www.umanista.info/spip.php?article33 2009-07-14T15:15:19Z text/html it Qualche mese fa una catena di scioperi «selvaggi» si impadroniva delle prime pagine dei giornali di mezza Europa. All'origine vi era la protesta di migliaia di operai inglesi contro l'arrivo nelle raffinerie di Lindsey (Regno Unito) di lavoratori stranieri, per la maggior parte italiani e portoghesi. Quella della febbre xenofoba, conseguenza della crisi economica, sarà somministrata alla quasi totalità dei cittadini europei come causa dell'accaduto. Verità o menzogna? Seicentoquarantasette. (...) - <a href="http://www.umanista.info/spip.php?rubrique3" rel="directory">Lavoro</a> <div class='rss_chapo'><p>Qualche mese fa una catena di scioperi «selvaggi» si impadroniva delle prime pagine dei giornali di mezza Europa. All'origine vi era la protesta di migliaia di operai inglesi contro l'arrivo nelle raffinerie di Lindsey (Regno Unito) di lavoratori stranieri, per la maggior parte italiani e portoghesi. Quella della febbre xenofoba, conseguenza della crisi economica, sarà somministrata alla quasi totalità dei cittadini europei come causa dell'accaduto.</p> <p>Verità o menzogna?</p></div> <div class='rss_texte'><span class='_foosommaire'></span><div class="cs_sommaire cs_sommaire_avec_fond" id="outil_sommaire"> <div class="cs_sommaire_inner"> <div class="cs_sommaire_titre_avec_fond"> Sommaire </div> <ul> <li><a title="Silenzio radio in Italia" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire_0">Silenzio radio in Italia</a></li><li><a title="«Informazione» al servizio dei partiti" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire_1">«Informazione» al servizio dei partiti</a></li><li><a title="Un caso emblematico per la sinistra italiana" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire_2">Un caso emblematico per la sinistra italiana</a></li> </ul> </div> </div><span class='_foosommaire'></span><p>Seicentoquarantasette. Tante sono le lettere di licenziamento che i responsabili dell'impresa francese Total hanno imbucato la mattina del 18 giugno scorso. I destinatari, tutti operai inglesi impiegati nelle raffinerie site a Lindsey, scioperavano per solidarietà verso altri 51 operai a loro volta dichiarati... superflui<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-1' class='spip_note' rel='footnote' title='Hundreds walk out in support of sacked oil refinery workers, 19 Giugno (...)' id='nh2-1'>1</a>]<!-- htmlB -->.</p> <p>Ma per una volta non saranno i lavoratori a dover fare buon viso a cattiva sorte. Altrettante infatti sono state le riassunzioni con le quali Total ha dovuto reintegrare tutti i lavoratori licenziati in seguito all'accordo ottenuto dagli scioperanti dopo una schiacciante vittoria sindacale<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-2' class='spip_note' rel='footnote' title='Vote ends refinery jobs dispute, 29 Giugno 2009, BBC News' id='nh2-2'>2</a>]<!-- htmlB -->.</p> <p>Lungi dall'essere un evento isolato, la vicenda fa seguito all'ondata di scioperi che lo scorso febbraio è dilagata dalle raffinerie di Lindsey verso decine di altri impianti energetici inglesi. All'origine, l'arrivo di operai italiani e portoghesi reclutati dall'impresa italiana IREM, vincitrice dell'appalto per i lavori di desolforazione bandito dalla francese Total, proprietaria degli impianti.</p> <h3 class="spip" id="outil_sommaire_0"><a title="Sommaire" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire" class="sommaire_ancre"> </a>Silenzio radio in Italia</h3> <hr class="spip" /> <p>Il silenzio della stampa italiana sugli ultimi risvolti della vicenda contrasta con la rilevanza data agli eventi di febbraio: di fronte a operai che scandivano in corteo «lavoro inglese ai lavoratori inglesi», slogan elettorale del primo ministro Gordon Brown passato del tutto inosservato a suo tempo, la stampa europea e in particolare italiana denunciava con toni millenaristici l'avvento del secolo della xenofobia: in preda al panico conseguenza della crisi economica, ci veniva detto, il popolo stava dando libero sfogo ai suoi istinti più bassi, primo fra tutti la paura dello straniero.</p> <h3 class="spip" id="outil_sommaire_1"><a title="Sommaire" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire" class="sommaire_ancre"> </a>«Informazione» al servizio dei partiti</h3> <hr class="spip" /> <p>Pensando di dare una mano a un Partito Democratico incapace di arginare l'ascesa leghista, La Repubblica commentava fuor di metafora: «Brutti, sporchi e cattivi [...] Gli inglesi ci vedono di nuovo così»<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-3' class='spip_note' rel='footnote' title='Via gli operai italiani ci rubano il lavoro è rivolta in Inghilterra, 31 (...)' id='nh2-3'>3</a>]<!-- htmlB -->. Dal canto suo, il Presidente Napolitano, che non perde occasione di ricordare con quanta convinzione si sia sbarazzato delle preoccupazioni della classe operaia, non esitava a qualificare di «inaccettabili» gli scioperi inglesi<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-4' class='spip_note' rel='footnote' title='Napolitano: Inammissibile lo sciopero inglese, 4 febbraio 2009, La (...)' id='nh2-4'>4</a>]<!-- htmlB -->: «dobbiamo fermare il culto della violenza [...] nei confronti dei lavoratori immigrati». L'amalgama fra scioperi inglesi e recenti violenze xenofobe italiane non era difficile da scorgere.</p> <p>Ma se tali dichiarazioni non sorprendono da parte di chi ha fatto della conversione alle tesi liberiste il perno della propria carriera politica, tutt'altro si può dire riguardo a esponenti di spicco della sinistra radicale. Per Fausto Bertinotti, infatti, non si trattava d'altro che di un'esecrabile «guerra fra poveri [...] che produce barbarie»<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-5' class='spip_note' rel='footnote' title='L'Europa condanna gli scioperi anti migranti, 4 Febbraio 2009, (...)' id='nh2-5'>5</a>]<!-- htmlB -->.</p> <p>Eppure gli elementi per inserire l'accaduto in una prospettiva più degna di una sinistra capace di decifrare i conflitti sociali non mancavano: a partire dai cartelli «Lavoratori di tutto il mondo, uniamoci!» sorti durante i cortei fino alle centinaia di lavoratori polacchi che si sono uniti spontaneamente alla protesta dei colleghi inglesi<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-6' class='spip_note' rel='footnote' title='Even in a slump, strikes and occupations can get results, 24 giugno 2009, (...)' id='nh2-6'>6</a>]<!-- htmlB -->: non potendo sempre inquadrarla nella tesi xenofoba, i media hanno scelto più semplicemente di tacere una parte della realtà.</p> <p>Chi infatti ha degnato quest'ultima di un'analisi più documentata<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-7' class='spip_note' rel='footnote' title='Oltre all'articolo di Seumas Milne precedentemente citato, si legga ciò che (...)' id='nh2-7'>7</a>]<!-- htmlB --> non ha tardato a rendersi conto di una situazione completamente diversa: il ricorso a mano d'opera straniera per aggirare gli accordi sindacali<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-8' class='spip_note' rel='footnote' title='In particolare lavoratori spagnoli e portoghesi hanno sostituito lavoratori (...)' id='nh2-8'>8</a>]<!-- htmlB -->, la (involontaria) pressione sui salari di lavoratori sottopagati in nome della sacrosanta concorrenza e lavoratori inglesi che si avventurano in uno sciopero illegale<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-9' class='spip_note' rel='footnote' title='Gli scioperi di solidarietà sono considerati come un delitto dalla (...)' id='nh2-9'>9</a>]<!-- htmlB --> per difendere le retribuzioni di tutti. Insomma, nessuna traccia di xenofobia, se non inventata di sana pianta dai mezzi di comunicazione<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-10' class='spip_note' rel='footnote' title='La rispettabile televisione inglese BBC ha mostrato un operaio che (...)' id='nh2-10'>10</a>]<!-- htmlB -->.</p> <h3 class="spip" id="outil_sommaire_2"><a title="Sommaire" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire" class="sommaire_ancre"> </a>Un caso emblematico per la sinistra italiana</h3> <hr class="spip" /> <p>La vicenda inglese è emblematica della situazione di stallo in cui si trova la sinistra italiana caratterizzata da un lato dalla rinuncia della sua componente moderata (Partito Democratico) all'idea che vi sia conflitto di interessi fra mondo del lavoro e mondo dell'impresa e dall'altro dall'incapacità di quella radicale (Rifondazione Comunista) di dare una lettura di tali conflitti socialmente e politicamente accettabile.</p> <p>In particolare, il comportamento ambiguo della sinistra radicale che condanna coloro che vuole rappresentare sulla base di un'analisi totalmente sbagliata, finisce per lasciare senza rappresentanza politica un'ampia fetta di elettori spingendoli in questo modo a condividere la xenofobia di destra, unica espressione politica possibile del loro malessere.</p> <p>In modo analogo, questo episodio mette in luce quanto sia illusorio pensare che un'eventuale rinascita della sinistra in Italia possa passare dalla creazione di un nuovo partito. In realtà il primo problema da affrontare è quello della formazione del consenso dei cittadini-elettori in una società in cui i mezzi di informazione rimangono capaci di filtrare la realtà in modo tale da trarre in inganno persino le élite.</p></div> <hr /> <div class='rss_notes'><p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh2-1' id='nb2-1' class='spip_note' title='Note 2-1' rev='footnote'>1</a>] <!-- htmlB --> <a href='http://www.guardian.co.uk/business/2009/jun/19/oil-refinery-construction-workers-dispute' class='spip_out'>Hundreds walk out in support of sacked oil refinery workers</a>, 19 Giugno 2009, <i>The Guardian</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh2-2' id='nb2-2' class='spip_note' title='Note 2-2' rev='footnote'>2</a>] <!-- htmlB --> <a href='http://news.bbc.co.uk/2/hi/uk_news/8123545.stm' class='spip_out'>Vote ends refinery jobs dispute</a>, 29 Giugno 2009, <i>BBC News</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh2-3' id='nb2-3' class='spip_note' title='Note 2-3' rev='footnote'>3</a>] <!-- htmlB --> <a href='http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/01/31/via-gli-operai-italiani-ci-rubano-il.html' class='spip_out'>Via gli operai italiani ci rubano il lavoro è rivolta in Inghilterra</a>, 31 gennaio 2009, <i>La Repubblica</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh2-4' id='nb2-4' class='spip_note' title='Note 2-4' rev='footnote'>4</a>] <!-- htmlB --> <a href='http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/02/04/napolitano-inammissibile-lo-sciopero-inglese.html' class='spip_out'>Napolitano: Inammissibile lo sciopero inglese</a>, 4 febbraio 2009, <i>La Repubblica</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh2-5' id='nb2-5' class='spip_note' title='Note 2-5' rev='footnote'>5</a>] <!-- htmlB --> <a href='http://www.liberazione.it/giornale_articolo_ricerca.php?id_articolo=434784' class='spip_out'>L'Europa condanna gli scioperi anti migranti</a>, 4 Febbraio 2009, <i>Liberazione</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh2-6' id='nb2-6' class='spip_note' title='Note 2-6' rev='footnote'>6</a>] <!-- htmlB --> <a href='http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2009/jun/24/strike-action-recession' class='spip_out'>Even in a slump, strikes and occupations can get results</a>, 24 giugno 2009, <i>The Guardian</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh2-7' id='nb2-7' class='spip_note' title='Note 2-7' rev='footnote'>7</a>] <!-- htmlB -->Oltre all'articolo di Seumas Milne precedentemente citato, si legga ciò che lo stesso giornalista di The Guardian ha scritto sul mensile Le Monde Diplomatique di giugno</p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh2-8' id='nb2-8' class='spip_note' title='Note 2-8' rev='footnote'>8</a>] <!-- htmlB -->In particolare lavoratori spagnoli e portoghesi hanno sostituito lavoratori locali durante i lavori di costruzione di alcune centrali elettriche nel Kent. Ovviamente per salari più bassi.</p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh2-9' id='nb2-9' class='spip_note' title='Note 2-9' rev='footnote'>9</a>] <!-- htmlB -->Gli scioperi di solidarietà sono considerati come un delitto dalla legislazione inglese</p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh2-10' id='nb2-10' class='spip_note' title='Note 2-10' rev='footnote'>10</a>] <!-- htmlB -->La rispettabile televisione inglese BBC ha mostrato un operaio che dichiarava a proposito dei lavoratori stranieri «Non possiamo lavorare di fianco a loro» tagliando la seconda parte della frase: «a causa della segregazione che ci divide» per alimentare la visione xenofoba degli scioperanti</p></div>
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Un altro mondo è possibile? http://www.umanista.info/spip.php?article6 http://www.umanista.info/spip.php?article6 2009-03-17T21:45:33Z text/html it Fin dalla sua nascita, l'economia ha cercato di intrattenere un'immagine di scienza asettica, indipendente dai rapporti sociali nell'ottica non dichiarata di rendere indiscutibile la distribuzione della ricchezza e l'organizzazione della società. I risultati di tale lavoro ideologico sembrano più che mai visibili oggi quando, di fronte a una crisi che dilaga di giorno in giorno, nessuno sembra in grado di offrire una proposta concreta di società alternativa. Per i primi studiosi che tentarono di (...) - <a href="http://www.umanista.info/spip.php?rubrique5" rel="directory">Editoriali</a> <div class='rss_chapo'><p>Fin dalla sua nascita, l'economia ha cercato di intrattenere un'immagine di scienza asettica, indipendente dai rapporti sociali nell'ottica non dichiarata di rendere indiscutibile la distribuzione della ricchezza e l'organizzazione della società. I risultati di tale lavoro ideologico sembrano più che mai visibili oggi quando, di fronte a una crisi che dilaga di giorno in giorno, nessuno sembra in grado di offrire una proposta concreta di società alternativa.</p></div> <div class='rss_texte'><span class='_foosommaire'></span><div class="cs_sommaire cs_sommaire_avec_fond" id="outil_sommaire"> <div class="cs_sommaire_inner"> <div class="cs_sommaire_titre_avec_fond"> Sommaire </div> <ul> <li><a title="Marx e la rivoluzione inevitabile" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire_0">Marx e la rivoluzione inevitabile</a></li><li><a title="Ritorno al passato" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire_1">Ritorno al passato</a></li><li><a title="L&#39;ultimo dei critici: Keynes" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire_2">L'ultimo dei critici: Keynes</a></li><li><a title="Controrivoluzione" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire_3">Controrivoluzione</a></li><li><a title="E oggi?" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire_4">E oggi?</a></li> </ul> </div> </div><span class='_foosommaire'></span><p>Per i primi studiosi che tentarono di fare dell'economia una scienza - gli economisti classici - il mondo si divideva in tre categorie: coloro che disponevano di un capitale, i capitalisti, coloro che possedevano la terra, i proprietari terrieri e coloro che non disponevano ne dell'uno ne dell'altra, i lavoratori. I rapporti fra queste tre classi si reggevano su un insieme di «leggi naturali» oggetto di studio dell'economia. Fra questi si trovava il principio della mano invisibile, enunciato da Adam Smith (1723-1790): il produttore guidato dall'interesse personale e «condotto da una mano invisibile finisce per perseguire uno scopo che non è per nulla nelle sue intenzioni»<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb1' class='spip_note' rel='footnote' title='An Inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations, Adam Smith, (...)' id='nh1'>1</a>]<!-- htmlB -->.</p> <p>La magia del meccanismo della mano invisibile non portava comunque gli economisti classici a conclusioni troppo ottimiste riguardo alle sorti del capitalismo. Per David Ricardo (1772-1823) la crescita della produzione avrebbe dovuto fare i conti con la limitatezza della natura, causa ineluttabile di una aumento dei costi di produzione che avrebbe annullato i profitti. La società che ne sarebbe scaturita sarebbe stata caratterizzata da duri conflitti per la spartizione della ricchezza.</p> <p>Per Ricardo un altro mondo era possibile, ma non per questo auspicabile...</p> <h3 class="spip" id="outil_sommaire_0"><a title="Sommaire" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire" class="sommaire_ancre"> </a>Marx e la rivoluzione inevitabile</h3> <p>Elemento essenziale della sua teoria, Marx (1818-1883) non credeva che l'economia si reggesse su leggi universali, ma semplicemente su delle regole valide e verificabili in un dato periodo storico. Per Marx le «leggi» degli economisti classici altro non erano che il frutto dell'evoluzione storica e dei rapporti di forza fra le classi.</p> <p>Agendo con assoluta cognizione di causa, Marx dimostrò quanto l'economia fosse frutto di scelte umane e, quindi, modificabili. Per Marx, non solo un altro mondo era possibile, ma addirittura inevitabile: «la borghesia non ha soltanto fabbricato le armi che devono darle la morte; essa produsse pure gli uomini che devono manipolarle – gli operai moderni, i Proletarii.»<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2' class='spip_note' rel='footnote' title='Manifesto Comunista, Karl Marx e Friedrich Engels, Londra - (...)' id='nh2'>2</a>]<!-- htmlB -->.</p> <h3 class="spip" id="outil_sommaire_1"><a title="Sommaire" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire" class="sommaire_ancre"> </a>Ritorno al passato</h3> <p>Ma mentre con Marx l'irrefutabilità dell'economia e con essa dei rapporti sociali sembravano essere rimessi in discussione, la nuova ondata di economisti, i marginalisti, preparava un ritorno al passato per altra via. Sebbene alcuni di essi furono critici nei confronti del capitalismo - Alfred Marshall (1842-1924) si disse addirittura d'accordo con alcuni principi del socialismo - i marginalisti effettuarono una vera e propria rivoluzione copernicana: l'economia abbandonò il punto di vista più o meno neutro che l'aveva caratterizzata e si trasformò in una specie di guida dell'imprenditore e del consumatore.</p> <p>I concetti cardine divennero la massimizzazione del profitto per il primo e dell'utilità per il secondo. Le classi sociali scomparvero lasciando il posto ai «fattori produttivi»: si cominciò a parlare di remunerazione del lavoro per indicare le retribuzioni, di remunerazione del capitale per indicare i profitti e perfino la terra ebbe diritto a una remunerazione. Ma capitalisti, lavoratori e proprietari scomparvero dalla scena.</p> <p>Il processo di disumanizzazione della scienza economica arrivò a compimento con l'idea di mercato: nessuno ne controlla il prezzo d'equilibrio, sia esso mercato della frutta o del «fattore lavoro», che invece risulta fissato dall'incontro fra due entità superiori e astratte: la domanda e l'offerta.</p> <p>Ancora un passo avanti nella logica delle leggi immutabili.</p> <h3 class="spip" id="outil_sommaire_2"><a title="Sommaire" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire" class="sommaire_ancre"> </a>L'ultimo dei critici: Keynes</h3> <p>Nel 1929 tuttavia la realtà mise a dura prova i teorici dell'unica via possibile. E sotto le luci della ribalta si ritrovò ancora una volta un economista ostile alla presunta ineluttabilità delle leggi economiche.</p> <p>A detta di John Maynard Keynes (1883-1946), che come Marx non ebbe alcun diploma di economia, quest'ultima doveva trovar posto sul sedile posteriore di un'automobile guidata dalla politica e dall'etica. La società governata dal solo mercato non avrebbe mai raggiunto un equilibrio soddisfacente e solo l'intervento dello Stato aveva qualche speranza di far sopravvivere il capitalismo.</p> <h3 class="spip" id="outil_sommaire_3"><a title="Sommaire" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire" class="sommaire_ancre"> </a>Controrivoluzione</h3> <p>Ma ad azione corrisponde reazione: la corrente marginalista si estremizzò dando origine alla scuola austriaca. Secondo il suo più eminente esponente, Friedrich Von Hayek (1899-1992), convinto sostenitore dell'ordine «spontaneo» del mercato, l'idea di un'organizzazione diversa della società non era solo scellerata, ma semplicemente impossibile: «le istituzioni si sono sviluppate nel modo particolare che conosciamo perché la coordinazione degli agenti economici che esse garantiscono è più efficace rispetto a quella garantita dalle altre istituzioni possibili»<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb3' class='spip_note' rel='footnote' title='Essais de philosophie, de science politique et d'économie, Friedrich Von (...)' id='nh3'>3</a>]<!-- htmlB -->.</p> <p>In altre parole: il mondo che abbiamo sotto gli occhi, buono o cattivo che sia, è l'unico possibile.</p> <h3 class="spip" id="outil_sommaire_4"><a title="Sommaire" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire" class="sommaire_ancre"> </a>E oggi?</h3> <p>Globalizzazione dei mercati, disfatta delle sinistre e individualismo imperante spingono anche gli osservatori più critici a rinunciare a costruire una società diversa. Eppure la crisi finanziaria in corso ha mostrato come idee che sembravano destinate ai libri di storia fino a ieri - nazionalizzazione delle banche in primis - possano tornare di bruciante attualità.</p> <p>Mettendo a nudo il vuoto programmatico pluridecennale della sinistra, la crisi del neoliberismo ha finito per far cantare vittoria ai... neoliberisti: «E' facile pensare che con essa <i>(la crisi, ndr.)</i> non si esauriranno né il capitalismo, né il mercato e non resteranno mute nemmeno le bistrattatissime culture liberali. [...] Non c' è all'orizzonte un «altro mondo»»<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4' class='spip_note' rel='footnote' title='La storia non finisce, Il Corriere della Sera, 6 dicembre 2008' id='nh4'>4</a>]<!-- htmlB -->.</p> <p>Al di là dell'evidente carattere scaramantico di tali affermazioni, bisogna confessare che la sinistra, caduta nella trappola dell'ineluttabilità del capitalismo e dell'onnipotenza del mercato, si è fatta trovare senza soluzione di ricambio. A tal punto che persino la sua componente più radicale non riesce a far altro che riproporre un mero ritorno al capitalismo keynesiano degli anni Settanta.</p> <p>Ma guai a darsi per vinti. La crisi durerà diversi anni e il peggiore degli errori sarebbe di ricadere nella trappola dell'unica via possibile. Poiché proprio questa trappola ideologica costituisce da sempre la miglior strategia di conservazione dell'ingiustizia sociale.</p></div> <hr /> <div class='rss_notes'><p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh1' id='nb1' class='spip_note' title='Note 1' rev='footnote'>1</a>] <!-- htmlB -->An Inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations, <i>Adam Smith</i>, Londra - 1776</p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh2' id='nb2' class='spip_note' title='Note 2' rev='footnote'>2</a>] <!-- htmlB --><a href='http://it.wikisource.org/wiki/Il_Manifesto_del_Partito_Comunista/I#Il_governo_moderno' class='spip_out'>Manifesto Comunista</a>, <i>Karl Marx e Friedrich Engels</i>, Londra - 1848</p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh3' id='nb3' class='spip_note' title='Note 3' rev='footnote'>3</a>] <!-- htmlB -->Essais de philosophie, de science politique et d'économie, <i>Friedrich Von Hayek</i>, Parigi - 2007</p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4' id='nb4' class='spip_note' title='Note 4' rev='footnote'>4</a>] <!-- htmlB --> <a href='http://archiviostorico.corriere.it/2008/dicembre/06/STORIA_NON_FINISCE_co_9_081206096.shtml' class='spip_out'>La storia non finisce</a>, <i>Il Corriere della Sera</i>, 6 dicembre 2008</p></div> Evasione fiscale: la madre del debito pubblico http://www.umanista.info/spip.php?article5 http://www.umanista.info/spip.php?article5 2009-02-15T22:27:21Z text/html it Completamente dimenticati dai media, esistono alcuni studi che non sarebbero senza conseguenze se ampiamente divulgati. Fra questi ve n'è uno che mette in evidenza il sorprendente legame fra evasione fiscale e debito pubblico in Italia. L'entità dell'evasione fiscale è, per definizione, assai difficile da stimare. Si tratta infatti di quantificare un fenomeno che per sua natura tende ha nascondersi, a rendersi invisibile. E' a questa caratteristica di fondo che si deve l'invenzione di numerosi e (...) - <a href="http://www.umanista.info/spip.php?rubrique4" rel="directory">Debito pubblico</a> <div class='rss_chapo'><p>Completamente dimenticati dai media, esistono alcuni studi che non sarebbero senza conseguenze se ampiamente divulgati. Fra questi ve n'è uno che mette in evidenza il sorprendente legame fra <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot10' name='mot10_0' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>evasione fiscale</span><span class="gl_js" title="Evasione fiscale"> </span><span class="gl_jst" title="Tutti i metodi illegali di ridurre o eliminare l'onere dell'imposizione"> </span></a> e <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot6' name='mot6_1' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>debito pubblico</span><span class="gl_js" title="Debito pubblico"> </span><span class="gl_jst" title="E' l'insieme dei debiti nominali delle amministrazioni pubbliche in essere alla fine di ogni anno. La definizione ufficiale dell'Unione Europea si può trovare a questo <a href="http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexplus!prod!CELEXnumdoc&numdoc=31993R3605&lg=it" class="spip_out">indirizzo</a>"> </span></a> in Italia.</p></div> <div class='rss_texte'><span class='_foosommaire'></span><div class="cs_sommaire cs_sommaire_avec_fond" id="outil_sommaire"> <div class="cs_sommaire_inner"> <div class="cs_sommaire_titre_avec_fond"> Sommaire </div> <ul> <li><a title="La stima dell&#39;evasione fiscale" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire_0">La stima dell'evasione fiscale</a></li><li><a title="L&#39;Italia un paese «normale»?" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire_1">L'Italia un paese «normale»?</a></li> </ul> </div> </div><span class='_foosommaire'></span><p>L'entità dell'<a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot10' name='mot10_0' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>evasione fiscale</span><span class="gl_js" title="Evasione fiscale"> </span><span class="gl_jst" title="Tutti i metodi illegali di ridurre o eliminare l'onere dell'imposizione"> </span></a> è, per definizione, assai difficile da stimare. Si tratta infatti di quantificare un fenomeno che per sua natura tende ha nascondersi, a rendersi invisibile. E' a questa caratteristica di fondo che si deve l'invenzione di numerosi e diversificati metodi di stima.</p> <h3 class="spip" id="outil_sommaire_0"><a title="Sommaire" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire" class="sommaire_ancre"> </a>La stima dell'<a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot10' name='mot10_1' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>evasione fiscale</span><span class="gl_js" title="Evasione fiscale"> </span><span class="gl_jst" title="Tutti i metodi illegali di ridurre o eliminare l'onere dell'imposizione"> </span></a></h3> <p>Ma cosa si intende con «<a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot10' name='mot10_2' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>evasione fiscale</span><span class="gl_js" title="Evasione fiscale"> </span><span class="gl_jst" title="Tutti i metodi illegali di ridurre o eliminare l'onere dell'imposizione"> </span></a>»? Vi sono diverse definizioni in letteratura, ma quella generalmente più diffusa considera «tutti i metodi <i>illegali</i> di ridurre o eliminare» l'imposizione. Si sottolinea il termine <i>illegale</i> poiché vi sono anche metodi <i>legali</i> di raggiungere lo stesso fine, sfruttando i più o meno inevitabili vuoti lasciati dalla legislazione in vigore (leggere <a href='http://www.umanista.info/spip.php?article1' class='spip_in'>Le origini del debito pubblico italiano</a>). Si parla in questo caso di elusione fiscale. Entrambe le definizioni fanno riferimento ad attività legittime escludendo, contrariamente ad altre, l'imposizione sui redditi generati da attività illegittime.</p> <h3 class="spip" id="outil_sommaire_1"><a title="Sommaire" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire" class="sommaire_ancre"> </a>L'Italia un paese «normale»?</h3> <p>Se esistono diversi metodi di stima dell'evasione (verifiche di un campione di contribuenti, quello basato sulla contabilità nazionale elaborata dall'ISTAT), quello di gran lunga più usato è il metodo monetario. L'idea di fondo è che le transazioni nascoste al fisco vengono quasi sempre effettuate in contanti. Basta quindi confrontare la quantità di moneta in circolazione (dato conosciuto dal sistema bancario) con il reddito nazionale o con i consumi calcolati dall'ISTAT. La discrepanza costituisce una stima delle transazioni nascoste, quindi dell'<a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot10' name='mot10_3' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>evasione fiscale</span><span class="gl_js" title="Evasione fiscale"> </span><span class="gl_jst" title="Tutti i metodi illegali di ridurre o eliminare l'onere dell'imposizione"> </span></a>.</p> <p>Indipendentemente dal metodo utilizzato l'Italia compare sempre in alto alla classifica europea.</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/gif/Debito_e_Evasione.gif" type="image/jpeg"> <img src="http://www.umanista.info/IMG/distant/gif/Debito_e_Eva4a72.gif" alt="le titre à afficher dans la thickbox" width='500' height='492' style='height:492px;width:500px;' /> </a></p> <p><i>Fonti (anno 2000):</i></p> <ul class="spip"><li> <a href='http://bip.bancaditalia.it/4972unix/homebipentry.htm?dadove=corr&lang=ita' class='spip_out'>Base informativa pubblica della Banca d'Italia</a></li><li> <a href='http://rru.worldbank.org/Documents/PapersLinks/informal_economy.pdf' class='spip_out'>Size and measurement of the informal economy in 110 countries around the world</a></li><li> <a href='http://www.ssb.no/' class='spip_out'>Istituto norvegese di statistica</a></li><li> <a href='http://www.bfs.admin.ch/bfs/portal/it/index.html' class='spip_out'>Ufficio Federale Svizzero di Statistica</a> </li></ul> <p>Per quanto riguarda la relazione fra debito ed evasione uno studio di Alberto Alesina e Mauro Marè arriva a delle conclusioni sconcertanti: se gli italiani avessero evaso tanto quanto gli americani dal 1970 al 1992, il <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot6' name='mot6_4' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>debito pubblico</span><span class="gl_js" title="Debito pubblico"> </span><span class="gl_jst" title="E' l'insieme dei debiti nominali delle amministrazioni pubbliche in essere alla fine di ogni anno. La definizione ufficiale dell'Unione Europea si può trovare a questo <a href="http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexplus!prod!CELEXnumdoc&numdoc=31993R3605&lg=it" class="spip_out">indirizzo</a>"> </span></a> non avrebbe appena superato l'80% del <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot8' name='mot8_5' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>PIL</span><span class="gl_js" title="Prodotto Interno Lordo<br />PIL"> </span><span class="gl_jst" title="Indicatore economico che misura la produzione totale di beni e servizi da parte delle unità produttive (imprese, amministrazioni pubbliche, ecc...) residenti in un paese nell'arco di un anno. Vengono considerati prodotti e servizi <i>finali</i> mentre vengono esclusi quelli <i>intermedi</i>. Per esempio si considera il pane (prodotto finale consumato), ma non la farina che serve a produrlo (prodotto intermedio) al fine di non contarla due volte."> </span></a>, mentre se nello stesso periodo gli italiani si fossero comportati come gli inglesi, l'Italia avrebbe addirittura rispettato il parametro del 60% nel rapporto fra debito e <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot8' name='mot8_6' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>PIL</span><span class="gl_js" title="Prodotto Interno Lordo<br />PIL"> </span><span class="gl_jst" title="Indicatore economico che misura la produzione totale di beni e servizi da parte delle unità produttive (imprese, amministrazioni pubbliche, ecc...) residenti in un paese nell'arco di un anno. Vengono considerati prodotti e servizi <i>finali</i> mentre vengono esclusi quelli <i>intermedi</i>. Per esempio si considera il pane (prodotto finale consumato), ma non la farina che serve a produrlo (prodotto intermedio) al fine di non contarla due volte."> </span></a> stabilito dal trattato di Maastricht!</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/gif/Debito_Simulato.gif" type="image/jpeg"> <img src="http://www.umanista.info/IMG/distant/gif/Debito_Simuld00b.gif" alt="le titre à afficher dans la thickbox" width='500' height='540' style='height:540px;width:500px;' /> </a></p> <p><i>Fonte:</i> La finanza pubblica italiana dopo la svolta del 1992, Andrea Monorchio</p> <p>E c'è di più: lo studio non modifica infatti la spesa per interessi e continua a considerare la spesa del vero debito anche nel calcolo del debito corretto dalla minore <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot10' name='mot10_7' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>evasione fiscale</span><span class="gl_js" title="Evasione fiscale"> </span><span class="gl_jst" title="Tutti i metodi illegali di ridurre o eliminare l'onere dell'imposizione"> </span></a><!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-1' class='spip_note' rel='footnote' title='L'evasione fiscale raddoppia il debito, Il Corriere della Sera, 25 giugno (...)' id='nh4-1'>1</a>]<!-- htmlB -->. Il vero debito epurato dall'effetto dell'evasione è quindi ancora più ridotto.</p> <p>Dati da tenere presente quando ministri di destra e di sinistra fanno portare il peso dei miseri interventi sociali al <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot6' name='mot6_8' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>debito pubblico</span><span class="gl_js" title="Debito pubblico"> </span><span class="gl_jst" title="E' l'insieme dei debiti nominali delle amministrazioni pubbliche in essere alla fine di ogni anno. La definizione ufficiale dell'Unione Europea si può trovare a questo <a href="http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexplus!prod!CELEXnumdoc&numdoc=31993R3605&lg=it" class="spip_out">indirizzo</a>"> </span></a>...</p></div> <hr /> <div class='rss_notes'><p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-1' id='nb4-1' class='spip_note' title='Note 4-1' rev='footnote'>1</a>] <!-- htmlB --> <a href='http://archiviostorico.corriere.it/1994/giugno/25/evasione_fiscale_raddoppia_debito_co_0_94062513164.shtml' class='spip_out'>L'evasione fiscale raddoppia il debito</a>, <i>Il Corriere della Sera</i>, 25 giugno 1994</p></div> Les origines de la dette publique italienne http://www.umanista.info/spip.php?article2 http://www.umanista.info/spip.php?article2 2009-01-18T22:18:17Z text/html fr Auteur d'un livre qui dénonce les « excès du marché » [1] le ministre de l'économie du gouvernement Berlusconi, M. Giulio Tremonti, ne cesse d'invoquer le mauvais état des finances publiques pour justifier les maigres ressources consacrées à l'aide aux familles suite la crise financière : avec une dette supérieure au Produit Intérieur Brut (PIB), l'Italie détient le record en matière parmi les vingt sept pays de l'Union Européenne. Mais d'où' viennent les dettes des Italiens ? En décembre 2002, Michele (...) - <a href="http://www.umanista.info/spip.php?rubrique2" rel="directory">Sommaire</a> <div class='rss_chapo'><p>Auteur d'un livre qui dénonce les « excès du marché »<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-1' class='spip_note' rel='footnote' title='La paura e la speranza' id='nh2-1'>1</a>]<!-- htmlB --> le ministre de l'économie du gouvernement Berlusconi, M. Giulio Tremonti, ne cesse d'invoquer le mauvais état des finances publiques pour justifier les maigres ressources consacrées à l'aide aux familles suite la crise financière : avec une dette supérieure au Produit Intérieur Brut (PIB), l'Italie détient le record en matière parmi les vingt sept pays de l'Union Européenne. Mais d'où' viennent les dettes des Italiens ?</p></div> <div class='rss_texte'><span class='_foosommaire'></span><div class="cs_sommaire cs_sommaire_avec_fond" id="outil_sommaire"> <div class="cs_sommaire_inner"> <div class="cs_sommaire_titre_avec_fond"> Sommaire </div> <ul> <li><a title="Une évidence trompeuse" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire_0">Une évidence trompeuse</a></li><li><a title="Un seul ennemi : la dépense sociale" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire_1">Un seul ennemi : la dépense sociale</a></li><li><a title="Un cas d&#39;école" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire_2">Un cas d'école</a></li><li><a title="Un seul remède : le marché" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire_3">Un seul remède : le marché</a></li> </ul> </div> </div><span class='_foosommaire'></span><p>En décembre 2002, Michele Salvati, « père fondateur » du Parti Démocrate<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-2' class='spip_note' rel='footnote' title='Premier parti de gauche, il s'agit de la deuxième formation politique (...)' id='nh2-2'>2</a>]<!-- htmlB -->, résumait ainsi la formation de la dette publique en Italie : "les grandes revendications ouvrières et étudiantes, ou mieux les turbulences sociales de la fin des années soixante et du début des années soixante-dix, enclenchent une spirale inflation-dévaluation d'une intensité e d'une durée qu'aucun autre pays sérieux n'a jamais connu, à la quelle s'ajoute une suite de déficits du bilan publique qui rapidement donnent origine à une dette de dimension inquiétante.<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-3' class='spip_note' rel='footnote' title='Les racines du déclin italien, 27 décembre 2002, La Repubblica' id='nh2-3'>3</a>]<!-- htmlB -->”.</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/gif/Dette.gif" type="image/jpeg"> <img src="http://www.umanista.info/local/cache-vignettes/L500xH410/Dettegif-f00f00d-cfd05.gif" alt="Debito in percentuale del PIL" width='500' height='410' style='height:410px;width:500px;' /></a></p> <p><i>Source :</i> <a href='http://bip.bancaditalia.it/4972unix/homebipentry.htm?dadove=corr&lang=ita' class='spip_out'>Base de données de la Banque d'Italie</a></p> <p>L'explication des origines de la dette est aujourd'hui acceptée par la plus part de l'opinion publique : dans un pays « pas très sérieux », « la classe dirigeante publique » n'a pas réussi (ou n'a pas voulu) « ramener à la raison, dans les limites des ressources disponibles » les dépenses sociales imposées par les mouvements ouvriers et étudiants. Il en résulte un lien de cause à effet entre les mouvements issus de mai 68 et l'état des finances publiques que tous les ouvrages qui traitent du problème justifient en utilisant le même argument pour sa part incontestable : l'explosion des dépenses publiques dans les années soixante-dix et quatre-vingts. <br /> <br /></p> <h3 class="spip" id="outil_sommaire_0"><a title="Sommaire" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire" class="sommaire_ancre"> </a>Une évidence trompeuse</h3> <hr class="spip" /> <p>La dette publique représentait 60% du PIB en 1980. Alors que la moyenne pour les quinze pays de l'Union Européenne a oscillé autour de cette valeur pendant la décennie suivante, les choses sont allées autrement en Italie : les années quatre-vingt ont vu ne progression constante de la dette jusqu'à atteindre le 121.5% du PIB en 1994. De la même façon, les années quatre-vingt on été les années du déficit chronique (10% du PIB en moyenne contre le 4% des autres pays européens) et de l'augmentation des dépenses sociales : +37% entre 1979 et 1993. Serait-il donc vrai que la dette n'est autre que le dommage collatéral de l'augmentation des dépenses publiques ?</p> <p>Une comparaison plus attentive avec les autres pays européens permet déjà de donner un premier élément de réponse. En effet, selon les chiffres de la Banque d'Italie, les dépenses publiques ont presque toujours été... inférieures à la moyenne européenne : -16% en 1980, -8% en 1985 et encore -4.8% en 1993.</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/gif/Depenses_primaires.gif" type="image/jpeg"> <img src="http://www.umanista.info/local/cache-vignettes/L500xH410/Depenses_pri2c30-83669.gif" alt="Spesa al netto degli interessi" width='500' height='410' style='height:410px;width:500px;' /></a></p> <p><i>Source :</i> <a href='http://bip.bancaditalia.it/4972unix/homebipentry.htm?dadove=corr&lang=ita' class='spip_out'>Base de données de la Banque d'Italie</a></p> <p>Contrairement au modèle des « dépenses publiques hors contrôle », cela semble beaucoup plus à un rattrapage des niveaux européens. Et l'histoire du pays ne fait que confirmer cette évidence. Alors que la France met en place la Sécurité Sociale et le système de retraite par répartition à l'issue de la deuxième guerre mondiale, des réformes similaires sont menées à terme seulement dans les années soixante-dix en Italie et seulement en 1978 est mis en place un véritable système gratuit d'accès aux soins. L'article 32 de la Constitution qui garantit des « soins gratuits aux indigents » reste lettre morte pendant trente-cinq ans... Du coté des entrées les choses sont encore plus compliquées : les discussions concernant la réforme fiscale (la commission parlementaire « Cosciani », du nom de son président) trainent pendant plus d'une décennie et seulement en 1974 est mis en place l'impôt sur le revenu<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-4' class='spip_note' rel='footnote' title='Impôt personnel sur le revenu, IRPEF' id='nh2-4'>4</a>]<!-- htmlB --> et la taxe sur la valeur ajoutée<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-5' class='spip_note' rel='footnote' title='Taxe sur la valeur ajoutée, IVA' id='nh2-5'>5</a>]<!-- htmlB -->. La durée des discussions n'est qu'un signe prémonitoire des difficultés qu'aura l'état à encaisser ces deux impôts : aucune adaptation des administrations fiscales est prévue par la commission, ce qui, entre autre, entrainera la démission de son président. Ces vices de conception ne tarderont pas à entrainer de lourdes conséquences : des travaux récents ont estimé qu'en 1980 24% des salaires n'étaient pas déclarés et que ce chiffre montait à plus de 60% pour les revenus du capital et des professions libérales ce qui fera parler certains économistes d'« impôt spéciale sur le travail salarié »<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-6' class='spip_note' rel='footnote' title='Déclaration de l'ex ministre des finances Vincenzo Visco' id='nh2-6'>6</a>]<!-- htmlB -->.</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/gif/Recettes.gif" type="image/jpeg"> <img src="http://www.umanista.info/local/cache-vignettes/L500xH410/Recettesgif-6f57-11809.gif" alt="Entrate in percentuale del PIL" width='500' height='410' style='height:410px;width:500px;' /></a></p> <p><i>Source :</i> <a href='http://bip.bancaditalia.it/4972unix/homebipentry.htm?dadove=corr&lang=ita' class='spip_out'>Base de données de la Banque d'Italie</a></p> <p>Le résultat est connu : alors que les entrées avaient du mal à remplir ses caisses, l'état à été obligé de s'endetter pour financer ses dépenses.</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/gif/Impots_indirects.gif" type="image/jpeg"> <img src="http://www.umanista.info/local/cache-vignettes/L500xH410/Impots_indir35e1-95584.gif" alt="Imposte indirette in rapporto al PIL" width='500' height='410' style='height:410px;width:500px;' /></a></p> <p><i>Source :</i> <a href='http://bip.bancaditalia.it/4972unix/homebipentry.htm?dadove=corr&lang=ita' class='spip_out'>Base de données de la Banque d'Italie</a></p> <p>Mais la situation désastreuse des comptes publiques n'était que le résultat d'un débat politique savamment orienté par les forces sociales dominantes. <br /> <br /></p> <h3 class="spip" id="outil_sommaire_1"><a title="Sommaire" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire" class="sommaire_ancre"> </a>Un seul ennemi : la dépense sociale</h3> <hr class="spip" /> <p>Le gravité de la situation financière de l'état était bien connue déjà à la fin des années soixante-dix : le gouverneur de la banque d'Italie et futur président de la République M. Ciampi observait en 1983 : « aucun autre pays avancé a eu des déficits publiques de telles dimensions et pour aussi longtemps que l'Italie. Le problème de l'interaction entre déficit et dette accumulée se fait urgent ».<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-7' class='spip_note' rel='footnote' title='C. A. Ciampi : Compte rendu de l'année 1983, p. 16' id='nh2-7'>7</a>]<!-- htmlB -->.</p> <p>De même, le monde politique par la voix du ministre du trésor de l'époque M. Goria savait qu'« il [était] hors de doute que le déséquilibre des comptes publiques [était] inquiétant et que par conséquence l'augmentation de la dette [était] hors contrôle ».<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-8' class='spip_note' rel='footnote' title='Oui, Ciampi a raison : cela ne va pas bien, 19 juillet 1984, La (...)' id='nh2-8'>8</a>]<!-- htmlB -->. L'année d'après la prise de conscience touchait au premier ministre, M. Craxi qui n'hésitait pas à partager son inquiétude par rapport à "ce gigantesque problème dont les dimensions sont une anomalie tout italienne<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-9' class='spip_note' rel='footnote' title='Le Président du Conseil alarmé : ‘Déficit, un problème gigantesque', 11 (...)' id='nh2-9'>9</a>]<!-- htmlB -->. Et s'il était normal d'entendre les cris d'alarme de l'organisation patronale italienne Confindustria, même le Parti Communiste accusait le Gouvernement de « cacher le gouffre de la dette avec des manipulations comptables ».<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-10' class='spip_note' rel='footnote' title='Nouveau cadastre et patrimoniale : les propositions communistes, 31 octobre (...)' id='nh2-10'>10</a>]<!-- htmlB -->.</p> <p>Mais les la dette augmentait de plus belle.</p> <p>Septembre 1985. L'imposition atteindra à la fin de l'année le 34% du PIB contre une moyenne européenne de 41% et 45% en France. A la fête nationale du Parti Communiste, le ministre du Trésor M. Goria réplique à ceux qui contestent son plan de rigueur pour la réduction du déficit : « J'ai beaucoup de respect pour ceux qui croient que l'État puisse continuer dépenser en augmentant les impôts [...]. Mais je n'y crois pas, je ne suis pas d'accord. Bientôt on aura un état qui nous prend tout et qui dépense tout, un état de socialisme réel, sans avoir dit aux Italiens que le socialisme est arrivé ». <!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-11' class='spip_note' rel='footnote' title='Moi, ministre du bon sens, 8 septembre 1985, La Repubblica' id='nh2-11'>11</a>]<!-- htmlB -->.</p> <p>Rien de moins...</p> <p>A partir de la fin des années soixante-dix et pour la vague néolibérale déferle sur l'Italie en portant une attaque frontale à la dépense publique. Fidèle au rôle traditionnel de la Banque d'Italie en défense de la monnaie et des « libertés économiques », M. Ciampi, son gouverneur, se chargeait d'exposer les bases théoriques de la nouvelle conception de l'État : “La dernière décennie a vu croitre à nouveau l'entité des demandes sociales vis-à-vis des structures publiques. La tendance commencée lors de la crise des années trente et qui a porté à assigner à la politique économique et sociale un rôle centrale dans tous les pays a atteint le point de rupture”<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-12' class='spip_note' rel='footnote' title='C. A. Ciampi : Compte rendu pour l'année 1980, p. 23' id='nh2-12'>12</a>]<!-- htmlB --> : en période de crise financière le cynisme de cette déclaration se fait encore plus effronté... <br /> <br /></p> <h3 class="spip" id="outil_sommaire_2"><a title="Sommaire" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire" class="sommaire_ancre"> </a>Un cas d'école</h3> <hr class="spip" /> <p>Pour apprécier les motivations exclusivement idéologiques de l'attaque aux dépenses sociales pendant les années quatre-vingt il suffit de suivre les discussions qui ont accompagné la procédure d'approbation de la loi de finances pour l'année 1986 au Parlement. Le ton était donné par M. Goria, issu du plus grand parti du pays (la Démocratie Chrétienne), dès le début des travaux en septembre 1985 : la « stratégie de la rigueur » devait être basée « essentiellement sur deux mot-clé : privatisation d'une partie des services sociaux et limitation des prestations sociales aux citoyens qui en ont réellement besoin »<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-13' class='spip_note' rel='footnote' title='Voici la stratégie de la rigueur, 5 septembre 1985, La Repubblica' id='nh2-13'>13</a>]<!-- htmlB -->.</p> <p>D'accord évidemment le Président du Conseil, M. Craxi du Parti Socialiste, selon lequel “la plupart des sacrifices nécessaires pour assainir les finances publiques” dovait “concerner les dépenses plutôt que les entrées”<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-14' class='spip_note' rel='footnote' id='nh2-14'>14</a>]<!-- htmlB -->. Du meme ton les déclarations des « partis mineurs » de la majorité pour lesquels “il fallait immédiatement faire quelque chose pour réduire le déficit publique, en agissant de façon homogène sur toutes les dépenses”<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-14' class='spip_note' rel='footnote'>14</a>]<!-- htmlB -->. A ce front réactionnaire s'opposaient les courants minoritaires du Parti Socialiste et de la Démocratie Chrétienne et le Parti Social Démocrate.</p> <p>Mais le front social (ou populiste, selon ses détracteur) était de plus en plus isolé : outre aux logiques de parti qui détournaient les dépenses a des fin clientélistes, aux coups portés de l'intérieur allaient s'ajouter ceux portés par l'extérieur. Ainsi le Fonds Monétaire International n'hésitait pas à jouer le père fouettard en exigeant du Gouvernement la « mise sous contrôle immédiate des dépenses publiques »<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-14' class='spip_note' rel='footnote' title='Le FMI ne croit pas à notre austérité, 8 octobre 1985, La Repubblica'>14</a>]<!-- htmlB -->, ou alors la Communauté Européenne (CEE) pour laquelle « la seule stratégie efficace pour une inversion de tendance » était « la réduction des dépenses sociales hormis celles de première nécessite »<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-15' class='spip_note' rel='footnote' title='La CEE est critique par rapport aux finances italiennes, 7 juillet 1985, La (...)' id='nh2-15'>15</a>]<!-- htmlB -->. Cela ne manquait pas de faire de gros titres dans les médias. Ce n'est pas étonnant, donc, que la loi de finances qui arrive au Parlement en octobre 1985 s'acharne contre les classes sociales plus défavorisées : réduction des financements pour les « tarifs sociaux » d'électricité et téléphone destinés aux plus démunis, augmentation entre 15 et 25% des frais de santés, multiplication par 13 des frais universitaires, réductions des allocations aux familles avec enfant, augmentation des cotisations pour les salariés touchant le chômage... Devant une telle puissance de feux, le courant social de la majorité n'avait d'autre moyen que d'utiliser le vote secret. Le phénomène des « francs tireurs » ne permettait pas seulement de détruire l'image de l'état en détournant les dépenses à des fin électorales, mais aussi de bloquer les coupes budgétaires en s'appuyant sur les voix de l'opposition tout en évitant de montrer des membres de la majorité qui votaient avec le Parti Communiste.</p> <p>A la fin de l'année, le résultat était éloquent : la procédure d'approbation de la loi de finances 1986 avait pris cinq mois pour un total de 600 votations, quatre votes de confiance, une vingtaine de défaites de la majorité et une prévision de déficit de 110 mille milliards de lires à financer avec de nouveaux emprunts...<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-16' class='spip_note' rel='footnote' title='Cinq mois, 600 votations : la loi de finances approuvée, 27 février 1986, La (...)' id='nh2-16'>16</a>]<!-- htmlB -->. <br /> <br /></p> <h3 class="spip" id="outil_sommaire_3"><a title="Sommaire" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire" class="sommaire_ancre"> </a>Un seul remède : le marché</h3> <hr class="spip" /> <p>Les origines de la dette publique italienne se trouvent dans l'acharnement idologique contre les dépenses sociales et dans les négligences qui en ont suivi dans la lutte contre les fraudes fiscales. Mais les maigres entrées des années quatre-vingt ne pourraient pas expliquer la flambée de la dette pendant les années quatre-vingt-dix : cette décennie a été caractérisée par d'importants excédents budgétaires : 6.6% en 1987, deux fois la moyenne européenne. Il y a avait donc un deuxième phénomène qui poussait l'état à s'endetter : le marché.</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/gif/InflationTaux.gif" type="image/jpeg"> <img src="http://www.umanista.info/IMG/distant/gif/InflationTauc5b6.gif" alt="Inflazione e Tasso Ufficiale di Sconto" width='500' height='559' style='height:559px;width:500px;' /></a></p> <p><i>Source :</i> <a href='http://www.istat.it/' class='spip_out'>Institut italien de statistiques (ISTAT)</a></p> <p>Pendant la crise des années soixante-dix les gouvernements avait utilisé les déficits budgétaires pour relancer la demande et, de façon indirecte, l'occupation. Mais si d'un coté le financement des déficits avec de l'émission de monnaie rendait facilement contrôlable la dynamique de la dette, de l'autre coté cela avait engendré le phénomène de l'inflation. Selon l'économiste britannique <a href='http://fr.wikipedia.org/wiki/John_Maynard_Keynes' class='spip_glossaire'>John Maynard Keynes</a> les poussées d'inflation devaient être accompagné d'une accélération de la demande alors que les ralentissement de la croissance devaient avoir comme conséquence un refroidissement des prix. En Italie aussi comme dans les autres pays occidentaux, les crises pétrolières ont semé le doute chez les économistes avec l'apparition de la <a href='http://fr.wikipedia.org/wiki/stagflation' class='spip_glossaire'>stagflation</a>, poussée inflationniste en période de récession.</p> <p>Depuis 1975 la Banque d'Italie était obligée d'acheter les bons du trésor qui étaient restés invendus lors des enchères : cela permettait à l'état de financer ses déficits avec de l'émission de monnaie. Mais en 1981, le ministre du trésor de l'époque M. Beniamino Andreatta en collaboration avec le Gouverneur Ciampi libérait la banque centrale de son obligation de rachat. La logique de la réforme était parfaitement illustrée par M. Andreatta : “à partir de 1981 la politique des ministres du Trésor a été soumise au jugement du marché”<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-17' class='spip_note' rel='footnote' title='Le divorce entre Trésor et Banque d'Italie, 26 juillet 1991, Il Sole 24 (...)' id='nh2-17'>17</a>]<!-- htmlB -->, ainsi que ses conséquences : “l'augmentation des taux d'intérêt réels” qui a suivi la « libéralisation » de 1981 “a engendré un nouveau problème pour l'état : la flambée de la dette par rapport au PIB”<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-18' class='spip_note' rel='footnote' id='nh2-18'>18</a>]<!-- htmlB -->. Mais le problème de la dette était loin de troubler les nuits du ministre, pour lequel la solution était ailleurs : « il faut remettre en discussion la dotation de droits sociaux que les italiens ont acquis pendant les quinze dernières années et qu'ils considèrent en quelque sorte comme un patrimoine inaliénable »<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-18' class='spip_note' rel='footnote' title='Talonné par ses alliés, Craxi répond au Sénat, 31 juillet 1985, La (...)'>18</a>]<!-- htmlB -->.</p> <p>Contrairement à ceux des droits sociaux, d'autres patrimoines jouissaient de bien de regards. L'explosion de la dette et celle des taux d'intérêt sont aussi à l'origine de la familiarité des italiens avec les bons du trésor (BOT). Alors que les médias entretenaient l'illusion que chaque Italien pouvait gagner en prêtant son argent à l'état, l'investissement en titres du trésor restait une prérogative des privilégiés qui disposaient de fonds : en 1985 40% de titres en circulation étaient détenus par des banques<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-19' class='spip_note' rel='footnote' title='Marchés financiers, institutions et dette publique en Italie dans la seconde (...)' id='nh2-19'>19</a>]<!-- htmlB --> et presque 60% des bénéfices de FIAT et Olivetti provenait de l'investissement en titres. D'autant plus que la totale exemption d'impôts des intérêts sur titres permettait d'une façon très élégante de soustraire les bénéfices d'entreprise au fisc : il suffisait d'emprunter auprès d'une banque pour souscrire les bons du trésor. L'escroquerie étant connue même par les ministres, M. Goria n'évitait pas de prendre les mesures adéquates : “depuis un an on a invité les entreprises a s'autoréguler et elles ne l'ont pas fait. Maintenant il faut intervenir avec courtoisie et détermination, puisque ce phénomène ne soustrait pas seulement des revenus au fisc, mais modifie aussi les flux financiers”<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-20' class='spip_note' rel='footnote' title='Goria exclut encore l'imposition des titres, 19 octobre 1984, La (...)' id='nh2-20'>20</a>]<!-- htmlB -->. Le Gouvernement priait gentiment les fraudeurs de payer les impôts...</p> <p>A la fin de 1991, deux tiers de la dette publique étaient directement indexés sur taux directeur de la Banque d'Italie alors que l'échéance moyenne des titres était de seulement trois ans.<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-21' class='spip_note' rel='footnote' title='direction Générale du Trésor pour la dette publique' id='nh2-21'>21</a>]<!-- htmlB --> : par peur d'une nouvelle flambée de l'inflation, le « marché » avait privilégié des titres liés a taux variable pour pouvoir profiter d'une remontée des taux. La libralisation des marchés financiers voulue par l'Union Européenne fera le reste : la vague de spéculation qui se déclenche en 1992 poussera le taux de change de la lire vers le bas et ne laissera au Gouverneur Ciampi que la solution de relever les taux d'intérêts. Et le cout de la dette... La recette pour s'en sortir ? Toujours la même selon le président de l'organisation patronale Confindustria : pour réduire les taux d'intérêts « il faut réduire les dépenses publiques sans augmenter les impôts [...] ; il faut rationaliser les systèmes des retraites et de santé ; il faut privatiser tout de suite deux ou trois entreprises publiques »<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb2-22' class='spip_note' rel='footnote' title='Agnelli et Abete : deux semaines pour éviter la catastrophe, 9 septembre (...)' id='nh2-22'>22</a>]<!-- htmlB -->. Alors que l'état collectionnait des excédants budgétaires, la dette passait de 98% du PIB en 1992 à 122% deux ans plus tard.</p></div> <hr /> <div class='rss_notes'><p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh2-1' id='nb2-1' class='spip_note' title='Notes 2-1' rev='footnote'>1</a>] <!-- htmlB --><a href='http://www.giuliotremonti.it/pubblicazioni/visualizza.asp?id=76' class='spip_out'>La paura e la speranza</a></p><p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh2-2' id='nb2-2' class='spip_note' title='Notes 2-2' rev='footnote'>2</a>] <!-- htmlB -->Premier parti de gauche, il s'agit de la deuxième formation politique italienne aux élections de 2008 après le parti de M. Silvio Berlusconi</p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh2-3' id='nb2-3' class='spip_note' title='Notes 2-3' rev='footnote'>3</a>] <!-- htmlB -->Les racines du déclin italien, 27 décembre 2002, <i>La Repubblica</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh2-4' id='nb2-4' class='spip_note' title='Notes 2-4' rev='footnote'>4</a>] <!-- htmlB -->Impôt personnel sur le revenu, <i>IRPEF</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh2-5' id='nb2-5' class='spip_note' title='Notes 2-5' rev='footnote'>5</a>] <!-- htmlB -->Taxe sur la valeur ajoutée, <i>IVA</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh2-6' id='nb2-6' class='spip_note' title='Notes 2-6' rev='footnote'>6</a>] <!-- htmlB -->Déclaration de l'ex ministre des finances Vincenzo Visco</p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh2-7' id='nb2-7' class='spip_note' title='Notes 2-7' rev='footnote'>7</a>] <!-- htmlB -->C. A. Ciampi : <a href='http://www.euromedfinanza.it/RassegnaBI/CF/anni80_89/1983_Ciampi.pdf' class='spip_out'>Compte rendu de l'année 1983</a>, p. 16</p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh2-8' id='nb2-8' class='spip_note' title='Notes 2-8' rev='footnote'>8</a>] <!-- htmlB -->Oui, Ciampi a raison : cela ne va pas bien, 19 juillet 1984, <i>La Repubblica</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh2-9' id='nb2-9' class='spip_note' title='Notes 2-9' rev='footnote'>9</a>] <!-- htmlB -->Le Président du Conseil alarmé : ‘Déficit, un problème gigantesque', 11 septembre 1985, <i>La Repubblica</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh2-10' id='nb2-10' class='spip_note' title='Notes 2-10' rev='footnote'>10</a>] <!-- htmlB -->Nouveau cadastre et patrimoniale : les propositions communistes, 31 octobre 1984, <i>La Repubblica</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh2-11' id='nb2-11' class='spip_note' title='Notes 2-11' rev='footnote'>11</a>] <!-- htmlB -->Moi, ministre du bon sens, 8 septembre 1985, <i>La Repubblica</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh2-12' id='nb2-12' class='spip_note' title='Notes 2-12' rev='footnote'>12</a>] <!-- htmlB -->C. A. Ciampi : <a href='http://www.euromedfinanza.it/RassegnaBI/CF/anni80_89/1980_Ciampi.pdf' class='spip_out'>Compte rendu pour l'année 1980</a>, p. 23</p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh2-13' id='nb2-13' class='spip_note' title='Notes 2-13' rev='footnote'>13</a>] <!-- htmlB -->Voici la stratégie de la rigueur, 5 septembre 1985, <i>La Repubblica</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh2-14' id='nb2-14' class='spip_note' title='Notes 2-14' rev='footnote'>14</a>] <!-- htmlB -->Le FMI ne croit pas à notre austérité, 8 octobre 1985, <i>La Repubblica</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh2-15' id='nb2-15' class='spip_note' title='Notes 2-15' rev='footnote'>15</a>] <!-- htmlB -->La CEE est critique par rapport aux finances italiennes, 7 juillet 1985, <i>La Repubblica</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh2-16' id='nb2-16' class='spip_note' title='Notes 2-16' rev='footnote'>16</a>] <!-- htmlB -->Cinq mois, 600 votations : la loi de finances approuvée, 27 février 1986, <i>La Repubblica</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh2-17' id='nb2-17' class='spip_note' title='Notes 2-17' rev='footnote'>17</a>] <!-- htmlB --><a href='http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&artId=891110&chId=30' class='spip_out'>Le divorce entre Trésor et Banque d'Italie</a>, 26 juillet 1991, <i>Il Sole 24 ORE</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh2-18' id='nb2-18' class='spip_note' title='Notes 2-18' rev='footnote'>18</a>] <!-- htmlB -->Talonné par ses alliés, Craxi répond au Sénat, 31 juillet 1985, <i>La Repubblica</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh2-19' id='nb2-19' class='spip_note' title='Notes 2-19' rev='footnote'>19</a>] <!-- htmlB --><a href='http://www.economia.scudo.unina.it/editorfiles/dottorati/dottorato1/File/MERCATO%20FINANZIARIO.ppt' class='spip_out'>Marchés financiers, institutions et dette publique en Italie dans la seconde moitié du XXe siècle</a>, <i>Université de Naples ‘Federico II'</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh2-20' id='nb2-20' class='spip_note' title='Notes 2-20' rev='footnote'>20</a>] <!-- htmlB -->Goria exclut encore l'imposition des titres, 19 octobre 1984, <i>La Repubblica</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh2-21' id='nb2-21' class='spip_note' title='Notes 2-21' rev='footnote'>21</a>] <!-- htmlB --><a href='http://www.dt.tesoro.it/Aree-Docum/Debito-Pub/Dati-Stati/Archivio-D/Archivio-s/Composizione-dei-Titoli-di-Stato-in-1.pdf' class='spip_out'>direction Générale du Trésor pour la dette publique</a></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh2-22' id='nb2-22' class='spip_note' title='Notes 2-22' rev='footnote'>22</a>] <!-- htmlB -->Agnelli et Abete : deux semaines pour éviter la catastrophe, 9 septembre 1992, <i>La Repubblica</i></p></div> Le origini del debito pubblico italiano http://www.umanista.info/spip.php?article1 http://www.umanista.info/spip.php?article1 2008-12-08T22:34:15Z text/html it Autore di un libro che denuncia il «mercatismo» [1], il ministro dell'economia Giulio Tremonti non perde occasione di fare appello al debito pubblico per giustificare le magre risorse destinate alle politiche anticrisi: quello italiano resta infatti il debito pubblico più imponente fra i 27 paesi membri dell'Unione Europea. Ma da dove vengono i debiti degli italiani? Nel dicembre del 2002, Michele Salvati, padre del futuro Partito Democratico, scriveva su Repubblica: in seguito a “le grandi (...) - <a href="http://www.umanista.info/spip.php?rubrique4" rel="directory">Debito pubblico</a> <div class='rss_chapo'><p>Autore di un libro che denuncia il «mercatismo»<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-1' class='spip_note' rel='footnote' title='La paura e la speranza' id='nh4-1'>1</a>]<!-- htmlB -->, il ministro dell'economia Giulio Tremonti non perde occasione di fare appello al <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot6' name='mot6_0' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>debito pubblico</span><span class="gl_js" title="Debito pubblico"> </span><span class="gl_jst" title="E' l'insieme dei debiti nominali delle amministrazioni pubbliche in essere alla fine di ogni anno. La definizione ufficiale dell'Unione Europea si può trovare a questo <a href="http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexplus!prod!CELEXnumdoc&numdoc=31993R3605&lg=it" class="spip_out">indirizzo</a>"> </span></a> per giustificare le magre risorse destinate alle politiche anticrisi: quello italiano resta infatti il <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot6' name='mot6_1' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>debito pubblico</span><span class="gl_js" title="Debito pubblico"> </span><span class="gl_jst" title="E' l'insieme dei debiti nominali delle amministrazioni pubbliche in essere alla fine di ogni anno. La definizione ufficiale dell'Unione Europea si può trovare a questo <a href="http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexplus!prod!CELEXnumdoc&numdoc=31993R3605&lg=it" class="spip_out">indirizzo</a>"> </span></a> più imponente fra i 27 paesi membri dell'Unione Europea. Ma da dove vengono i debiti degli italiani?</p></div> <div class='rss_texte'><span class='_foosommaire'></span><div class="cs_sommaire cs_sommaire_avec_fond" id="outil_sommaire"> <div class="cs_sommaire_inner"> <div class="cs_sommaire_titre_avec_fond"> Sommaire </div> <ul> <li><a title="Un&#39;ingannevole evidenza" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire_0">Un'ingannevole evidenza</a></li><li><a title="Un solo nemico: la spesa sociale" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire_1">Un solo nemico: la spesa sociale</a></li><li><a title="Un caso da manuale" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire_2">Un caso da manuale</a></li><li><a title="Un unico rimedio: il mercato" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire_3">Un unico rimedio: il mercato</a></li> </ul> </div> </div><span class='_foosommaire'></span><p>Nel dicembre del 2002, Michele Salvati, padre del futuro Partito Democratico, scriveva su Repubblica: in seguito a “le grandi rivendicazioni operaie e studentesche, più in generale le turbolenze sociali, della fine degli anni '60 e dell'inizio degli anni '70 [...] inizia [...] una rincorsa inflazione-svalutazione di una intensità e di una durata che nessun altro Paese serio conosce, alla quale si aggiunge una serie ininterrotta di disavanzi di bilancio che rapidamente dà origine ad un <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot6' name='mot6_0' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>debito pubblico</span><span class="gl_js" title="Debito pubblico"> </span><span class="gl_jst" title="E' l'insieme dei debiti nominali delle amministrazioni pubbliche in essere alla fine di ogni anno. La definizione ufficiale dell'Unione Europea si può trovare a questo <a href="http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexplus!prod!CELEXnumdoc&numdoc=31993R3605&lg=it" class="spip_out">indirizzo</a>"> </span></a> di dimensioni allarmanti<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-2' class='spip_note' rel='footnote' title='Le radici del declino italiano, 27 dicembre 2002, La Repubblica' id='nh4-2'>2</a>]<!-- htmlB -->”.</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/gif/Debito.gif" type="image/jpeg"> <img src="http://www.umanista.info/IMG/distant/gif/Debitogif-4545b0.gif" alt="Debito in percentuale del PIL" width='500' height='407' style='height:407px;width:500px;' /></a></p> <p><i>Fonte:</i> <a href='http://bip.bancaditalia.it/4972unix/homebipentry.htm?dadove=corr&lang=ita' class='spip_out'>Base informativa pubblica della Banca d'Italia</a></p> <p>La spiegazione delle origini del <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot6' name='mot6_1' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>debito pubblico</span><span class="gl_js" title="Debito pubblico"> </span><span class="gl_jst" title="E' l'insieme dei debiti nominali delle amministrazioni pubbliche in essere alla fine di ogni anno. La definizione ufficiale dell'Unione Europea si può trovare a questo <a href="http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexplus!prod!CELEXnumdoc&numdoc=31993R3605&lg=it" class="spip_out">indirizzo</a>"> </span></a> è ormai accettata e interiorizzata dall'opinione pubblica: in un paese poco «serio», «i ceti dirigenti pubblici» non riuscirono (o non vollero) «ricondurre rapidamente a ragione, nei limiti delle risorse disponibili» le spese sociali derivanti dalle contestazioni giovanili e operaie. E' quindi dimostrato il legame di causa-effetto fra l'aumento delle spese sociali (presentate in modo più o meno velato come irragionevoli rivendicazioni del '68) e il <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot6' name='mot6_2' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>debito pubblico</span><span class="gl_js" title="Debito pubblico"> </span><span class="gl_jst" title="E' l'insieme dei debiti nominali delle amministrazioni pubbliche in essere alla fine di ogni anno. La definizione ufficiale dell'Unione Europea si può trovare a questo <a href="http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexplus!prod!CELEXnumdoc&numdoc=31993R3605&lg=it" class="spip_out">indirizzo</a>"> </span></a>. A supporto della teoria ovunque lo stesso (incontestabile) argomento: l'esplosione della spesa pubblica negli anni Settanta e Ottanta. <br /> <br /></p> <h3 class="spip" id="outil_sommaire_0"><a title="Sommaire" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire" class="sommaire_ancre"> </a>Un'ingannevole evidenza</h3> <hr class="spip" /> <p>In Italia, il rapporto debito/<a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot8' name='mot8_3' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>Prodotto Interno Lordo</span><span class="gl_js" title="Prodotto Interno Lordo<br />PIL"> </span><span class="gl_jst" title="Indicatore economico che misura la produzione totale di beni e servizi da parte delle unità produttive (imprese, amministrazioni pubbliche, ecc...) residenti in un paese nell'arco di un anno. Vengono considerati prodotti e servizi <i>finali</i> mentre vengono esclusi quelli <i>intermedi</i>. Per esempio si considera il pane (prodotto finale consumato), ma non la farina che serve a produrlo (prodotto intermedio) al fine di non contarla due volte."> </span></a> (<a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot8' name='mot8_4' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>PIL</span><span class="gl_js" title="Prodotto Interno Lordo<br />PIL"> </span><span class="gl_jst" title="Indicatore economico che misura la produzione totale di beni e servizi da parte delle unità produttive (imprese, amministrazioni pubbliche, ecc...) residenti in un paese nell'arco di un anno. Vengono considerati prodotti e servizi <i>finali</i> mentre vengono esclusi quelli <i>intermedi</i>. Per esempio si considera il pane (prodotto finale consumato), ma non la farina che serve a produrlo (prodotto intermedio) al fine di non contarla due volte."> </span></a>) si trova nel 1980 al 60%: la media dei paesi dell'Europa a 15 oscillerà attorno a questa cifra per tutto il ventennio successivo. Così non sarà per il nostro paese: gli anni Ottanta videro una progressione costante del debito fino a raggiungere nel 1994 il 121.5% del <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot8' name='mot8_5' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>PIL</span><span class="gl_js" title="Prodotto Interno Lordo<br />PIL"> </span><span class="gl_jst" title="Indicatore economico che misura la produzione totale di beni e servizi da parte delle unità produttive (imprese, amministrazioni pubbliche, ecc...) residenti in un paese nell'arco di un anno. Vengono considerati prodotti e servizi <i>finali</i> mentre vengono esclusi quelli <i>intermedi</i>. Per esempio si considera il pane (prodotto finale consumato), ma non la farina che serve a produrlo (prodotto intermedio) al fine di non contarla due volte."> </span></a>. Allo stesso modo, gli anni Ottanta furono un decennio di grandi disavanzi: questi viaggiarono su una media del 10.7% del <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot8' name='mot8_6' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>PIL</span><span class="gl_js" title="Prodotto Interno Lordo<br />PIL"> </span><span class="gl_jst" title="Indicatore economico che misura la produzione totale di beni e servizi da parte delle unità produttive (imprese, amministrazioni pubbliche, ecc...) residenti in un paese nell'arco di un anno. Vengono considerati prodotti e servizi <i>finali</i> mentre vengono esclusi quelli <i>intermedi</i>. Per esempio si considera il pane (prodotto finale consumato), ma non la farina che serve a produrlo (prodotto intermedio) al fine di non contarla due volte."> </span></a> contro il 4% dei paesi dell'Europa a 15 e, incontestabilmente, la spesa pubblica passò dal 34% del <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot8' name='mot8_7' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>PIL</span><span class="gl_js" title="Prodotto Interno Lordo<br />PIL"> </span><span class="gl_jst" title="Indicatore economico che misura la produzione totale di beni e servizi da parte delle unità produttive (imprese, amministrazioni pubbliche, ecc...) residenti in un paese nell'arco di un anno. Vengono considerati prodotti e servizi <i>finali</i> mentre vengono esclusi quelli <i>intermedi</i>. Per esempio si considera il pane (prodotto finale consumato), ma non la farina che serve a produrlo (prodotto intermedio) al fine di non contarla due volte."> </span></a> nel 1970 al 55% del PIL nel 1985<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-3' class='spip_note' rel='footnote' title='Dino Pesole, I debiti degli italiani, Editori Riuniti - 1996, pag. (...)' id='nh4-3'>3</a>]<!-- htmlB -->. E' quindi vero che furono le spese e i conseguenti disavanzi di bilancio dello Stato a spingere il debito verso l'alto?</p> <p>Un primo elemento che mina la fondatezza della tesi della «spesa sociale» è costituito proprio dall'analisi della spesa e dal confronto con gli altri paesi europei: secondo le cifre della Banca d'Italia<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-4' class='spip_note' rel='footnote' title='Base informativa pubblica della Banca d'Italia, sezione Statistiche di (...)' id='nh4-4'>4</a>]<!-- htmlB -->, la spesa primaria, cioè al netto degli interessi sul <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot6' name='mot6_8' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>debito pubblico</span><span class="gl_js" title="Debito pubblico"> </span><span class="gl_jst" title="E' l'insieme dei debiti nominali delle amministrazioni pubbliche in essere alla fine di ogni anno. La definizione ufficiale dell'Unione Europea si può trovare a questo <a href="http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexplus!prod!CELEXnumdoc&numdoc=31993R3605&lg=it" class="spip_out">indirizzo</a>"> </span></a>, fu... quasi sempre inferiore: eccezion fatta per il biennio 1989-1990 in cui l'Italia sopravanzò leggermente la media europea, la spesa primaria nostrana non fece altro che arrancare lontano dietro gli altri paesi: -16% nel 1980, -8% nel 1985 e ancora -4.8% nel 1993.</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/gif/Spesa_Primaria.gif" type="image/jpeg"> <img src="http://www.umanista.info/IMG/distant/gif/Spesa_Primara747.gif" alt="Spesa al netto degli interessi" width='500' height='415' style='height:415px;width:500px;' /></a></p> <p><i>Fonte:</i> <a href='http://bip.bancaditalia.it/4972unix/homebipentry.htm?dadove=corr&lang=ita' class='spip_out'>Base informativa pubblica della Banca d'Italia</a>. <a href='http://www.bancaditalia.it/statistiche/finpub/pimfpe' class='spip_out'>Supplemento al bollettino statistico della Banca d'Italia</a> per gli anni precedenti al 1995 (In particolare il bollettino n. 62/2001)</p> <p>Contrariamente al modello dell'«esplosione incontrollata», l'andamento della spesa pubblica italiana sembra più un riallineamento sugli standard europei al fine di superare un'esiguità del tutto anomala fra i paesi più avanzati. Tale comportamento trae origine dalla storia del nostro paese: contrariamente a ciò che avvenne in buona parte dei paesi occidentali dove dei sistemi di sicurezza e di previdenza sociale a carattere universale furono adottati nell'immediato dopoguerra<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-5' class='spip_note' rel='footnote' title='Nel 1945 nacque la Sécurité Sociale in Francia e nel 1946 il National (...)' id='nh4-5'>5</a>]<!-- htmlB -->, in Italia si dovette aspettare il 1970 per l'istituzione della previdenza sociale a carattere obbligatorio e addirittura il 1978 per l'istituzione del Sistema Sanitario Nazionale<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-6' class='spip_note' rel='footnote' title='Si noti che i governi che si succedettero fra il 1945 e il 1958 non (...)' id='nh4-6'>6</a>]<!-- htmlB -->: il diritto sancito dalla carta costituzionale degli italiani alla salute rimase sulla carta per ben 35 anni... Ma se il ritardo rispetto agli altri paesi occidentali fu colmato dal lato della spesa, le cose andarono diversamente dal lato delle entrate. Mentre la maggior parte dei paesi avanzati introdussero una tassa commisurata alla somma di tutte le entrate del contribuente all'inizio del '900, si dovette aspettare il 1974 affinché anche nel nostro ordinamento venisse introdotta l'IRPEF al seguito dei lavori della commissione Cosciani. Fin dall'inizio, tuttavia, apparve chiaramente chi fosse il nemico numero uno delle finanze dello stato italiano: se da un lato nel 1980 il 24% dei redditi imponibili da lavoro dipendente veniva evaso o eluso, questa cifra passava al... 60% per i redditi di impresa e da capitale!<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-7' class='spip_note' rel='footnote' title='Libro bianco sull'IRPEF' id='nh4-7'>7</a>]<!-- htmlB -->. Lungi dal costituire un segreto, le ragioni dell'<a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot10' name='mot10_9' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>evasione fiscale</span><span class="gl_js" title="Evasione fiscale"> </span><span class="gl_jst" title="Tutti i metodi illegali di ridurre o eliminare l'onere dell'imposizione"> </span></a> erano note a tutti: in seguito al mutamento della struttura delle imposte non fu infatti previsto nessun adeguamento dell'amministrazione tributaria, il che non poteva che condurre a ingenti difficoltà di riscossione del tributo<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-8' class='spip_note' rel='footnote' title='Questa incongruenza fu una delle ragioni che spinsero Cesare Cosciani a (...)' id='nh4-8'>8</a>]<!-- htmlB -->.</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/gif/Entrate.gif" type="image/jpeg"> <img src="http://www.umanista.info/IMG/distant/gif/Entrategif-ff1c2.gif" alt="Entrate in percentuale del PIL" width='500' height='415' style='height:415px;width:500px;' /></a></p> <p><i>Fonte:</i> <a href='http://bip.bancaditalia.it/4972unix/homebipentry.htm?dadove=corr&lang=ita' class='spip_out'>Base informativa pubblica della Banca d'Italia</a></p> <p>Le finanze italiane si ritrovarono quindi a dover sopportare una spesa di gran lunga superiore alle entrate a causa di una tardiva quanto bislacca riforma fiscale che rese possibile un'evasione mostruosa (anche sulle imposte indirette come l'IVA, anch'essa introdotta dalla commissione Cosciani nel 1978) e che finì per gravare quasi esclusivamente sui redditi da lavoro e pensione: «l'Irpef non è certamente una imposta generale sul reddito, ma assume piuttosto le caratteristiche di un'imposta speciale su alcuni redditi, in particolare sui redditi da lavoro dipendente e da pensione».<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-9' class='spip_note' rel='footnote' title='Disfunzioni ed iniquità dell'Irpef e possibili alternative: un'analisi del (...)' id='nh4-9'>9</a>]<!-- htmlB --></p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/jpg/Imposte_Indirette.jpg" type="image/jpeg"> <img src="http://www.umanista.info/IMG/distant/jpg/Imposte_Indi2107.jpg" alt="Imposte indirette in rapporto al PIL" width='500' height='435' style='height:435px;width:500px;' /></a></p> <p><i>Fonte:</i> <a href='http://bip.bancaditalia.it/4972unix/homebipentry.htm?dadove=corr&lang=ita' class='spip_out'>Base informativa pubblica della Banca d'Italia</a></p> <p>Comunque, una volta constatati i fatti rimane da capire quali ne furono le cause politiche. In altri termini: come poté il mondo politico giustificare da un lato una tale situazione dissestata del bilancio dello Stato e dall'altro un'enorme <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot10' name='mot10_10' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>evasione fiscale</span><span class="gl_js" title="Evasione fiscale"> </span><span class="gl_jst" title="Tutti i metodi illegali di ridurre o eliminare l'onere dell'imposizione"> </span></a> per più di un decennio? <br /> <br /></p> <h3 class="spip" id="outil_sommaire_1"><a title="Sommaire" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire" class="sommaire_ancre"> </a>Un solo nemico: la spesa sociale</h3> <hr class="spip" /> <p>Il problema del <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot4' name='mot4_11' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>disavanzo</span><span class="gl_js" title="Avanzo<br />Disavanzo<br />Deficit"> </span><span class="gl_jst" title="Si tratta di concetti legati alla contabilità (in particolare a quella delle amministrazioni pubbliche). Si parla di deficit (o disavanzo) nel caso vi sia una differenza negativa fra le entrate e le uscite, quindi quando le entrate sono inferiori alle spese. Nel caso contrario si parla di avanzo."> </span></a> pubblico era ben chiaro a tutti fin dalla fine degli anni Settanta: nella sue considerazioni finali per l'anno 1983<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-10' class='spip_note' rel='footnote' title='C. A. Ciampi: Considerazioni finali per l'anno 1983, p. 16' id='nh4-10'>10</a>]<!-- htmlB -->, il governatore della Banca d'Italia Ciampi osservava: “In nessun altro paese industrializzato i disavanzi pubblici hanno mantenuto per così lungo tempo dimensioni tanto ingenti come in Italia. I problemi posti dall'interazione tra debito accumulato e disavanzi ripetutamente elevati si fanno pressanti”. Nel 1984<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-11' class='spip_note' rel='footnote' title='C. A. Ciampi: Considerazioni finali per l'anno 1984, p. 23' id='nh4-11'>11</a>]<!-- htmlB --> permanevano “gravi squilibri del bilancio pubblico” e ancora nel 1985<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-12' class='spip_note' rel='footnote' title='C. A. Ciampi: Considerazioni finali per l'anno 1985, p. 7' id='nh4-12'>12</a>]<!-- htmlB --> lo stesso Ciampi notava che “origine dello squilibrio finanziario del settore statale è il <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot4' name='mot4_12' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>disavanzo</span><span class="gl_js" title="Avanzo<br />Disavanzo<br />Deficit"> </span><span class="gl_jst" title="Si tratta di concetti legati alla contabilità (in particolare a quella delle amministrazioni pubbliche). Si parla di deficit (o disavanzo) nel caso vi sia una differenza negativa fra le entrate e le uscite, quindi quando le entrate sono inferiori alle spese. Nel caso contrario si parla di avanzo."> </span></a> al netto degli interessi”. Sul fronte politico dichiarazioni simili non mancavano: Giovanni Goria nella sua veste di ministro del Tesoro, scriveva: “è fuori di dubbio che lo squilibrio nei conti pubblici rimane ancora preoccupante e conseguentemente la crescita del <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot6' name='mot6_13' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>debito pubblico</span><span class="gl_js" title="Debito pubblico"> </span><span class="gl_jst" title="E' l'insieme dei debiti nominali delle amministrazioni pubbliche in essere alla fine di ogni anno. La definizione ufficiale dell'Unione Europea si può trovare a questo <a href="http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexplus!prod!CELEXnumdoc&numdoc=31993R3605&lg=it" class="spip_out">indirizzo</a>"> </span></a> è tutt'altro che sotto controllo”<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-13' class='spip_note' rel='footnote' title='Si, Ciampi ha ragione: le cose non vanno bene, 19 luglio 1984, La (...)' id='nh4-13'>13</a>]<!-- htmlB -->. L'anno successivo gli faceva eco il presidente del consiglio Bettino Craxi: “il <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot4' name='mot4_14' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>disavanzo</span><span class="gl_js" title="Avanzo<br />Disavanzo<br />Deficit"> </span><span class="gl_jst" title="Si tratta di concetti legati alla contabilità (in particolare a quella delle amministrazioni pubbliche). Si parla di deficit (o disavanzo) nel caso vi sia una differenza negativa fra le entrate e le uscite, quindi quando le entrate sono inferiori alle spese. Nel caso contrario si parla di avanzo."> </span></a> del settore pubblico, [...] questo gigantesco problema”, è un fenomeno “le cui dimensioni sono davvero un'anomalia italiana”<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-14' class='spip_note' rel='footnote' title='Il Presidente del Consiglio allarmato: ‘Deficit, un problema gigantesco', 11 (...)' id='nh4-14'>14</a>]<!-- htmlB -->. Se le parti sociali non facevano eccezione: “spaventosa situazione del <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot4' name='mot4_15' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>deficit</span><span class="gl_js" title="Avanzo<br />Disavanzo<br />Deficit"> </span><span class="gl_jst" title="Si tratta di concetti legati alla contabilità (in particolare a quella delle amministrazioni pubbliche). Si parla di deficit (o disavanzo) nel caso vi sia una differenza negativa fra le entrate e le uscite, quindi quando le entrate sono inferiori alle spese. Nel caso contrario si parla di avanzo."> </span></a> pubblico” secondo il documento di politica economica di Confindustria nel 1985<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-15' class='spip_note' rel='footnote' title='La Confindustria a Craxi: ‘Bisogna governare l'economia', 11 luglio 1985, La (...)' id='nh4-15'>15</a>]<!-- htmlB -->, persino il Partito Comunista accusava la maggioranza di allargare “al di là delle manipolazioni e dei trucchi contabili la voragine del debito pubblico”<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-16' class='spip_note' rel='footnote' title='Nuovo catasto e patrimoniale: queste le proposte comuniste, 31 ottobre (...)' id='nh4-16'>16</a>]<!-- htmlB -->.</p> <p>Ma i disavanzi rimanevano.</p> <p>Settembre 1985. La pressione fiscale in Italia alla fine dell'anno sarà del 34.6% del PIL contro il 41% della media europea e addirittura il 45% della Francia. Alla festa nazionale dell'Unità, il ministro del Tesoro Giovanni Goria, parlando del piano per contenere il <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot4' name='mot4_16' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>disavanzo</span><span class="gl_js" title="Avanzo<br />Disavanzo<br />Deficit"> </span><span class="gl_jst" title="Si tratta di concetti legati alla contabilità (in particolare a quella delle amministrazioni pubbliche). Si parla di deficit (o disavanzo) nel caso vi sia una differenza negativa fra le entrate e le uscite, quindi quando le entrate sono inferiori alle spese. Nel caso contrario si parla di avanzo."> </span></a>, sbotta: “Ho rispetto per chi pensa di continuare a spendere come oggi aumentando le entrate[...]. Però non ci credo, non sono d'accordo. Piano piano avremmo uno Stato che tutto prende e poi tutto spende, uno stato di socialismo reale senza avvertire gli italiani che il socialismo è arrivato”<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-17' class='spip_note' rel='footnote' title='Io, ministro del buonsenso , 8 settembre 1985, La Repubblica' id='nh4-17'>17</a>]<!-- htmlB -->.</p> <p>Niente meno...</p> <p>A partire dalla fine degli anni Settanta e per tutto il decennio seguente l'ondata neoliberista cominciò a farsi sentire in Italia con uno dei suoi concetti cardine: l'attacco frontale al ruolo di redistribuzione del reddito dello Stato attraverso la spesa pubblica. Mentre Ronald Reagan prestava giuramento come presidente degli Stati Uniti nel 1981 dichiarando: “Il governo non è la soluzione dei nostri problemi. Ne è la causa”<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-18' class='spip_note' rel='footnote' title='Ronald Reagan' id='nh4-18'>18</a>]<!-- htmlB -->, in Italia si attaccava la spesa sociale nella sua stessa ragione d'essere. Fedele al ruolo tradizionale della Banca d'Italia di difesa della moneta nonchè delle libertà economiche, toccava a Ciampi nel 1980 formalizzare le basi teoriche della nuova dottrina: “L'ultimo decennio ha visto crescere ancora la somma delle domande sociali rivolte alle strutture pubbliche. E' giunto a un punto di tensione il movimento che prese avvio dalla crisi degli anni trenta e che portò in tutti i paesi ad assegnare alla politica economica e sociale un ruolo centrale e permanente”<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-19' class='spip_note' rel='footnote' title='C. A. Ciampi: Considerazioni finali per l'anno 1980, p. 23' id='nh4-19'>19</a>]<!-- htmlB -->: mai momento fu più propizio di quello dell'attuale crisi finanziaria per apprezzare la cinica eloquenza di tali parole.... <br /> <br /></p> <h3 class="spip" id="outil_sommaire_2"><a title="Sommaire" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire" class="sommaire_ancre"> </a>Un caso da manuale</h3> <hr class="spip" /> <p>Per rendersi conto delle motivazioni squisitamente ideologiche dell'attacco alla spesa sociale degli anni Ottanta basta seguire l'iter d'approvazione della legge finanziaria per l'anno 1986. Le linee guida dell'azione di governo venivano chiarite fin dal mese di settembre dell'85 da Giovanni Goria: la «strategia del rigore» avrebbe dovuto basarsi “essenzialmente su due parole d'ordine: privatizzazione di una parte dei servizi sociali e limitazione delle prestazioni assistenziali ad una fascia realmente bisognosa di cittadini”<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-20' class='spip_note' rel='footnote' title='Ecco la strategia del rigore, 5 settembre 1985, La Repubblica' id='nh4-20'>20</a>]<!-- htmlB -->. D'accordo ovviamente il Presidente del Consiglio Craxi, secondo il quale “il grosso dei sacrifici necessari per risanare la finanza pubblica” doveva “ricadere sulle spese più che sulle entrate”<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-17' class='spip_note' rel='footnote'>17</a>]<!-- htmlB -->. La chiara presa di posizione del Partito Repubblicano (PRI) era affidata a Giovanni Spadolini: “bisogna subito fare qualcosa per ridurre il deficit pubblico, agendo in misura omogenea e con equi sacrifici su tutte le spese correnti”<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-17' class='spip_note' rel='footnote'>17</a>]<!-- htmlB -->. Al fronte reazionario costituito dalle correnti liberiste della Democrazia Cristiana e del Partito Socialista, dal Partito Repubblicano e dal Partito Liberale, si contrapponeva il fronte socialdemocratico costituito dalle correnti di sinistra del Partito Socialista e della Democrazia Cristiana e dal Partito Socialdemocratico. Ma la corrente sociale (o populista, secondo i suoi detrattori) era sempre più isolata: oltre agli interessi di partito che dirottavano la spesa sempre più verso interessi clientelari, agli attacchi della destra italiana, si associavano con sempre maggiore insistenza quelli internazionali. Il Fondo Monetario Internazionale per esempio che, in una visita lampo proprio nel settembre del 1985, non esitava a «bacchettare» il governo riguardo alla situazione dei conti pubblici italiani. La ricetta, ovviamente, era senza appello: mettere subito sotto controllo la spesa pubblica<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-21' class='spip_note' rel='footnote' title='Il Fondo non crede alla nostra austerità, 8 ottobre 1985, La (...)' id='nh4-21'>21</a>]<!-- htmlB -->. Ma anche la Comunità Economica Europea (CEE) per cui “l'unica strategia efficace per invertire la tendenza” del disavanzo pubblico era “decurtare almeno in percentuale del PIL il totale delle spese” che non fossero “produttive o sociali di prima priorità”<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-22' class='spip_note' rel='footnote' title='La CEE critica il bilancio italiano, 7 luglio 1985, La Repubblica' id='nh4-22'>22</a>]<!-- htmlB -->. Tuttavia la palma del migliore inventore spetta senza dubbio all'Organizzazione di Cooperazione e Sviluppo Economico (<a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot9' name='mot9_17' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>OCSE</span><span class="gl_js" title="Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico<br />OCSE"> </span><span class="gl_jst" title="L'OCSE successe nel 1959 all'Organizzazione Europea di Cooperazione Economica (OECE) creata ne 1951 al fine di assicurare la convertibilità delle monete dei paesi destinatari del Piano Marshall. Una volta esaurito il piano, fu fondata l'OCSE nell'ottica di continuare l'attività di analisi e indagine iniziata dall'OECE sulle condizioni delle economie dei paesi membri. Le analisi dell'OCSE si distinguono per la loro impronta marcatamente neoliberista."> </span></a>): gli «esperti» dell'<a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot9' name='mot9_18' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>OCSE</span><span class="gl_js" title="Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico<br />OCSE"> </span><span class="gl_jst" title="L'OCSE successe nel 1959 all'Organizzazione Europea di Cooperazione Economica (OECE) creata ne 1951 al fine di assicurare la convertibilità delle monete dei paesi destinatari del Piano Marshall. Una volta esaurito il piano, fu fondata l'OCSE nell'ottica di continuare l'attività di analisi e indagine iniziata dall'OECE sulle condizioni delle economie dei paesi membri. Le analisi dell'OCSE si distinguono per la loro impronta marcatamente neoliberista."> </span></a> si impegnavano a trovare le statistiche più esotiche che dessero l'Italia ai primi posti (come la variazione relativa delle entrate fiscali tra il 1974 e il 1982), o ad aggiustare il gruppo dei paesi analizzati per far balzare l'Italia ai primi posti<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-23' class='spip_note' rel='footnote' title='Per esempio, le statistiche venivano ristrette al gruppo del G7 al fine di (...)' id='nh4-23'>23</a>]<!-- htmlB -->. Tutto ciò non mancava di produrre grossi titoli sui giornali nostrani.</p> <p>Non stupisce quindi che la finanziaria che arriva in Parlamento nell'autunno del 1985 si accanisca particolarmente sulle classi sociali più disagiate: tagli delle fasce sociali di Enel e SIP, aumenti dei ticket su farmaci e prestazioni sanitarie compresi fra il 15 e il 25%, aumento delle tasse universitarie e scolastiche (moltiplicate per 13!), riduzioni degli assegni familiari per il primo figlio, innalzamento dei contributi sanitari e previdenziali pagati dai cassintegrati... Di fronte a una tale potenza di fuoco, la corrente sociale della maggioranza non poteva che rifugiarsi nell'unico strumento che avrebbe permesso di correggere il testo di legge: il voto segreto. Il fenomeno dei cosiddetti franchi tiratori, oltre a distruggere l'immagine della spesa pubblica dirottandola impunemente verso scopi elettorali di partito, permetteva di abrogare gli articoli contenenti i tagli utilizzando i voti dell'opposizione, ma evitando quella scomoda immagine per un democristiano che costituiva un voto in Parlamento con il Partito Comunista. Il risultato fu eloquente: l'iter di approvazione della finanziaria 1986 durò cinque mesi, per un totale di circa 600 votazioni, quattro voti di fiducia, una ventina di sconfitte della maggioranza... e un disavanzo programmato di 110 mila miliardi di lire da finanziare con titoli del debito pubblico<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-24' class='spip_note' rel='footnote' title='Cinque mesi, 600 votazioni: adesso la finanziaria c'è, 27 febbraio 1986, La (...)' id='nh4-24'>24</a>]<!-- htmlB -->. <br /> <br /></p> <h3 class="spip" id="outil_sommaire_3"><a title="Sommaire" href="http://www.umanista.info/spip.php?page=backend#outil_sommaire" class="sommaire_ancre"> </a>Un unico rimedio: il mercato</h3> <hr class="spip" /> <p>Le radici del debito pubblico italiano affondano nell'accanimento ideologico contro la spesa sociale, che una blanda politica d'imposizione e di negligenza nella lotta all'<a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot10' name='mot10_19' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>evasione fiscale</span><span class="gl_js" title="Evasione fiscale"> </span><span class="gl_jst" title="Tutti i metodi illegali di ridurre o eliminare l'onere dell'imposizione"> </span></a> non seppe contrastare. Ma le scarse entrate che figurano nei bilanci dello Stato degli anni Ottanta non potrebbero spiegare da sole l'impennata del debito registratasi nei primi anni Novanta: questi ultimi furono infatti caratterizzati da avanzi primari molto marcati: il record spetta al 1997, che si chiuse con un avanzo pari al 6.6% del PIL, più del doppio della media europea. Vi fu un secondo meccanismo che costrinse lo Stato a indebitarsi a oltranza: il mercato.</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/gif/InflazioneTUS.gif" type="image/jpeg"> <img src="http://www.umanista.info/IMG/distant/gif/InflazioneTUc815.gif" alt="Inflazione e Tasso Ufficiale di Sconto" width='500' height='521' style='height:521px;width:500px;' /></a></p> <p><i>Fonte:</i> <a href='http://www.istat.it/' class='spip_out'>ISTAT</a></p> <p>Per tutti gli anni Sessanta e Settanta, i governi avevano puntato sul deficit di bilancio per sostenere la domanda e quindi l'occupazione. Se da un lato il finanziamento del debito attraverso emissione di moneta aveva permesso di mantenere sotto controllo il debito pubblico, dall'altro aveva comportato lo spiacevole inconveniente dell'inflazione. Secondo la teoria dell'economista britannico <a href='http://it.wikipedia.org/wiki/John_Maynard_Keynes' class='spip_glossaire'>John Maynard Keynes</a>, i periodi di inflazione avrebbero dovuto essere accompagnati da forte crescita della domanda, mentre i rallentamenti della crescita avrebbero dovuto avere come contropartita un rallentamento dei prezzi. Anche in Italia come nel resto dei paesi occidentali, gli shock petroliferi degli anni Settanta misero in crisi questo mondo ideale: la <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot7' name='mot7_20' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>stagflazione</span><span class="gl_js" title="Stagflazione"> </span><span class="gl_jst" title="Presenza contemporanea di aumenti generalizzati dei prezzi (inflazione) e di stagnazione del prodotto interno lordo (PIL)"> </span></a>, presenza contemporanea di inflazione e recessione fece la sua comparsa.</p> <p>Fino al 1981 il deficit dello Stato poteva essere finanziato con emissione di moneta da parte della banca centrale: dal 1975 la Banca d'Italia era obbligata a sottoscrivere i titoli di Stato rimasti invenduti durante le aste. Vera e propria svolta nella storia del debito pubblico italiano, nel 1981, per iniziativa dell'allora ministro del tesoro Beniamino Andreatta in stretta collaborazione con il Governatore Ciampi, il divorzio fra banca centrale e tesoro sancì la fine del finanziamento obbligatorio del debito tramite emissione di moneta: la Banca d'Italia avrebbe potuto sottoscrivere o meno i titoli di Stato a sua discrezione. Ovviamente il prezzo da pagare era la dipendenza del finanziamento del debito pubblico dal settore privato: “da quel momento in avanti la vita dei ministri del Tesoro si era fatta più difficile e a ogni asta il loro operato era sottoposto al giudizio del mercato”<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-25' class='spip_note' rel='footnote' title='Il divorzio fra tesoro e Bankitalia e la lite delle comari, 26 luglio 1991, (...)' id='nh4-25'>25</a>]<!-- htmlB --> dichiarò Andreatta.</p> <p>Con buona pace della norma costituzionale secondo la quale il potere appartiene al popolo, fu messa nelle mani del «mercato», cioè di un gruppo ristretto di banche, la possibilità di generare una crisi finanziaria di dimensioni nazionali rifiutando di finanziare il debito della collettività. A detta dello stesso Beniamino Andreatta si trattò di una “congiura aperta” che non ebbe consenso politico ne l'avrebbe avuto negli anni seguenti: “naturalmente la riduzione del signoraggio monetario e i tassi di interesse positivi in termini reali si tradussero rapidamente in un nuovo grave problema per la politica economica, aumentando il fabbisogno del Tesoro e l' escalation della crescita del debito rispetto al prodotto nazionale”<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-22' class='spip_note' rel='footnote'>22</a>]<!-- htmlB -->.</p> <p>L'operato di Andreatta non si potrebbe capire senza conoscerne il profilo politico: neoliberista della prima ora, Andreatta ebbe il merito di esporre senza mezzi termini la sua ricetta per la riduzione del disavanzo pubblico: nel 1985, in veste di consigliere economico del segretario DC De Mita dichiarava: «si deve rimettere in discussione la dotazione dei diritti sociali che il cittadino italiano ha acquisito in questi ultimi quindici anni e che ritiene in qualche misura un patrimonio ineliminabile»<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-26' class='spip_note' rel='footnote' title='Incalzato dagli alleati, Craxi risponde in Senato, 31 luglio 1985, La (...)' id='nh4-26'>26</a>]<!-- htmlB --> al fine di risanare il bilancio pubblico la cui situazione era peggiorata a causa... dell'“incapacità dei governi a risolvere il problema della spesa pubblica”<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-22' class='spip_note' rel='footnote'>22</a>]<!-- htmlB -->. Con una costanza che ha dello straordinario si ritorna alla stessa guerra ideologica contro la spesa pubblica: se, rinunciando all'imposizione fiscale, i governi avevano usato lo strumento del debito per portare lo Stato Sociale ai livelli della media europea, il «divorzio» fu un colpo mortale a ogni politica di spesa.</p> <p>Ma c'è di più: a partire dal 1981 si creò in Italia quella scandalosa ingiustizia sociale che furono i titoli di Stato, una rendita finanziaria enorme, a lungo totalmente esente da imposizione. Si coniò una nuova espressione (<i>BOT people</i>) al fine di intrattenere l'illusione «democratica» secondo la quale i titoli di Stato sarebbero stati nelle mani di una miriade di piccoli risparmiatori (si legga <a href='http://www.umanista.info/spip.php?article37' class='spip_in'>Chi possiede il debito pubblico italiano?</a>). La realtà era ben diversa: nel 1985 oltre il 40% dei titoli in circolazione erano posseduti da banche e istituti di credito<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-27' class='spip_note' rel='footnote' title='Mercato finanziario, istituzioni e debito pubblico in Italia nella seconda (...)' id='nh4-27'>27</a>]<!-- htmlB --> mentre secondo il comunista Napoleone Colajanni il 57% degli utili FIAT e il 62% degli utili Olivetti per il 1984 provenivano da interessi su titoli<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-28' class='spip_note' rel='footnote' title='Dopo Torino, 5 dicembre 1985, La Repubblica' id='nh4-28'>28</a>]<!-- htmlB -->. Quest'ultimo fenomeno merita un ulteriore approfondimento.</p> <p>L'esenzione fiscale dei titoli di Stato permetteva alle imprese di eludere il fisco in modo alquanto elegante: bastava ottenere un prestito da una banca al solo fine di acquistare BOT e CCT e, alla fine dell'anno, si sarebbero potuti iscrivere in bilancio interessi passivi (dovuti al prestito bancario) che andavano a ridurre l'utile imponibile e interessi attivi (dei titoli di Stato) esenti da imposte. Questo meccanismo era noto a tutti, ma se da un lato Andreatta parlava di “frivoli discorsi di tassazione”<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-29' class='spip_note' rel='footnote' title='La finanziaria è solo l'inizio: per risanare ci vogliono tasse, 4 ottobre (...)' id='nh4-29'>29</a>]<!-- htmlB --> dei BOT, dall'altro l'atteggiamento di Goria non lasciava dubbi: “da oltre un anno stiamo invitando le aziende ad autoregolarsi e non lo hanno fatto. A questo punto è necessario intervenire con garbo ma con efficacia, anche perché questo fenomeno non solo sottrae gettito all'erario, ma altera anche artificialmente i flussi finanziari”<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-30' class='spip_note' rel='footnote' title='Goria esclude ancora la tassazione dei BOT, 19 ottobre 1984, La (...)' id='nh4-30'>30</a>]<!-- htmlB -->. Il governo pregava gentilmente gli evasori di autoregolarsi...</p> <p>Alla fine del 1991, la percentuale di titoli del debito pubblico indicizzati o a breve termine era salita al 66,56%<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-31' class='spip_note' rel='footnote' title='Direzione Generale del Tesoro per il debito pubblico' id='nh4-31'>31</a>]<!-- htmlB --> e la vita media dei titoli era estremamente bassa: 2,96 anni<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-32' class='spip_note' rel='footnote' title='A titolo di esempio, nello stesso anno il 38% del debito pubblico francese (...)' id='nh4-32'>32</a>]<!-- htmlB -->: per paura di una nuova fiammata dell'inflazione, il «mercato» aveva puntato tutto sui titoli strettamente legati al <a href='http://it.wikipedia.org/wiki/tasso_ufficiale_di_sconto' class='spip_glossaire'>tasso ufficiale di sconto</a> (TUS) per poter trarre profitto da un eventuale rialzo dei tassi. Questo dato apparentemente innocuo fu la condizione che permise alla tremenda ondata di speculazione monetaria del 1992 di dare una spallata decisiva al debito pubblico: resa possibile dalla liberalizzazione del mercato dei capitali voluta dall'Unione Europea, la speculazione monetaria si accanì contro la Lira a partire dal settembre del 1992. La meccanica del fenomeno era riassunta così da Henry Kaufman, noto <i>trader</i> di Wall Street: “oggi il mercato finanziario funziona bene, è facilissimo entrarne e uscirne. E questa estrema mobilità consente agli operatori di aggravare le difficoltà della lira”<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-33' class='spip_note' rel='footnote' title='Un governo più forte e la speculazione finirà, 3 aprile 1993, La (...)' id='nh4-33'>33</a>]<!-- htmlB -->. Nessuno trovò nulla da ridire al legame fisiologico fra “un mercato che funziona bene” e la speculazione, anzi, la soluzione dei problemi italiani si trovava altrove.</p> <p>La dichiarazione di Luigi Abete, presidente di Confindustria dell'epoca, ha il merito di essere di una chiarezza cristallina: “Serve un decreto urgente di governabilità, un provvedimento da approvare entro due settimane che crei subito le condizioni di un forte ribasso dei tassi d' interesse. Come? Tagliando e contenendo la spesa pubblica senza ricorrere a nuove entrate, anche a costo di gelare i consumi familiari; avviando la razionalizzazione di pensioni e sanità; privatizzando subito due o tre aziende pubbliche”<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-34' class='spip_note' rel='footnote' title='Agnelli e Abete: due settimane di tempo per evitare il disastro, 9 (...)' id='nh4-34'>34</a>]<!-- htmlB -->. Di fronte alla speculazione che faceva cadere il cambio della lira, il Governatore Ciampi non poté far altro che alzare il tasso di interesse. Il Tesoro, spinto dalle scadenze medie molto corte dei titoli di Stato, non poté far altro, a sua volta, che aumentarne la remunerazione. Il debito pubblico passò dal 98 al 121.5% nei tre anni che vanno dal 1992 al 1994<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-35' class='spip_note' rel='footnote' title='Cioè lo stesso aumento registrato fra il 1981 e il 1991. Da notare che gli (...)' id='nh4-35'>35</a>]<!-- htmlB --> a causa di un disavanzo interamente dovuto alle spese per interessi.</p> <p>Ronald Reagan, durante il suo primo mandato, ridusse le imposte del 25% in tre anni. A detta del presidente repubblicano, la riduzione della pressione fiscale avrebbe liberato enormi risorse per gli investimenti, i quali avrebbero favorito l'occupazione e la crescita. Quest'ultima avrebbe fatto a sua volta lievitare le entrate fiscali dello Stato in modo da compensarne la riduzione. Quando, alla fine nel 1985, il deficit dello Stato americano raggiungeva quota 220 miliardi di dollari, Reagan si presentò davanti al Congresso americano chiedendo imponenti tagli di spesa per ripianarlo, mentre manteneva la riduzione dell'aliquota di imposizione sui redditi più alti dal 70 al 28%. L'immagine che dipinsero i giornali di un presidente deluso e rammaricato dal fallimento delle sue promesse elettorali (un avanzo di 120 miliardi di dollari nel 1986) era del tutto falsa: in realtà Ronald Reagan aveva in tasca quello che considerava uno degli obiettivi principali della sua presidenza: “smantellare lo Stato Sociale, che è l'incubo dei contribuenti”. Milton Friedman dichiarava nel 2003 a proposito dell'intervento dello Stato in economia: “Come si potrà mai riportare lo Stato a delle giuste dimensioni? Penso che ci sia un solo modo: quello con cui i genitori controllano le spese eccessive dei loro figli cioè diminuendone la paghetta. Per un governo, ciò significa ridurre le tasse”<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb4-36' class='spip_note' rel='footnote' title='Tax cuts = smaller government, 20 gennaio 2003, The Wall Street Journal (...)' id='nh4-36'>36</a>]<!-- htmlB -->. Essendo le tasse estremamente basse nel 1981 in Italia, toccherà a Beniamino Andreatta eliminare l'ultima possibilità di finanziamento della spesa pubblica con il divorzio fra Banca d'Italia e Tesoro.</p></div> <hr /> <div class='rss_notes'><p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-1' id='nb4-1' class='spip_note' title='Note 4-1' rev='footnote'>1</a>] <!-- htmlB --><a href='http://www.giuliotremonti.it/pubblicazioni/visualizza.asp?id=76' class='spip_out'>La paura e la speranza</a></p><p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-2' id='nb4-2' class='spip_note' title='Note 4-2' rev='footnote'>2</a>] <!-- htmlB -->Le radici del declino italiano, 27 dicembre 2002, <i>La Repubblica</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-3' id='nb4-3' class='spip_note' title='Note 4-3' rev='footnote'>3</a>] <!-- htmlB -->Dino Pesole, I debiti degli italiani, Editori Riuniti - 1996, pag. 29</p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-4' id='nb4-4' class='spip_note' title='Note 4-4' rev='footnote'>4</a>] <!-- htmlB --><a href='http://bip.bancaditalia.it/4972unix/homebipentry.htm?dadove=corr&lang=ita' class='spip_out'>Base informativa pubblica della Banca d'Italia</a>, sezione <i>Statistiche di finanza pubblica nei Paesi dell'Unione Europea</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-5' id='nb4-5' class='spip_note' title='Note 4-5' rev='footnote'>5</a>] <!-- htmlB -->Nel 1945 nacque la <i>Sécurité Sociale</i> in Francia e nel 1946 il <i>National Healcare System</i> in Gran Bretagna</p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-6' id='nb4-6' class='spip_note' title='Note 4-6' rev='footnote'>6</a>] <!-- htmlB -->Si noti che i governi che si succedettero fra il 1945 e il 1958 non ritennero nemmeno necessaria l'istituzione del Ministero della Sanità...</p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-7' id='nb4-7' class='spip_note' title='Note 4-7' rev='footnote'>7</a>] <!-- htmlB --><a href='http://www.astrid-online.it/Amministra/Documenti/SSEF_Libro-bianco-Irpef-e-famiglia-28_04_08.pdf' class='spip_out'>Libro bianco sull'IRPEF</a></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-8' id='nb4-8' class='spip_note' title='Note 4-8' rev='footnote'>8</a>] <!-- htmlB -->Questa incongruenza fu una delle ragioni che spinsero Cesare Cosciani a dimettersi dall'omonima commissione prima della fine dei lavori</p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-9' id='nb4-9' class='spip_note' title='Note 4-9' rev='footnote'>9</a>] <!-- htmlB -->Disfunzioni ed iniquità dell'Irpef e possibili alternative: un'analisi del funzionamento dell'imposta sul reddito in Italia nel periodo 1977-83, Vincenzo Visco, 1984</p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-10' id='nb4-10' class='spip_note' title='Note 4-10' rev='footnote'>10</a>] <!-- htmlB -->C. A. Ciampi: <a href='http://www.euromedfinanza.it/RassegnaBI/CF/anni80_89/1983_Ciampi.pdf' class='spip_out'>Considerazioni finali per l'anno 1983</a>, p. 16</p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-11' id='nb4-11' class='spip_note' title='Note 4-11' rev='footnote'>11</a>] <!-- htmlB -->C. A. Ciampi: <a href='http://www.euromedfinanza.it/RassegnaBI/CF/anni80_89/1984_Ciampi.pdf' class='spip_out'>Considerazioni finali per l'anno 1984</a>, p. 23</p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-12' id='nb4-12' class='spip_note' title='Note 4-12' rev='footnote'>12</a>] <!-- htmlB -->C. A. Ciampi: <a href='http://www.euromedfinanza.it/RassegnaBI/CF/anni80_89/1985_Ciampi.pdf' class='spip_out'>Considerazioni finali per l'anno 1985</a>, p. 7</p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-13' id='nb4-13' class='spip_note' title='Note 4-13' rev='footnote'>13</a>] <!-- htmlB -->Si, Ciampi ha ragione: le cose non vanno bene, 19 luglio 1984, <i>La Repubblica</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-14' id='nb4-14' class='spip_note' title='Note 4-14' rev='footnote'>14</a>] <!-- htmlB -->Il Presidente del Consiglio allarmato: ‘Deficit, un problema gigantesco', 11 settembre 1985, <i>La Repubblica</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-15' id='nb4-15' class='spip_note' title='Note 4-15' rev='footnote'>15</a>] <!-- htmlB -->La Confindustria a Craxi: ‘Bisogna governare l'economia', 11 luglio 1985, <i>La Repubblica</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-16' id='nb4-16' class='spip_note' title='Note 4-16' rev='footnote'>16</a>] <!-- htmlB -->Nuovo catasto e patrimoniale: queste le proposte comuniste, 31 ottobre 1984, <i>La Repubblica</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-17' id='nb4-17' class='spip_note' title='Note 4-17' rev='footnote'>17</a>] <!-- htmlB --> <a href='http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1985/09/08/io-ministro-del-buonsenso.html' class='spip_out'>Io, ministro del buonsenso</a> , 8 settembre 1985, <i>La Repubblica</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-18' id='nb4-18' class='spip_note' title='Note 4-18' rev='footnote'>18</a>] <!-- htmlB --><a href='http://en.wikiquote.org/wiki/Ronald_Reagan' class='spip_out'>Ronald Reagan</a></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-19' id='nb4-19' class='spip_note' title='Note 4-19' rev='footnote'>19</a>] <!-- htmlB -->C. A. Ciampi: <a href='http://www.euromedfinanza.it/RassegnaBI/CF/anni80_89/1980_Ciampi.pdf' class='spip_out'>Considerazioni finali per l'anno 1980</a>, p. 23</p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-20' id='nb4-20' class='spip_note' title='Note 4-20' rev='footnote'>20</a>] <!-- htmlB -->Ecco la strategia del rigore, 5 settembre 1985, <i>La Repubblica</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-21' id='nb4-21' class='spip_note' title='Note 4-21' rev='footnote'>21</a>] <!-- htmlB -->Il Fondo non crede alla nostra austerità, 8 ottobre 1985, <i>La Repubblica</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-22' id='nb4-22' class='spip_note' title='Note 4-22' rev='footnote'>22</a>] <!-- htmlB -->La CEE critica il bilancio italiano, 7 luglio 1985, <i>La Repubblica</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-23' id='nb4-23' class='spip_note' title='Note 4-23' rev='footnote'>23</a>] <!-- htmlB -->Per esempio, le statistiche venivano ristrette al gruppo del G7 al fine di escludere i paesi nordici che mostravano pressioni fiscali attorno al 50%. Da notare che, nemmeno in questo modo, l'Italia non figurò mai al primo posto.</p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-24' id='nb4-24' class='spip_note' title='Note 4-24' rev='footnote'>24</a>] <!-- htmlB -->Cinque mesi, 600 votazioni: adesso la finanziaria c'è, 27 febbraio 1986, <i>La Repubblica</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-25' id='nb4-25' class='spip_note' title='Note 4-25' rev='footnote'>25</a>] <!-- htmlB --><a href='http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&artId=891110&chId=30' class='spip_out'>Il divorzio fra tesoro e Bankitalia e la lite delle comari</a>, 26 luglio 1991, <i>Il Sole 24 ORE</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-26' id='nb4-26' class='spip_note' title='Note 4-26' rev='footnote'>26</a>] <!-- htmlB -->Incalzato dagli alleati, Craxi risponde in Senato, 31 luglio 1985, <i>La Repubblica</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-27' id='nb4-27' class='spip_note' title='Note 4-27' rev='footnote'>27</a>] <!-- htmlB --><a href='http://www.economia.scudo.unina.it/editorfiles/dottorati/dottorato1/File/MERCATO%20FINANZIARIO.ppt' class='spip_out'>Mercato finanziario, istituzioni e debito pubblico in Italia nella seconda metà del novecento</a>, <i>Università degli Studi di Napoli ‘Federico II'</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-28' id='nb4-28' class='spip_note' title='Note 4-28' rev='footnote'>28</a>] <!-- htmlB -->Dopo Torino, 5 dicembre 1985, <i>La Repubblica</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-29' id='nb4-29' class='spip_note' title='Note 4-29' rev='footnote'>29</a>] <!-- htmlB -->La finanziaria è solo l'inizio: per risanare ci vogliono tasse, 4 ottobre 1985, <i>La Repubblica</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-30' id='nb4-30' class='spip_note' title='Note 4-30' rev='footnote'>30</a>] <!-- htmlB -->Goria esclude ancora la tassazione dei BOT, 19 ottobre 1984, <i>La Repubblica</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-31' id='nb4-31' class='spip_note' title='Note 4-31' rev='footnote'>31</a>] <!-- htmlB --><a href='http://www.dt.tesoro.it/Aree-Docum/Debito-Pub/Dati-Stati/Archivio-D/Archivio-s/Composizione-dei-Titoli-di-Stato-in-1.pdf' class='spip_out'>Direzione Generale del Tesoro per il debito pubblico</a></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-32' id='nb4-32' class='spip_note' title='Note 4-32' rev='footnote'>32</a>] <!-- htmlB -->A titolo di esempio, nello stesso anno il 38% del debito pubblico francese era finanziato con titoli indicizzati o a breve termine. La vita media del debito era di 6 anni.</p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-33' id='nb4-33' class='spip_note' title='Note 4-33' rev='footnote'>33</a>] <!-- htmlB -->Un governo più forte e la speculazione finirà, 3 aprile 1993, <i>La Repubblica</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-34' id='nb4-34' class='spip_note' title='Note 4-34' rev='footnote'>34</a>] <!-- htmlB -->Agnelli e Abete: due settimane di tempo per evitare il disastro, 9 settembre 1992, <i>La Repubblica</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-35' id='nb4-35' class='spip_note' title='Note 4-35' rev='footnote'>35</a>] <!-- htmlB -->Cioè lo stesso aumento registrato fra il 1981 e il 1991. Da notare che gli stessi tre anni si conclusero con un avanzo primario, dimostrando ancora una volta, che non era certo la spesa a far crescere il debito.</p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh4-36' id='nb4-36' class='spip_note' title='Note 4-36' rev='footnote'>36</a>] <!-- htmlB -->Tax cuts = smaller government, 20 gennaio 2003, <i>The Wall Street Journal Europe</i></p></div> Crescita e occupazione: inganno sociale http://www.umanista.info/spip.php?article3 http://www.umanista.info/spip.php?article3 2008-09-25T20:35:00Z text/html it «Soltanto la crescita crea occupazione». Da anni martellata da tutti i mezzi di comunicazione l'idea è diventata una verità indiscutibile. A tal punto che risulta quasi difficile credere che gli ultimi cinquant'anni abbiano dimostrato proprio il contrario. Nei quasi cinque decenni che vanno dal 1960 a oggi, l'economia italiana ha creato circa quattro milioni di posti di lavoro. In termini percentuali il numero degli occupati è cresciuto del 19%, cifra che sebbene sembri fallimentare rispetto alla (...) - <a href="http://www.umanista.info/spip.php?rubrique3" rel="directory">Lavoro</a> <div class='rss_chapo'><p>«Soltanto la crescita crea occupazione». Da anni martellata da tutti i mezzi di comunicazione l'idea è diventata una verità indiscutibile. A tal punto che risulta quasi difficile credere che gli ultimi cinquant'anni abbiano dimostrato proprio il contrario.</p></div> <div class='rss_texte'><p>Nei quasi cinque decenni che vanno dal 1960 a oggi, l'economia italiana ha creato circa quattro milioni di posti di lavoro. In termini percentuali il numero degli occupati è cresciuto del 19%, cifra che sebbene sembri fallimentare rispetto alla prestazione dell'economia statunitense (+118%) rimane comunque migliore di ciò che è stato fatto in Gran Bretagna (+18%). Più sorprendente è invece la crescita del <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot8' name='mot8_0' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>Prodotto Interno Lordo</span><span class="gl_js" title="Prodotto Interno Lordo<br />PIL"> </span><span class="gl_jst" title="Indicatore economico che misura la produzione totale di beni e servizi da parte delle unità produttive (imprese, amministrazioni pubbliche, ecc...) residenti in un paese nell'arco di un anno. Vengono considerati prodotti e servizi <i>finali</i> mentre vengono esclusi quelli <i>intermedi</i>. Per esempio si considera il pane (prodotto finale consumato), ma non la farina che serve a produrlo (prodotto intermedio) al fine di non contarla due volte."> </span></a>: il <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot8' name='mot8_1' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>PIL</span><span class="gl_js" title="Prodotto Interno Lordo<br />PIL"> </span><span class="gl_jst" title="Indicatore economico che misura la produzione totale di beni e servizi da parte delle unità produttive (imprese, amministrazioni pubbliche, ecc...) residenti in un paese nell'arco di un anno. Vengono considerati prodotti e servizi <i>finali</i> mentre vengono esclusi quelli <i>intermedi</i>. Per esempio si considera il pane (prodotto finale consumato), ma non la farina che serve a produrlo (prodotto intermedio) al fine di non contarla due volte."> </span></a> nostrano sfoggia un ragguardevole +292%, cifra di tutto rispetto se comparata al +362% ottenuto oltreoceano.</p> <p>Anche l'osservatore più distratto avrà colto l'incoerenza di queste cifre: come è possibile che due economie che dopo tutto sono cresciute in modo comparabile abbiano creato occupazione in modo cosi' diverso?</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/jpg/NuoviOccupati.jpg" type="image/jpeg"> <img src="http://www.umanista.info/IMG/distant/jpg/NuoviOccupat710b.jpg" alt="Occupati" width='500' height='520' style='height:520px;width:500px;' /></a> <i>Fonte: <a href='http://www.conference-board.org/economics/database.cfm' class='spip_out'>Base di dati dell'Università di Groningen</a></i> <br /> <br /> <br /> <br /></p> <p>Al di là della propaganda mediatica, l'aumento dell'occupazione dipende da due fattori: la crescita netta e la riduzione dell'orario di lavoro.</p> <p>Per spiegare la crescita netta basta un semplice esempio. Si supponga che quattro lavoratori durante un anno lavorino con una produttività di 10 Euro pro capite. Il <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot8' name='mot8_2' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>PIL</span><span class="gl_js" title="Prodotto Interno Lordo<br />PIL"> </span><span class="gl_jst" title="Indicatore economico che misura la produzione totale di beni e servizi da parte delle unità produttive (imprese, amministrazioni pubbliche, ecc...) residenti in un paese nell'arco di un anno. Vengono considerati prodotti e servizi <i>finali</i> mentre vengono esclusi quelli <i>intermedi</i>. Per esempio si considera il pane (prodotto finale consumato), ma non la farina che serve a produrlo (prodotto intermedio) al fine di non contarla due volte."> </span></a> finale sarà dunque di 40 Euro. Nell'anno successivo si supponga che il <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot8' name='mot8_3' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>PIL</span><span class="gl_js" title="Prodotto Interno Lordo<br />PIL"> </span><span class="gl_jst" title="Indicatore economico che misura la produzione totale di beni e servizi da parte delle unità produttive (imprese, amministrazioni pubbliche, ecc...) residenti in un paese nell'arco di un anno. Vengono considerati prodotti e servizi <i>finali</i> mentre vengono esclusi quelli <i>intermedi</i>. Per esempio si considera il pane (prodotto finale consumato), ma non la farina che serve a produrlo (prodotto intermedio) al fine di non contarla due volte."> </span></a> risulti essere 45 Euro: si avrà quindi una «crescita» del 12.5%. Al di là delle prevedibili giubilanti dichiarazioni del presidente del consiglio di turno, è utile immaginare le conseguenze sull'occupazione. Si supponga che, grazie a importanti investimenti in macchinari, la produttività sia passata a 15 Euro: le imprese con solo tre lavoratori hanno quindi ottenuto un <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot8' name='mot8_4' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>PIL</span><span class="gl_js" title="Prodotto Interno Lordo<br />PIL"> </span><span class="gl_jst" title="Indicatore economico che misura la produzione totale di beni e servizi da parte delle unità produttive (imprese, amministrazioni pubbliche, ecc...) residenti in un paese nell'arco di un anno. Vengono considerati prodotti e servizi <i>finali</i> mentre vengono esclusi quelli <i>intermedi</i>. Per esempio si considera il pane (prodotto finale consumato), ma non la farina che serve a produrlo (prodotto intermedio) al fine di non contarla due volte."> </span></a> di 45 Euro e l'occupazione è... diminuita! La crescita può non creare occupazione, o addirittura distruggere posti di lavoro se è inferiore all'aumento di produttività. Sembra inverosimile eppure si tratta esattamente di ciò che è successo in Italia.</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/jpg/Produttivita_PIL.jpg " type="image/jpeg"> <img src="http://www.umanista.info/IMG/distant/jpg/Produttivitab446.jpg" alt="Produttività e PIL" width='500' height='515' style='height:515px;width:500px;' /></a> <i>Crescita della produttività oraria e del PIL rispetto ai valori del 1960. <br />Fonte: <a href='http://www.conference-board.org/economics/database.cfm' class='spip_out'>Base di dati dell'Università di Groningen</a></i> <br /> <br /> <br /> <br /></p> <p>Se nel 2007 gli italiani avessero avuto la stessa produttività che ebbero nel 1960, non sarebbero bastati bambini e pensionati per produrre lo stesso PIL.</p> <p>Per quanto riguarda la riduzione dell'orario il meccanismo funziona in modo assai semplice: meno si lavora e più le imprese sono obbligate ad assumere: se per tutto il 2007 gli italiani avessero lavorato secondo gli orari dell'anno 1960, si sarebbe prodotto lo stesso PIL con ben 8 milioni di posti di lavoro in meno.</p> <p>Siamo ora in grado di spiegare l'evoluzione dell'occupazione durante l'ultimo mezzo secolo:</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/jpg/ROL_crescita.jpg" type="image/jpeg"> <img src="http://www.umanista.info/IMG/distant/jpg/ROL_crescita42e8.jpg" alt="Posti di lavoro creati" width='500' height='530' style='height:530px;width:500px;' /></a> <i>Numero di posti di lavoro creati dalla riduzione dell'orario e numero di posti di lavoro distrutti dalla «crescita» (in migliaia). <br />Fonte: Elaborazione su <a href='http://www.conference-board.org/economics/database.cfm' class='spip_out'>Base di dati dell'Università di Groningen</a></i> <br /> <br /> <br /> <br /></p> <p>Fra il 1960 e il 1979 l'economia italiana non ha creato nessun posto di lavoro: alla fine del 1979 il numero di posti di lavoro creato dalla riduzione dell'orario (che passo' da 2234 a 1733 ore annue) fu perfettamente bilanciata dalla distruzione di impieghi da parte della produttività. Da notare che il PIL crebbe comunque del... 141%!. L'occupazione crebbe fino al 1992, anno a partire dal quale una impennata della produttività distrusse più di un milione trecentomila posti di lavoro nel giro di tre anni. Grazie a un rallentamento della crescita della produttività l'occupazione superò il livello del '92 solo nel 2001.</p> <p>E' quindi la differenza nella crescita relativa della produttività («solo» +135% negli Stati Uniti) che spiega le diverse conseguenze sull'occupazione: un incremento di produttività più ridotto ha spinto le imprese ad assumere maggiormente e, in ultima analisi, a creare un maggior numero di posti di lavoro.</p> <hr class="spip" /> <p>Dieci anni fa Cesare Romiti dichiarava: «L'occupazione resta la priorità assoluta, ma l'unico modo per affrontarla in modo serio è attivare lo sviluppo»<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb6-1' class='spip_note' rel='footnote' title='Romiti: 35 ore? Un'assurdità, 25 gennaio 1998, La Repubblica' id='nh6-1'>1</a>]<!-- htmlB -->. Lo sviluppo si è già attivato da mezzo secolo, ma se l'occupazione è aumentata lo si deve interamente alla riduzione dell'orario di lavoro.</p> <p>Oltre che per recuperare quella gigantesca quota di ricchezza che è andata ai profitti negli ultimi decenni (si legga <a href='http://www.umanista.info/spip.php?article3' class='spip_in'>Crescita e occupazione: inganno sociale</a>), ridurre in modo equo l'orario di lavoro rimane l'unica opzione possibile per tornare a lavorare per vivere e non vivere per lavorare.</p></div> <hr /> <div class='rss_notes'><p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh6-1' id='nb6-1' class='spip_note' title='Note 6-1' rev='footnote'>1</a>] <!-- htmlB -->Romiti: 35 ore? Un'assurdità, 25 gennaio 1998, <i>La Repubblica</i></p></div> La questione retributiva http://www.umanista.info/spip.php?article4 http://www.umanista.info/spip.php?article4 2008-07-08T20:53:00Z text/html it Fra il 1986 e il 2006 in Germania, i salari netti sono aumentati di... 5 Euro [1], mentre in Francia, incalzato sul potere d'acquisto delle retribuzioni dai giornalisti durante una conferenza stampa, Nicolas Sarkozy non ha potuto evitare di confessare la sua totale impotenza [2]. In Italia le cose non vanno certo diversamente... Ultimo atto (incompiuto) del governo Prodi II è stata la questione retributiva. In periodo di rinnovo nonché di «riforma» dei contratti, un impulso inaspettato alla (...) - <a href="http://www.umanista.info/spip.php?rubrique3" rel="directory">Lavoro</a> <div class='rss_chapo'><p>Fra il 1986 e il 2006 in Germania, i salari netti sono aumentati di... 5 Euro<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb7-1' class='spip_note' rel='footnote' title='Der Netto-Lohn Skandal, 29 settembre 2007, Build' id='nh7-1'>1</a>]<!-- htmlB -->, mentre in Francia, incalzato sul potere d'acquisto delle retribuzioni dai giornalisti durante una conferenza stampa, Nicolas Sarkozy non ha potuto evitare di confessare la sua totale impotenza<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb7-2' class='spip_note' rel='footnote' title='Travailler plus (air connu), 9 gennaio 2008, Libération' id='nh7-2'>2</a>]<!-- htmlB -->. In Italia le cose non vanno certo diversamente...</p></div> <div class='rss_texte'><p>Ultimo atto (incompiuto) del governo Prodi II è stata la questione retributiva. In periodo di rinnovo nonché di «riforma» dei contratti, un impulso inaspettato alla discussione è stato dato dalla Banca d'Italia: prima con una dichiarazione dell'ottobre scorso<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb7-3' class='spip_note' rel='footnote' title='Draghi: ‘In Italia stipendi troppo bassi. Il reddito torni a crescere in (...)' id='nh7-3'>3</a>]<!-- htmlB -->, in cui Mario Draghi non esitava a giudicare “troppo basse” le retribuzioni in Italia e poi con l'indagine sui bilanci delle famiglie nel 2006 che evidenziava la sostanziale stagnazione dei salari reali dal 2000. Riassumendo i termini della questione, il discorso della Banca d'Italia e di Confindustria (ma anche di numerosi rappresentanti sindacali) si articola in due punti:</p> <ul class="spip"><li>le retribuzioni in Italia sono inferiori a quelle degli altri più importanti paesi industrializzati</li></ul> <ul class="spip"><li>dall'inizio degli anni 2000 (introduzione dell'euro), ma qualcuno si spinge anche fino al 1992 (abolizione della scala mobile) le retribuzioni sono rimaste invariate o, al più, hanno subito lievi aumenti in termini reali.</li></ul> <p>In entrambi i casi l'analisi “nazionale” del problema condiziona fortemente il ventaglio delle soluzioni possibili: così Romano Prodi (sostenuto a gran voce dalla Sinistra dell'ex Unione) poteva facilmente presentarsi come salvatore della Patria dichiarando, qualche giorno prima della caduta del suo governo, che il momento dello sviluppo era arrivato: grazie al cosiddetto «tesoretto», una consistente riduzione delle tasse sul lavoro dipendente avrebbe rinvigorito una dinamica salariale ormai quasi piatta. Insomma sembrano lontani i tempi in cui Carlo Azeglio Ciampi attaccava senza sosta gli eccessivi aumenti del costo del lavoro. Improvvisa presa di coscienza o sottile strategia politica?</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/jpg/Italia-2.jpg" type="image/jpeg"> <img src="http://www.umanista.info/IMG/distant/jpg/Italia-2jpg-cece.jpg" alt="Italia" width='500' height='507' style='height:507px;width:500px;' /> </a> <i>Fonte: base di dati dell'Unione Europea <a href='http://ec.europa.eu/economy_finance/indicators/annual_macro_economic_database/ameco_contents.htm' class='spip_out'>AMECO</a></i> <br /> <br /> <br /> <br /></p> <p>Benché siano presentate come capaci di evoluzione autonoma, le retribuzioni sono il frutto di un processo di ripartizione delle risorse: a seconda della forza contrattuale dei lavoratori rispetto a quella dei datori di lavoro, salari e stipendi possono catturare una più grande o più piccola parte di ricchezza. Ma procediamo con ordine. Prendendo come stima della ricchezza prodotta dal paese il <a href='http://it.wikipedia.org/wiki/Prodotto_Interno_Lordo' class='spip_glossaire'>Prodotto Interno Lordo</a> (<a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot8' name='mot8_0' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>PIL</span><span class="gl_js" title="Prodotto Interno Lordo<br />PIL"> </span><span class="gl_jst" title="Indicatore economico che misura la produzione totale di beni e servizi da parte delle unità produttive (imprese, amministrazioni pubbliche, ecc...) residenti in un paese nell'arco di un anno. Vengono considerati prodotti e servizi <i>finali</i> mentre vengono esclusi quelli <i>intermedi</i>. Per esempio si considera il pane (prodotto finale consumato), ma non la farina che serve a produrlo (prodotto intermedio) al fine di non contarla due volte."> </span></a>), è facile trovare l'andamento della percentuale di <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot8' name='mot8_1' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>PIL</span><span class="gl_js" title="Prodotto Interno Lordo<br />PIL"> </span><span class="gl_jst" title="Indicatore economico che misura la produzione totale di beni e servizi da parte delle unità produttive (imprese, amministrazioni pubbliche, ecc...) residenti in un paese nell'arco di un anno. Vengono considerati prodotti e servizi <i>finali</i> mentre vengono esclusi quelli <i>intermedi</i>. Per esempio si considera il pane (prodotto finale consumato), ma non la farina che serve a produrlo (prodotto intermedio) al fine di non contarla due volte."> </span></a> che viene assegnata ogni anno alle retribuzioni: semplificando, si può infatti considerare il <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot8' name='mot8_2' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>PIL</span><span class="gl_js" title="Prodotto Interno Lordo<br />PIL"> </span><span class="gl_jst" title="Indicatore economico che misura la produzione totale di beni e servizi da parte delle unità produttive (imprese, amministrazioni pubbliche, ecc...) residenti in un paese nell'arco di un anno. Vengono considerati prodotti e servizi <i>finali</i> mentre vengono esclusi quelli <i>intermedi</i>. Per esempio si considera il pane (prodotto finale consumato), ma non la farina che serve a produrlo (prodotto intermedio) al fine di non contarla due volte."> </span></a> come la ricchezza prodotta dal paese nell'arco di un anno. Tale ricchezza può essere destinata a tre diversi impieghi:</p> <ul class="spip"><li>alle retribuzioni dei lavoratori</li></ul> <ul class="spip"><li>ai profitti di imprese e imprenditori</li></ul> <ul class="spip"><li>agli investimenti al fine di aumentare la capacità produttiva e/o l'efficienza del paese</li></ul> <p>L'andamento della quota riservata alle retribuzioni è stupefacente: a fronte di una prima fase sostanzialmente stabile durante gli anni Sessanta, vi è un brusco aumento nella prima metà degli anni Settanta seguito da una riduzione regolare e ininterrotta dal 1975 fino al 2000. Segue poi una seconda fase stabile ad un valore inferiore di dieci punti rispetto alla prima. Ma c'è di più: lungi dall'essere un fenomeno esclusivamente italiano, la media dei paesi dell'Unione Europea mostra un andamento molto simile, mentre, per quanto riguarda gli Stati Uniti, non si tratta d'altro che di un'eccezione che conferma la regola: trascurando un'infima minoranza corrispondente alle retribuzioni più elevate<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb7-4' class='spip_note' rel='footnote' title='Where did the Productivity growth go?' id='nh7-4'>4</a>]<!-- htmlB -->, si ottiene esattamente lo stesso andamento.</p> <p>In soldoni: se per cento Euro (o Lire) di ricchezza prodotta i lavoratori italiani del 1975 ne percepivano 70 in termini di salari e stipendi, i lavoratori del 2007 ne hanno percepito solamente... 54. Dove sono finiti gli altri 16 Euro?</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/jpg/EU15.jpg" type="image/jpeg"> <img src="http://www.umanista.info/IMG/distant/jpg/EU15jpg-8b138b13.jpg" alt="Europa 15" width='500' height='505' style='height:505px;width:500px;' /> </a> <i>Fonte: base di dati dell'Unione Europea <a href='http://ec.europa.eu/economy_finance/indicators/annual_macro_economic_database/ameco_contents.htm' class='spip_out'>AMECO</a></i> <br /> <br /> <br /> <br /></p> <p>Argomento tabù “dimenticato” dai media, il fenomeno è ben noto agli organismi internazionali a tal punto che un documento della Banca dei Regolamenti Internazionali<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb7-5' class='spip_note' rel='footnote' title='The global upward trend in the profit share' id='nh7-5'>5</a>]<!-- htmlB --> del luglio 2007 prova, per la verità con scarso successo, ad analizzarne le cause. Le cause, proprio loro, le grandi assenti dal dibattito politico italiano: come spiegare un fenomeno che si può qualificare in tutta tranquillità come strutturale, in atto da più di trent'anni e in tutti i paesi cosiddetti avanzati? Se le spiegazioni basate sull'introduzione dell'euro o l'abolizione della scala mobile fondono come neve al sole, non vuol dire che spiegazione non vi sia: effetto collaterale del primo shock petrolifero del 1973, in realtà vi è un solo fenomeno presente in tutti i paesi per un arco di tempo così ampio: la disoccupazione.</p> <p>In effetti l'andamento della disoccupazione è esattamente simmetrico rispetto a quello della quota di <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot8' name='mot8_3' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>PIL</span><span class="gl_js" title="Prodotto Interno Lordo<br />PIL"> </span><span class="gl_jst" title="Indicatore economico che misura la produzione totale di beni e servizi da parte delle unità produttive (imprese, amministrazioni pubbliche, ecc...) residenti in un paese nell'arco di un anno. Vengono considerati prodotti e servizi <i>finali</i> mentre vengono esclusi quelli <i>intermedi</i>. Per esempio si considera il pane (prodotto finale consumato), ma non la farina che serve a produrlo (prodotto intermedio) al fine di non contarla due volte."> </span></a> assegnata alle retribuzioni: i periodi di aumento della prima hanno visto una corrispondente riduzione della quota di retribuzioni. Al contrario, ai periodo di ristagno o riduzione dei disoccupati corrispondono brusche frenate della riduzione dei salari. Non stupisce quindi affatto che J.C. Trichet<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb7-6' class='spip_note' rel='footnote' title='Governatore della Banca Centrale Europea (BCE)' id='nh7-6'>6</a>]<!-- htmlB -->, in una dichiarazione del febbraio scorso, parli di “una crescita salariale più vigorosa del previsto tenuto conto [...] delle condizioni tese del mercato del lavoro<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb7-7' class='spip_note' rel='footnote' title='BCE, rischi di rialzo prezzi, 14 febbraio 2008, La Stampa' id='nh7-7'>7</a>]<!-- htmlB -->”: tassi di disoccupazione in discesa come quelli dell'Italia (anche se si potrebbe discutere a lungo del modo in cui sono ottenuti) potrebbero prima o poi farsi sentire sui salari generando, secondo le analisi monetariste della Banca Centrale Europea un incremento del tasso di inflazione. Come si traduce l'effetto della disoccupazione sul livello delle retribuzioni? La riserva di mano d'opera permette semplicemente di non trasmettere su salari e stipendi gli aumenti di produttività. Quest'ultima infatti è la principale responsabile della crescita: dal 1960 al 2007 il <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot8' name='mot8_4' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>PIL</span><span class="gl_js" title="Prodotto Interno Lordo<br />PIL"> </span><span class="gl_jst" title="Indicatore economico che misura la produzione totale di beni e servizi da parte delle unità produttive (imprese, amministrazioni pubbliche, ecc...) residenti in un paese nell'arco di un anno. Vengono considerati prodotti e servizi <i>finali</i> mentre vengono esclusi quelli <i>intermedi</i>. Per esempio si considera il pane (prodotto finale consumato), ma non la farina che serve a produrlo (prodotto intermedio) al fine di non contarla due volte."> </span></a> italiano è aumentato del 304% in termini reali, la produttività del 241% mentre l'occupazione solamente del... 44%! (si legga <a href='http://www.umanista.info/spip.php?article3' class='spip_in'>Crescita e occupazione: inganno sociale</a>)</p> <p>Più semplicemente il gioco funziona così: supponiamo che in un anno il lavoratore medio che lavora 8 ore al giorno produca 100 Euro e ne riceva 70<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb7-8' class='spip_note' rel='footnote' title='Le cifre di questo esempio sono totalmente fittizie. Inoltre, per (...)' id='nh7-8'>8</a>]<!-- htmlB -->. Supponiamo ora che l'anno successivo la produttività del lavoro sia aumentata (ad esempio grazie al progresso tecnologico) e che quindi lo stesso lavoratore lavorando sempre 8 ore al giorno riesca a produrre 120 Euro (si dirà quindi che la produttività è aumentata del 20%). Ora, se al lavoratore viene concesso un aumento annuale inferiore al 20 per cento (per esempio il 10%, cioè 7 Euro), la quota di PIL (cioè di ricchezza prodotta) destinata alle retribuzioni è diminuita: si è passati dal 70% (70 Euro su 100 prodotti nel primo anno) al 64% (77 Euro su 120).</p> <p>E' quindi chiaro che quando Montezemolo dichiara che “dobbiamo far sì che anche il sistema contrattuale punti all'obiettivo della crescita e dell'incremento di produttività. Solo in questo modo possiamo garantire l'aumento dell'occupazione accanto all'incremento delle retribuzioni<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb7-9' class='spip_note' rel='footnote' title='Montezemolo: ‘Ora è allarme salari cambiamo i contratti senza governo', 29 (...)' id='nh7-9'>9</a>]<!-- htmlB -->” dice una evidente falsità, ma non improvvisa affatto: crescita e incremento di produttività, praticamente sinonimi, sono indispensabili alle imprese per mantenere il loro tasso di profitto, mentre se, per quanto riguarda l'occupazione vi è solo un tenue legame con la crescita, l'aumento di produttività degli ultimi trent'anni ha portato addirittura a una riduzione dei salari! Ecco allora che legare gli aumenti retributivi alla produttività, idea che pare in prima analisi piena di buon senso, non è altro che un metodo intelligente per far sì che le retribuzioni stagnino per lunghi anni ancora.</p> <p>Se aumentare la produttività rimane indiscutibilmente un obiettivo della collettività, questo deve comunque essere usato con uno scopo ben preciso: aumentare l'occupazione tramite la riduzione dell'orario di lavoro. Solo in questo modo si otterrebbe una più equa distribuzione della ricchezza prodotta. Nella direzione opposta va invece la proposta di Berlusconi di detassare gli straordinari<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb7-10' class='spip_note' rel='footnote' title='Montezemolo: ‘Bene Berlusconi sugli sgravi a straordinari e premi', 14 (...)' id='nh7-10'>10</a>]<!-- htmlB -->. Per quanto invece riguarda gli intenti del defunto governo Prodi, tagli di tasse o redistribuzioni di tesoretto non possono che finire nella stessa borsa, cioè quella dei profitti.</p> <p><a href ="http://www.umanista.info/IMG/gif/Profitti.gif" type="image/jpeg"> <img src="http://www.umanista.info/local/cache-vignettes/L385xH244/Profittigif-f584-27833.gif" alt="Profitti" width='385' height='244' style='height:244px;width:385px;' /> </a></p> <p>Quota di PIL destinata ai profitti (da destra Stati Uniti, Austria, Italia, Canada, Francia, Spagna, Germania e Giappone) <br /><i>Fonte:<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb7-6' class='spip_note' rel='footnote'>6</a>]<!-- htmlB --></i> <br /> <br /> <br /> <br /></p> <p>Non è infatti un semplice caso se il documento di cui sopra della BRI non parla di riduzione dei salari, ma di incremento dei profitti: contropartita della riduzione delle retribuzioni, l'incremento dei profitti è anch'esso una costante in molti paesi. Senza agire sui meccanismi di base del fenomeno quindi, è facile prevedere che entro qualche anno una riduzione delle tasse sulle prime verrà riassorbita dai secondi. Ovviamente, ciò non impediva a Prodi di annunciare: “sui salari, misure strutturali”<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb7-11' class='spip_note' rel='footnote' title='Prodi: ‘Così aiuterò le famiglie', 31 dicembre 2007, La Repubblica' id='nh7-11'>11</a>]<!-- htmlB -->...</p> <p>Senza dimenticare che una riduzione delle entrate non può far altro che danneggiare le fasce più povere della popolazione secondo un modello ormai consolidato: meno entrate più <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot4' name='mot4_5' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>deficit</span><span class="gl_js" title="Avanzo<br />Disavanzo<br />Deficit"> </span><span class="gl_jst" title="Si tratta di concetti legati alla contabilità (in particolare a quella delle amministrazioni pubbliche). Si parla di deficit (o disavanzo) nel caso vi sia una differenza negativa fra le entrate e le uscite, quindi quando le entrate sono inferiori alle spese. Nel caso contrario si parla di avanzo."> </span></a>, più <a href='http://www.umanista.info/spip.php?mot4' name='mot4_6' class='cs_glossaire'><span class='gl_mot'>deficit</span><span class="gl_js" title="Avanzo<br />Disavanzo<br />Deficit"> </span><span class="gl_jst" title="Si tratta di concetti legati alla contabilità (in particolare a quella delle amministrazioni pubbliche). Si parla di deficit (o disavanzo) nel caso vi sia una differenza negativa fra le entrate e le uscite, quindi quando le entrate sono inferiori alle spese. Nel caso contrario si parla di avanzo."> </span></a> più debito, più debito... meno spese: Mario Draghi non lo nasconde<!-- htmlA --> [<a href='http://www.umanista.info/#nb7-12' class='spip_note' rel='footnote' title='Tasse, la frenata di Draghi: tagli solo se cala la spesa, 20 gennaio 2008, (...)' id='nh7-12'>12</a>]<!-- htmlB -->, ma pare che gli anni Ottanta (si legga <a href='http://www.umanista.info/spip.php?article4' class='spip_in'>La questione retributiva</a>) non abbiano insegnato niente né alla «sinistra» né ai sindacati.</p></div> <hr /> <div class='rss_notes'><p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh7-1' id='nb7-1' class='spip_note' title='Note 7-1' rev='footnote'>1</a>] <!-- htmlB --><a href='http://www.bild.de/BTO/tipps-trends/geld-job/2007/09/24/loehne-netto-niedrig/deutschland-20-jahre,geo=2544044.html' class='spip_out'>Der Netto-Lohn Skandal</a>, 29 settembre 2007, <i>Build</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh7-2' id='nb7-2' class='spip_note' title='Note 7-2' rev='footnote'>2</a>] <!-- htmlB --><a href='http://www.liberation.fr/evenement/010171325-travailler-plus-air-connu' class='spip_out'>Travailler plus (air connu)</a>, 9 gennaio 2008, <i>Libération</i></p><p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh7-3' id='nb7-3' class='spip_note' title='Note 7-3' rev='footnote'>3</a>] <!-- htmlB --><a href='http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/economia/draghi-bankitalia/draghi-bankitalia/draghi-bankitalia.html' class='spip_out'>Draghi: ‘In Italia stipendi troppo bassi. Il reddito torni a crescere in modo stabile'</a>, 27 ottobre 2007, <i>La Repubblica</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh7-4' id='nb7-4' class='spip_note' title='Note 7-4' rev='footnote'>4</a>] <!-- htmlB --><a href='http://zfacts.com/metaPage/lib/gordon-Dew-Becker.pdf' class='spip_out'>Where did the Productivity growth go?</a></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh7-5' id='nb7-5' class='spip_note' title='Note 7-5' rev='footnote'>5</a>] <!-- htmlB --><a href='http://www.bis.org/publ/work231.pdf' class='spip_out'>The global upward trend in the profit share</a></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh7-6' id='nb7-6' class='spip_note' title='Note 7-6' rev='footnote'>6</a>] <!-- htmlB -->Governatore della Banca Centrale Europea (BCE)</p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh7-7' id='nb7-7' class='spip_note' title='Note 7-7' rev='footnote'>7</a>] <!-- htmlB --> <a href='http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200802articoli/30135girata.asp' class='spip_out'>BCE, rischi di rialzo prezzi</a>, 14 febbraio 2008, <i>La Stampa</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh7-8' id='nb7-8' class='spip_note' title='Note 7-8' rev='footnote'>8</a>] <!-- htmlB -->Le cifre di questo esempio sono totalmente fittizie. Inoltre, per semplicità, non si considera l'inflazione. Tutto ciò non intacca la veridicità dei concetti espressi.</p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh7-9' id='nb7-9' class='spip_note' title='Note 7-9' rev='footnote'>9</a>] <!-- htmlB -->Montezemolo: ‘Ora è allarme salari cambiamo i contratti senza governo', 29 gennaio 2008, <i>La Repubblica</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh7-10' id='nb7-10' class='spip_note' title='Note 7-10' rev='footnote'>10</a>] <!-- htmlB -->Montezemolo: ‘Bene Berlusconi sugli sgravi a straordinari e premi', 14 febbraio 2008, <i>La Repubblica</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh7-11' id='nb7-11' class='spip_note' title='Note 7-11' rev='footnote'>11</a>] <!-- htmlB -->Prodi: ‘Così aiuterò le famiglie', 31 dicembre 2007, <i>La Repubblica</i></p> <p><!-- htmlA -->[<a href='http://www.umanista.info/#nh7-12' id='nb7-12' class='spip_note' title='Note 7-12' rev='footnote'>12</a>] <!-- htmlB -->Tasse, la frenata di Draghi: tagli solo se cala la spesa, 20 gennaio 2008, <i>La Repubblica</i></p></div>